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Astronomia

Lucy: la sonda NASA che esplora i fossili del Sistema Solare

Dopo il sorvolo dell'asteroide Donaldjohanson nell'aprile 2025, la missione NASA Lucy punta ai misteriosi asteroidi troiani di Giove.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Il razzo Atlas V con la sonda NASA Lucy al decollo da Cape Canaveral
Il razzo Atlas V con la sonda NASA Lucy al decollo da Cape Canaveral

Si chiama Lucy come il celebre fossile di Australopithecus scoperto in Etiopia nel 1974, e non è un caso: la sonda della NASA è andata a caccia di "fossili" del Sistema Solare, corpi rimasti pressoché immutati dall'epoca in cui i pianeti si stavano formando. Il 20 aprile 2025 ha superato un esame cruciale sorvolando l'asteroide Donaldjohanson, prova generale prima dell'incontro con i veri obiettivi della missione: gli sfuggenti asteroidi troiani di Giove.

Una missione tra i relitti dell'alba planetaria

Lanciata il 16 ottobre 2021 da Cape Canaveral con un razzo Atlas V, Lucy è guidata dal principal investigator Harold "Hal" Levison del Southwest Research Institute. Il suo piano di volo è il più ambizioso mai tentato con i piccoli corpi: nell'arco di circa dodici anni visiterà undici asteroidi diversi, sfruttando una serie di rimbalzi gravitazionali attorno alla Terra. Nessuna sonda aveva mai programmato di incontrare così tanti corpi distinti in una sola missione, come spiega la pagina ufficiale della missione Lucy della NASA.

Il sorvolo di Donaldjohanson

Il 20 aprile 2025 Lucy è passata a circa 960 chilometri dall'asteroide Donaldjohanson, un corpo della fascia principale intitolato al paleontologo che scoprì il fossile Lucy. Le immagini hanno rivelato una forma sorprendente: due lobi uniti da un "collo" stretto, simile a una arachide o a un gelato a doppia pallina, segno che l'oggetto nacque dalla fusione di due frammenti. Le analisi preliminari, diffuse dal team sul blog ufficiale della missione, indicano un corpo più grande del previsto, lungo circa 8 chilometri e largo 3,5 nel punto massimo, e con un moto di rotazione "a capriola" anziché attorno a un solo asse. Donaldjohanson appartiene alla famiglia collisionale di Erigone, ricca di carbonio, e mostra tracce di minerali alterati dall'acqua.

La sonda NASA Lucy in camera bianca con i grandi pannelli solari circolari ripiegati
La sonda Lucy durante i test a terra: i due pannelli solari circolari le permettono di operare lontano dal Sole. Credit: NASA/KSC.

Gli asteroidi troiani, il vero obiettivo

Il cuore della missione comincerà nel 2027, quando Lucy raggiungerà gli asteroidi troiani, due grandi sciami che condividono l'orbita di Giove attorno al Sole, intrappolati nei punti di equilibrio gravitazionale chiamati punti di Lagrange — gli asteroidi troiani di Giove L4 e L5, a 60 gradi davanti e dietro il pianeta gigante. Si tratta di corpi mai visitati prima, considerati capsule del tempo: relitti del materiale primordiale da cui si formarono i pianeti esterni, oltre quattro miliardi di anni fa. Studiarne composizione, colore e densità potrebbe aiutare a capire come e dove nacquero Giove, Saturno e gli altri giganti, e perché alcuni di questi asteroidi appaiono così scuri e rossastri.

Perché chiamarli "fossili" del Sistema Solare

Gli asteroidi non sono tutti uguali, e quelli troiani interessano gli scienziati per una ragione precisa: si pensa che siano rimasti congelati, dal punto di vista chimico e fisico, dall'epoca della formazione planetaria. Mentre i pianeti hanno subìto fusione, vulcanismo e collisioni che ne hanno trasformato la materia originaria, questi piccoli corpi, intrappolati ai margini del campo gravitazionale di Giove, hanno conservato la composizione del disco di gas e polveri da cui tutto ebbe origine. Studiarli equivale a leggere la "lista degli ingredienti" con cui furono assemblati i giganti gassosi.

C'è anche un mistero da chiarire. Gli asteroidi troiani sono sorprendentemente diversi tra loro per colore: alcuni tendono al grigio, altri a un rosso scuro. Questa varietà suggerisce che potrebbero non essersi formati tutti nello stesso punto, ma essere stati catturati da regioni differenti del Sistema Solare durante le grandi migrazioni dei pianeti giganti, miliardi di anni fa. Confrontare da vicino corpi così diversi è uno degli obiettivi scientifici principali di Lucy, e potrebbe mettere alla prova i modelli su come Giove e Saturno si spostarono nelle loro posizioni attuali.

Una tecnologia spinta ai limiti

Per funzionare a quelle distanze dal Sole, dove la luce è debolissima, Lucy è alimentata da due enormi pannelli solari circolari larghi quasi 7,3 metri ciascuno: uno dei due, durante il dispiegamento nel 2022, non si bloccò completamente, e gli ingegneri della NASA lavorarono mesi per stabilizzarlo. La strumentazione comprende camere ad alta risoluzione e spettrometri a infrarossi e termici, capaci di misurare temperatura e composizione superficiale durante sorvoli rapidissimi. Il prossimo appuntamento è con l'asteroide troiano Eurybates e la sua piccola luna, seguito da altri incontri fino al 2033. Il sorvolo di Donaldjohanson ha avuto anche un valore operativo: ha permesso di collaudare il sistema di puntamento automatico che mantiene gli strumenti agganciati al bersaglio mentre la sonda sfreccia a diversi chilometri al secondo, una capacità indispensabile per i futuri incontri. Gli ingegneri hanno definito l'incontro una "prova generale" perfettamente riuscita, che ha aumentato la fiducia del team nella prontezza del veicolo. Se tutto andrà secondo i piani, Lucy regalerà la prima vera fotografia di un mondo finora soltanto immaginato: quello dei fossili che orbitano insieme a Giove, completando nel 2033 il viaggio tra i piccoli corpi più ambizioso mai tentato.

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