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Indicatore golanera: l'uccello che guida l'uomo al miele

In Africa un uccello selvatico collabora con i cacciatori di miele: li conduce ai nidi di api e in cambio mangia la cera. E impara perfino i loro richiami.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Un indicatore golanera (Indicator indicator) appollaiato su un ramo nella savana africana
Un indicatore golanera (Indicator indicator) appollaiato su un ramo nella savana africana

In alcune savane dell'Africa esiste un uccello selvatico che collabora attivamente con l'uomo, e lo fa per un tornaconto preciso: la cera d'api. È l'indicatore golanera (Indicator indicator), noto in inglese come greater honeyguide, "grande guida del miele". Questo piccolo uccello conosce la posizione dei nidi di api selvatiche ma non sa aprirli; gli esseri umani, al contrario, hanno fuoco e strumenti per domare le api ma non sanno dove cercare. Così, da migliaia di anni, le due specie si sono messe d'accordo: l'uccello guida i cacciatori di miele fino all'alveare, e in cambio si nutre della cera che resta dopo il raccolto.

Una collaborazione tra specie selvatiche e umane

Il rapporto tra l'indicatore golanera e i cacciatori di miele è uno dei rarissimi casi documentati di mutualismo tra l'uomo e un animale selvatico, cioè non addomesticato. Quando individua un cacciatore, l'uccello si avvicina emettendo un richiamo insistente e svolazzando di ramo in ramo nella direzione del nido, fermandosi ad aspettare che gli umani lo seguano. Una volta raggiunto l'alveare, le persone affumicano le api, aprono il tronco e prelevano il miele, lasciando esposti i favi di cera di cui il volatile è ghiotto. Come spiega il profilo enciclopedico della specie, l'indicatore è uno dei pochissimi uccelli capaci di digerire la cera grazie a particolari batteri intestinali.

Favi e cera d'api di un alveare selvatico, la ricompensa che l'indicatore golanera ottiene collaborando con l'uomo
La cera d'api dei favi: l'alimento di cui l'indicatore golanera va ghiotto. Foto: Ion Ceban / Pexels.

Quando l'uomo "parla" all'uccello

La parte più sorprendente è che la comunicazione funziona in entrambe le direzioni. I cacciatori di miele del popolo Yao, nella Riserva Nazionale del Niassa in Mozambico, usano uno speciale richiamo per segnalare agli uccelli la loro intenzione di andare a caccia: un trillo sonoro seguito da un grugnito, trascrivibile come "brrr-hm". Uno studio guidato dalla biologa Claire Spottiswoode e pubblicato su Science nel 2016 ha dimostrato che questo segnale specifico aumenta in modo netto le probabilità di attirare un indicatore e di trovare effettivamente il miele, rispetto ad altri suoni o al silenzio. Gli uccelli, in altre parole, attribuiscono un significato preciso a quel richiamo e rispondono di conseguenza.

La ricerca, condotta in collaborazione con l'Università di Cambridge, ha misurato il fenomeno sul campo: come riportato dall'ateneo britannico, il richiamo "brrr-hm" faceva salire la probabilità di essere guidati con successo dal 33 al 66 per cento circa. Un risultato che mostra come l'uccello e il cacciatore condividano davvero un linguaggio funzionale, costruito attorno a un obiettivo comune.

Dialetti diversi per culture diverse

Ancora più affascinante è ciò che è emerso da uno studio successivo, sempre coordinato da Spottiswoode insieme all'antropologo Brian Wood. Confrontando i cacciatori Yao del Mozambico con quelli del popolo Hadza della Tanzania, i ricercatori hanno scoperto che ogni cultura usa un segnale diverso: i primi il loro "brrr-hm", i secondi un fischio melodico. E gli indicatori di ciascuna regione rispondono meglio al richiamo locale, quello con cui sono cresciuti. Come riassume l'American Association for the Advancement of Science, è la prova di una vera e propria coevoluzione culturale tra esseri umani e uccelli selvatici: i volatili imparano i "dialetti" delle comunità con cui vivono.

Paesaggio di savana africana con alberi di acacia, l'ambiente in cui avviene la caccia al miele guidata dagli uccelli
La savana africana, teatro della collaborazione tra cacciatori di miele e indicatori. Foto: Natalia Msungu / Pexels.

Un parassita di nidi dal becco affilato

Dietro questo simpatico aiutante si nasconde però una biologia spietata. L'indicatore golanera è anche un parassita di covata: la femmina depone le uova nei nidi di altri uccelli, soprattutto gruccioni e barbetti. Appena nato, il pulcino è dotato di un uncino sulla punta del becco con cui uccide i pulcini ospiti, eliminando la concorrenza per il cibo dei genitori adottivi. Un comportamento brutale che convive, nello stesso animale, con la straordinaria capacità di cooperare con una specie completamente diversa come la nostra.

Un'alleanza antichissima, oggi a rischio

Gli studiosi ritengono che questa partnership sia molto antica, forse precedente alla comparsa dell'agricoltura, e che possa affondare le radici nei rapporti tra gli uccelli e i nostri antenati cacciatori-raccoglitori, o addirittura tra gli indicatori e altri animali amanti del miele. Oggi, però, il legame si sta indebolendo: dove il miele si compra al mercato e la caccia tradizionale scompare, anche gli uccelli smettono di guidare gli uomini, e con loro va perduto un sapere antichissimo. La storia dell'indicatore golanera ci ricorda che la cooperazione, in natura, non è un'esclusiva degli esseri umani, e che a volte basta condividere un obiettivo per imparare a capirsi, anche tra specie diverse.

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