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Albatro urlatore: l'uccello che vola migliaia di km senza battere le ali

Con un'apertura alare fino a 3,5 metri, Diomedea exulans sfrutta il gradiente del vento sul mare per planare a costo quasi zero: la tecnica del volo dinamico.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Albatro urlatore in volo sopra l'oceano al largo della Tasmania con le grandi ali distese
Albatro urlatore in volo sopra l'oceano al largo della Tasmania con le grandi ali distese

Esiste un uccello che può volare per giorni interi, percorrere migliaia di chilometri sopra gli oceani più tempestosi del pianeta e farlo senza quasi mai battere le ali. È l'albatro urlatore (Diomedea exulans), il più grande uccello volante esistente, con un'apertura alare che può raggiungere i 3,5 metri, la più ampia di qualsiasi specie vivente. Ma il vero prodigio non sono le dimensioni: è il modo in cui sfrutta il vento per spostarsi quasi a costo zero, attraverso una tecnica che gli ingegneri studiano per progettare droni e alianti.

Questa tecnica si chiama volo dinamico (in inglese dynamic soaring), ed è uno dei trucchi più eleganti che l'evoluzione abbia inventato per sconfiggere la gravità sfruttando l'energia gratuita dell'atmosfera.

Il segreto: rubare energia al vento

Sopra la superficie del mare, il vento non soffia in modo uniforme: rallenta vicino alle onde, per l'attrito con l'acqua, e accelera salendo di quota. Questa differenza di velocità, detta gradiente di vento, è il carburante dell'albatro. L'uccello compie un ciclo continuo in quattro fasi, descritto con precisione in uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Biology: una salita controvento, una virata in alto, una discesa sottovento e una virata in basso, ripetute all'infinito. A ogni ciclo l'animale "guadagna" energia cinetica passando da uno strato d'aria lento a uno veloce, esattamente come un surfista che sfrutta la spinta dell'onda.

Il risultato è impressionante: l'albatro può mantenere velocità di crociera elevate consumando pochissimo. Ricerche basate su sensori applicati agli animali hanno mostrato che la sua frequenza cardiaca in volo planato è vicina a quella che ha quando riposa sul nido. Volare, per lui, costa quasi quanto stare fermo.

Albatro urlatore plana basso sull'acqua con le lunghe ali rigide distese
Le ali lunghe e strette dell'albatro urlatore sono ottimizzate per planare, non per battere. Foto: JJ Harrison / Wikimedia Commons.

Ali fatte per planare, non per sbattere

La morfologia dell'albatro è interamente al servizio di questa strategia. Le sue ali sono lunghissime e strettissime, un disegno aerodinamico ad alto "allungamento" che riduce al minimo la resistenza indotta, lo stesso principio usato negli alianti da competizione. Un tendine speciale, inoltre, gli permette di bloccare le ali in posizione distesa senza sforzo muscolare: una volta aperte, restano ferme come quelle di un aliante, e i muscoli del petto possono riposare per ore.

Questo spiega perché l'albatro, paradossalmente, fatica molto di più a decollare e a volare nelle giornate di bonaccia che durante le tempeste. Senza vento, non ha da dove "rubare" energia, ed è costretto a un faticoso battito d'ali o a restare posato sull'acqua in attesa che la brezza torni a soffiare.

Viaggiatori instancabili degli oceani australi

Grazie al volo dinamico, l'albatro urlatore percorre distanze che lasciano senza fiato. Le ricerche di tracciamento satellitare condotte dal biologo Henri Weimerskirch, descritte tra l'altro su Movement Ecology, hanno documentato individui capaci di coprire oltre mille chilometri al giorno e di compiere il periplo dell'intero Oceano Antartico in poche settimane. Uno studio pionieristico apparso su Science già negli anni Duemila utilizzava i primi GPS per ricostruire le rotte di foraggiamento di questi animali, che durante la cova partono dalle isole subantartiche per battute di pesca lunghe migliaia di chilometri.

Un albatro urlatore può vivere oltre cinquant'anni e, secondo le stime degli ornitologi, nell'arco della sua esistenza vola per una distanza equivalente a diversi viaggi andata e ritorno verso la Luna. Si riproduce molto lentamente, depone un solo uovo ogni due anni, ed è proprio questa lentezza riproduttiva a renderlo vulnerabile.

Un gigante minacciato

Nonostante la sua maestria, l'albatro urlatore è oggi classificato come specie vulnerabile. La minaccia principale arriva dalla pesca con palangari: gli uccelli si tuffano sugli ami innescati dei pescherecci e finiscono per annegare a migliaia ogni anno. Le organizzazioni come BirdLife International promuovono accorgimenti tecnici, come gli ami appesantiti e i nastri spaventa-uccelli, che hanno ridotto drasticamente le catture accidentali dove vengono applicati.

L'albatro urlatore resta così un simbolo doppio: da un lato il trionfo dell'ingegneria evolutiva, l'animale che ha trasformato il vento in un motore perpetuo; dall'altro la fragilità di un gigante che, per planare sugli oceani come fa da milioni di anni, ha bisogno che impariamo a pescare senza ucciderlo.

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