Astronomia
BepiColombo: il 21 novembre 2026 la sonda ESA-JAXA arriva su Mercurio
Dopo otto anni e nove miliardi di chilometri, la missione dedicata allo scienziato italiano Bepi Colombo entrerà in orbita attorno al pianeta più interno.

Dopo otto anni di viaggio e quasi nove miliardi di chilometri percorsi, la missione europea-giapponese BepiColombo sta per concludere uno dei tragitti più tortuosi mai progettati: il 21 novembre 2026 entrerà finalmente in orbita attorno a Mercurio, il pianeta più interno e meno esplorato del Sistema Solare. Sarà solo la terza sonda nella storia a raggiungerlo, e la prima frutto della collaborazione tra l'ESA, l'Agenzia Spaziale Europea, e la JAXA giapponese.
Una missione con un nome italiano
La missione è dedicata a Giuseppe "Bepi" Colombo (1920-1984), matematico e ingegnere dell'Università di Padova. Fu lui, negli anni Sessanta, a spiegare la curiosa rotazione di Mercurio — che compie tre rotazioni su sé stesso ogni due orbite attorno al Sole — e a ideare la tecnica della "fionda gravitazionale" che permise alla sonda americana Mariner 10 di sorvolare il pianeta più volte. Senza le sue intuizioni, esplorare Mercurio sarebbe stato molto più difficile e costoso. Battezzare la missione con il suo soprannome è stato un omaggio raro a uno scienziato italiano.
Mercurio, del resto, è un mondo che mette alla prova qualsiasi ingegneria. Orbita a circa 58 milioni di chilometri dal Sole, immerso in una radiazione e in un calore estremi, con temperature superficiali che superano i 400 °C. Avvicinarlo significa combattere costantemente l'enorme attrazione della nostra stella, che tende a "risucchiare" qualsiasi veicolo verso di sé. Per questo, paradossalmente, andare verso Mercurio richiede più energia che andare su Marte.
Un viaggio di otto anni a zig-zag
BepiColombo è decollata il 20 ottobre 2018 da Kourou, nella Guyana francese, a bordo di un razzo Ariane 5. Da allora non ha puntato dritta verso la meta: per frenare e farsi catturare dalla gravità del pianeta, ha dovuto compiere una lunga serie di manovre di assistenza gravitazionale. Come documenta la pagina ufficiale della missione BepiColombo dell'ESA, la sonda ha effettuato un sorvolo della Terra, due di Venere e ben sei ravvicinati dello stesso Mercurio, sfruttando la spinta dei suoi motori a propulsione elettrica solare tra un passaggio e l'altro.
Il calendario, però, ha subìto uno slittamento. Nel settembre 2024, prima del quarto sorvolo, i tecnici hanno scoperto un problema ai propulsori che riduceva la spinta disponibile. Il team di dinamica di volo dell'ESA ha allora ricalcolato l'intera traiettoria, facendo passare la sonda ancora più vicino alla superficie del pianeta per recuperare l'energia mancante. Il risultato è stato il rinvio dell'inserimento in orbita dalla fine del 2025 al novembre 2026, ma con la missione scientifica salvata in tutti i suoi obiettivi.
Due sonde in una
BepiColombo non è un veicolo solo: è una coppia di orbiter trasportati fino a destinazione da un modulo di trasferimento. Una volta arrivati, si separeranno e prenderanno strade diverse. Il Mercury Planetary Orbiter (MPO), costruito dall'ESA e dotato di undici strumenti scientifici, studierà la superficie e l'interno del pianeta da un'orbita ravvicinata. Il Mio (Mercury Magnetospheric Orbiter), realizzato dalla JAXA, si concentrerà invece sul campo magnetico e sull'ambiente di particelle attorno a Mercurio, su un'orbita più ampia. Lavorando insieme, offriranno per la prima volta una visione "stereoscopica" del pianeta e del suo spazio circostante.
Le domande aperte su un pianeta di ferro
Perché spendere quasi un decennio per raggiungere un piccolo mondo roccioso? Perché Mercurio è un rompicapo. È sproporzionalmente il pianeta più "metallico" del Sistema Solare: il suo nucleo di ferro occupa gran parte del raggio, una caratteristica che nessuna teoria spiega del tutto. Gli scienziati vogliono capire come si sia formato un corpo così denso, perché — unico tra i pianeti rocciosi interni oltre alla Terra — possieda un campo magnetico globale, e che cosa si nasconda nelle ombre perenni dei suoi crateri polari, dove i dati della precedente missione NASA MESSENGER (in orbita dal 2011 al 2015) hanno rivelato la presenza di ghiaccio d'acqua nonostante la vicinanza al Sole.
Già durante i sorvoli, peraltro, la sonda ha iniziato a inviare immagini sorprendenti. In uno dei suoi resoconti, l'ESA ha mostrato come BepiColombo riveli Mercurio sotto una nuova luce, fotografando crateri appena nominati e distese di lava antica che raccontano un passato geologico tutt'altro che immobile.
Cosa aspettarsi dal 2026
Dopo l'inserimento in orbita del 21 novembre 2026, la missione scientifica vera e propria durerà almeno un anno, con la possibilità di un'estensione di un altro anno. Per gli appassionati italiani, c'è un motivo in più per seguirla: oltre al nome di Bepi Colombo, l'Italia partecipa con strumenti, contributi tecnologici e team di ricerca di primo piano. Quando i due orbiter cominceranno a inviare dati dalla loro postazione attorno al pianeta più sfuggente del Sistema Solare, avremo finalmente l'occasione di rispondere a domande rimaste aperte da mezzo secolo, da quando Mariner 10 ci mostrò per la prima volta, di sfuggita, il volto grigio e craterizzato di Mercurio.
L'impronta italiana e i primi assaggi
Per l'Italia BepiColombo è una missione di casa, non solo per il nome. L'industria e la ricerca nazionali, coordinate dall'Agenzia Spaziale Italiana, hanno contribuito con strumenti di primo piano a bordo del Mercury Planetary Orbiter, tra cui sistemi di telecamere e spettrometri e un accelerometro di altissima precisione, mentre l'INAF e diverse università partecipano ai team scientifici. È un investimento di competenze che frutterà dati per anni.
Anche durante il lungo viaggio la sonda non è rimasta inattiva: i sei sorvoli ravvicinati di Mercurio hanno già permesso di scattare immagini di crateri e pianure laviche e di "annusare" l'ambiente magnetico del pianeta, fornendo un assaggio della scienza che verrà. Quando, dal novembre 2026, i due orbiter cominceranno a lavorare a regime, gli astronomi potranno finalmente costruire la mappa più completa mai realizzata del pianeta più vicino al Sole.
Una buona curiosità ogni mattina
Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.
Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.



