Animali
Tuatara: il fossile vivente con un terzo occhio sulla testa
Non è una lucertola: il tuatara della Nuova Zelanda è l'unico sopravvissuto di un ordine di rettili dell'era dei dinosauri, con un occhio parietale e una vita lunga oltre un secolo.

Assomiglia a una lucertola robusta con una cresta di spine sul dorso, ma il tuatara non è affatto una lucertola: è l'unico sopravvissuto di un intero ordine di rettili che prosperava ai tempi dei dinosauri e che si è poi estinto ovunque, tranne in Nuova Zelanda. Per questo viene chiamato "fossile vivente". Il suo nome scientifico è Sphenodon punctatus, e i biologi lo studiano come una finestra aperta su un mondo scomparso: un animale che possiede un terzo occhio sulla testa, una longevità eccezionale e un genoma tra i più grandi del regno dei vertebrati.
L'ultimo della sua stirpe
Il tuatara è l'unica specie vivente dell'ordine dei Rincocefali (Rhynchocephalia), un gruppo di rettili che fiorì durante il Mesozoico, oltre 200 milioni di anni fa, accanto ai primi dinosauri. Tutti i suoi parenti si estinsero circa 60 milioni di anni fa, lasciando il solo tuatara a portare avanti una linea evolutiva antichissima. Le analisi genetiche, riassunte nello studio sul genoma pubblicato su Nature nel 2020, indicano che la sua linea si separò da quella di serpenti e lucertole circa 240 milioni di anni fa. È quindi più corretto considerarlo un cugino lontanissimo delle lucertole, non un loro membro.
Quel lavoro, frutto di un team internazionale che ha collaborato con la tribù Māori Ngātiwai, custode tradizionale dell'animale, ha rivelato un genoma sorprendente: circa 5 miliardi di basi di DNA, il 67 per cento più grande di quello umano, con caratteristiche definite "primitive" che conservano tratti dei primi amnioti. Come spiega il portale specializzato Sci-News, il sequenziamento ha messo in luce un insieme insolito di geni per la riparazione del DNA, possibile chiave della straordinaria longevità della specie.
Il terzo occhio sulla fronte
La caratteristica più celebre del tuatara è l'occhio parietale, una piccola struttura sensibile alla luce posta sulla sommità del cranio, ben visibile nei piccoli appena nati prima che venga ricoperta da scaglie. Non si tratta di una semplice macchia: questo "terzo occhio" possiede una sua lente, una retina rudimentale e una connessione nervosa con il cervello. Non forma immagini, ma percepisce l'intensità della luce e aiuta a regolare i ritmi circadiani e i cicli ormonali stagionali dell'animale, una sorta di orologio biologico esterno. Strutture simili esistono in altri rettili e anfibi, ma nel tuatara sono particolarmente sviluppate.
Lento, freddo e longevo
Il tuatara vive a un ritmo che sembra appartenere a un'altra epoca. Predilige temperature corporee basse, intorno agli 11-16 °C, le più fredde tra tutti i rettili, e resta attivo anche di notte in climi che farebbero entrare in letargo molte altre specie. Il suo metabolismo lentissimo si riflette in una crescita prolungata e in una vita molto lunga: in natura supera facilmente i 60 anni, e in cattività può raggiungere e oltrepassare il secolo. Un celebre esemplare di nome Henry, ospite di un museo neozelandese, è diventato padre a oltre cento anni di età.
Anche la dentatura è unica: il tuatara non ha denti separati e ricambiabili, ma proiezioni ossee della mascella disposte in una singola fila inferiore che si incastra tra due file superiori, un meccanismo a forbice che non ha eguali tra i vertebrati viventi. Il sesso dei piccoli, infine, dipende dalla temperatura di incubazione delle uova, un sistema che rende la specie particolarmente vulnerabile al riscaldamento globale.
Sopravvissuto, ma fragile
Un tempo diffuso su tutto il territorio neozelandese, il tuatara è scomparso dalle isole principali dopo l'arrivo dei ratti introdotti dall'uomo, che ne divorano uova e piccoli. Oggi sopravvive soprattutto su isole minori prive di predatori e in santuari recintati, dove programmi di conservazione e reintroduzione stanno lentamente riportando la specie in aree da cui era sparita. Come documenta la ampia letteratura disponibile sulla specie, proteggere il tuatara significa custodire molto più di un singolo animale: è l'ultimo testimone vivente di un capitolo dell'evoluzione che, altrove, si è chiuso milioni di anni fa.
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