Astronomia
Dragonfly: il drone nucleare della NASA che volerà su Titano
Un octocottero grande come un'auto esplorerà la più grande luna di Saturno: lancio nel 2028, arrivo nel 2034, per cercare i mattoni della vita tra dune e laghi di metano.

Per la prima volta nella storia, un veicolo della NASA non si limiterà a posarsi su un altro mondo: ci volerà sopra. Si chiama Dragonfly ed è un drone a propulsione nucleare grande come un'automobile, progettato per spiccare il volo nell'atmosfera di Titano, la più grande luna di Saturno. Dopo aver superato nel 2025 la revisione critica del progetto, all'inizio del 2026 la missione è entrata nella fase di integrazione e collaudo, con il lancio fissato per luglio 2028.
Un octocottero nucleare verso Saturno
Dragonfly è un rotorcraft a otto eliche, un vero e proprio octocottero, alimentato da un generatore termoelettrico a radioisotopi (lo stesso tipo di "batteria nucleare" usato dai rover marziani Curiosity e Perseverance). La luce solare che raggiunge Titano è infatti circa cento volte più debole di quella terrestre, troppo flebile per i pannelli solari. La missione è guidata dal Johns Hopkins Applied Physics Laboratory (APL) di Laurel, nel Maryland, con la planetologa Elizabeth "Zibi" Turtle come responsabile scientifica. La conferma ufficiale della NASA è arrivata nell'aprile 2024, con un budget complessivo di circa 3,35 miliardi di dollari.
Perché proprio Titano
Titano è un mondo unico nel Sistema Solare. Con un diametro di circa 5.150 chilometri è più grande del pianeta Mercurio, ed è l'unica luna a possedere un'atmosfera densa, composta per oltre il 95% di azoto, con una pressione al suolo circa una volta e mezza quella terrestre. Sulla sua superficie, a una temperatura di circa –179 °C, scorre un ciclo "idrologico" basato non sull'acqua ma sul metano: piogge, fiumi e veri e propri laghi e mari di metano ed etano liquidi, come documentato per anni dalla sonda Cassini-Huygens. Sotto la crosta ghiacciata, inoltre, si nasconde con ogni probabilità un oceano di acqua liquida.
Questa combinazione fa di Titano un laboratorio naturale di chimica prebiotica: un luogo dove studiare i mattoni organici che, su una Terra primordiale, potrebbero aver preceduto la vita. È esattamente l'obiettivo scientifico di Dragonfly, come spiega la pagina ufficiale della missione: cercare e analizzare molecole organiche complesse e valutare l'abitabilità di questo mondo lontano.
Per farlo Dragonfly porta con sé un piccolo laboratorio. A bordo ci sono uno spettrometro di massa per analizzare la composizione chimica dei campioni raccolti dal suolo, uno spettrometro a raggi gamma e neutroni per studiare la composizione del terreno sotto il veicolo, un set di telecamere per la navigazione e la geologia, e una suite di sensori meteorologici e geofisici, compreso un sismometro per "ascoltare" l'interno della luna. Ogni nuovo sito visitato sarà come una tappa di un viaggio di esplorazione sul campo.
Saltare di duna in duna
L'atmosfera densa e la bassa gravità di Titano (circa un settimo di quella terrestre) rendono il volo molto più facile che sulla Terra: bastano eliche relativamente piccole per sollevare il veicolo. Dragonfly sfrutterà questo vantaggio per spostarsi a "balzi" di alcuni chilometri ciascuno, atterrando in siti diversi per campionarli. Il punto di arrivo previsto è la regione delle dune di Shangri-La, vicino al cratere da impatto Selk, una zona in cui il materiale organico della superficie potrebbe essersi mescolato con acqua liquida dopo l'impatto. Nel corso della missione il drone dovrebbe percorrere complessivamente oltre 170 chilometri, molto più della distanza totale coperta da qualsiasi rover marziano.
Dragonfly non parte da zero: raccoglie l'eredità della sonda europea Huygens, che il 14 gennaio 2005 si posò sulla superficie di Titano dopo essere stata rilasciata da Cassini, regalando le prime e uniche immagini dal suolo di una luna del Sistema Solare esterno. Quelle fotografie mostrarono ciottoli arrotondati dall'erosione e canali simili a letti di fiume, prova che su Titano qualcosa scorre. Vent'anni dopo, Dragonfly trasformerà quell'istantanea in un'esplorazione mobile e prolungata.
Una lunga attesa fino al 2034
Il viaggio sarà lungo. Il lancio è programmato a bordo di un razzo SpaceX Falcon Heavy dal Kennedy Space Center, con una finestra che si apre il 5 luglio 2028. L'arrivo su Titano è atteso intorno al 2034: oltre sei anni di crociera interplanetaria. Nel frattempo i tecnici dell'APL stanno collaudando i singoli sistemi: hanno testato le eliche in condizioni simili a quelle di Titano, sganciato un paracadute a grandezza naturale nel deserto dell'Arizona e assemblato la struttura principale del lander, come documentato negli aggiornamenti di sviluppo della NASA.
Se tutto andrà secondo i piani, all'inizio degli anni Trenta il rombo delle eliche di Dragonfly diventerà il primo suono artificiale a risuonare nei cieli aranciati di Titano. Sarà il primo velivolo a compiere un volo controllato e a propulsione nell'atmosfera di una luna, un traguardo paragonabile a quello dell'elicottero Ingenuity su Marte, ma su un mondo molto più alieno e lontano. Maggiori dettagli tecnici sono raccolti anche nella voce enciclopedica Dragonfly.
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