Animali
Lumaca cono: la chiocciola che caccia i pesci con l'insulina
Conus geographus è una delle creature più velenose del mare. Per catturare pesci veloci usa un'arma chimica raffinatissima: una nube di insulina che manda le prede in shock ipoglicemico.

Sembra solo una bella conchiglia da collezione, di quelle che si raccolgono in spiaggia e si mettono sulla mensola. Ma Conus geographus, la lumaca cono geografica, è uno degli animali più letali degli oceani tropicali: il suo veleno ha ucciso esseri umani, e per questo i sub esperti la maneggiano con estrema cautela, se proprio devono. Eppure la storia più affascinante non è quella della sua pericolosità, ma del modo ingegnoso, quasi diabolico, con cui caccia.
Una cacciatrice lenta che insegue pesci veloci
Il problema di una lumaca cono è evidente: è lentissima, e le sue prede preferite sono i pesci, animali rapidi e scattanti. Come fa una chiocciola a catturare un pesce? La risposta è una delle strategie predatorie più sofisticate del regno animale, descritta dai ricercatori come una vera e propria guerra chimica.
Alcune specie, tra cui C. geographus, praticano la cosiddetta tecnica della "rete": estendono un enorme imbuto carnoso, il rostro, e rilasciano nell'acqua una nube di sostanze. Tra queste c'è una molecola sorprendente: una forma di insulina, l'ormone che regola gli zuccheri nel sangue. I pesci che nuotano nella nube assorbono questa insulina dalle branchie e vanno in shock ipoglicemico: il loro zucchero ematico crolla, perdono energia e capacità di nuotare, intorpidendosi. A quel punto la lumaca, comodamente, li inghiotte e poi li arpiona.
L'insulina come arma: una scoperta del 2015
Questa "insulina d'attacco" è stata identificata nel 2015 da un gruppo guidato da Helena Safavi-Hemami all'Università dello Utah, in uno studio pubblicato sulla rivista PNAS. I ricercatori scoprirono che l'insulina prodotta da Conus geographus non assomiglia a quella della lumaca stessa, ma è stata "modellata" dall'evoluzione per agire al meglio sui pesci: è di fatto la più piccola insulina conosciuta. È il primo caso documentato di un animale che usa un ormone come arma chimica a distanza.
L'arpione e le conotossine
Dopo aver stordito la preda, la lumaca usa un dente modificato a forma di arpione, lanciato come una freccia, per iniettare il colpo di grazia: un cocktail di conotossine. Ogni specie di Conus — se ne contano centinaia — produce decine o centinaia di queste piccole proteine, ciascuna capace di bloccare con precisione chirurgica un particolare canale o recettore del sistema nervoso. Il risultato è una paralisi pressoché istantanea. È questa raffinatezza farmacologica, più della quantità, a rendere il veleno così efficace.
Dal veleno alla medicina
Proprio questa precisione ha attirato l'attenzione della farmacologia. Una conotossina della specie Conus magus è diventata un farmaco approvato: lo ziconotide, commercializzato come Prialt, un potente antidolorifico per dolori cronici gravissimi che non rispondono alla morfina. Agisce bloccando specifici canali del calcio coinvolti nella trasmissione del dolore, e non dà assuefazione come gli oppioidi. È un esempio perfetto di come la natura, anche nelle sue forme più temibili, sia una farmacia ancora in gran parte da esplorare.
Pericolosa per l'uomo, ma non aggressiva
Il veleno di Conus geographus è abbastanza potente da uccidere un essere umano adulto, e non esiste un antidoto specifico: in inglese la specie è soprannominata cigarette snail, con macabra ironia, perché secondo la leggenda chi viene punto avrebbe il tempo di fumarsi un'ultima sigaretta. La realtà è meno teatrale ma seria: la puntura può causare paralisi e arresto respiratorio, e richiede assistenza medica immediata. Gli incidenti, però, sono rarissimi, perché l'animale non è affatto aggressivo: punge solo se maneggiato. La regola, in mare, è semplice e vale per moltissime creature: ammirare senza toccare.
Esistono oltre settecento specie di lumache cono, ciascuna con un proprio repertorio di tossine: gli scienziati stimano che il genere Conus nel suo insieme produca decine di migliaia di composti diversi, una biblioteca chimica sterminata. Solo una piccola frazione è stata studiata, e ogni nuova specie analizzata può nascondere molecole utili per la ricerca su dolore, epilessia o malattie neurologiche.
Vale la pena soffermarsi sull'arpione, perché è un capolavoro di ingegneria biologica. Non è un pungiglione fisso, ma un dente cavo e usa-e-getta, modificato nel corso dell'evoluzione, che la lumaca conserva in una sacca e carica come una freccia in una balestra. Quando la preda è a tiro, il dente viene scagliato attraverso la proboscide, trafigge la vittima e vi inietta il veleno; dopo l'uso viene scartato e sostituito. Alcune specie possono "ricaricare" rapidamente, sparando un dardo dopo l'altro. È un meccanismo unico nel regno animale, a metà tra una siringa e un arpione di precisione.
Le lumache cono ci insegnano una lezione preziosa: la potenza, in natura, non è quasi mai forza bruta. Una chiocciola lenta e indifesa è diventata una delle predatrici più temibili del reef grazie alla chimica, all'evoluzione e a una sorprendente capacità di "hackerare" la fisiologia delle proprie prede. E nel farlo, senza saperlo, ci ha regalato nuove medicine.
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