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Astronomia

Pianeta Nove: il candidato nascosto nei vecchi dati infrarossi

Un'analisi degli archivi di IRAS e AKARI ha individuato un possibile gigante ai confini del Sistema Solare.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Concezione artistica di un sistema solare distante con il Sole come stella lontana
Concezione artistica di un sistema solare distante con il Sole come stella lontana

Da oltre un secolo gli astronomi sospettano che il Sistema Solare nasconda un nono pianeta, un mondo gigante e gelido sepolto nell'oscurità ben oltre l'orbita di Nettuno. Nel 2025 questa caccia ha conosciuto un colpo di scena: un gruppo di ricercatori ha annunciato di aver individuato, in vecchi archivi di dati infrarossi, un possibile candidato per il Pianeta Nove. Non è ancora la prova definitiva, ma è l'indizio più concreto emerso finora, e ha riacceso uno dei dibattiti più affascinanti dell'astronomia moderna.

Perché cercare un nono pianeta

L'ipotesi del Pianeta Nove, nella sua versione attuale, nasce nel 2016 dal lavoro di due astronomi del California Institute of Technology, Konstantin Batygin e Michael Brown. Studiando le orbite degli oggetti trans-nettuniani estremi — corpi ghiacciati che si muovono in regioni remotissime, oltre la fascia di Kuiper — i due notarono qualcosa di strano: le loro orbite apparivano stranamente allineate, "raggruppate" tutte nella stessa direzione, come se qualcosa di massiccio le stesse modellando con la propria gravità. Nel loro studio pubblicato su The Astronomical Journal proposero che la spiegazione più semplice fosse un pianeta nascosto.

I numeri stimati sono impressionanti. Il Pianeta Nove avrebbe una massa di circa 5-10 volte quella della Terra, lo collocherebbe nella categoria delle "super-Terra" o dei mini-Nettuno; orbiterebbe a una distanza media compresa tra 400 e 800 unità astronomiche dal Sole (un'unità astronomica è la distanza Terra-Sole); e impiegherebbe tra i 10.000 e i 20.000 anni terrestri per completare un solo giro. A una tale distanza riceverebbe pochissima luce solare, il che lo renderebbe estremamente debole e difficilissimo da individuare con i telescopi ottici tradizionali.

Concezione artistica di un corpo planetario ghiacciato nelle regioni remote del Sistema Solare
Rappresentazione artistica di Sedna, uno dei mondi remoti che hanno alimentato la ricerca del Pianeta Nove. Credit: NASA/JPL-Caltech.

Il candidato nascosto nei dati infrarossi

La novità del 2025 viene da tutt'altra strategia. Un team guidato da Terry Long Phan, della National Tsing Hua University di Taiwan, ha avuto un'idea ingegnosa: invece di scrutare il cielo con nuovi telescopi, è andato a rileggere vecchi archivi. Ha confrontato le mappe del cielo a infrarossi realizzate da due missioni distanti decenni: il satellite americano IRAS, che osservò il cielo nel 1983, e il telescopio spaziale giapponese AKARI, attivo nel 2006. L'idea era cercare un oggetto che, in 23 anni, si fosse spostato pochissimo, esattamente come ci si aspetterebbe da un pianeta lentissimo e remoto.

Nel mare di dati è emersa una sorgente sospetta. Secondo l'analisi, pubblicata come preprint su arXiv nell'aprile 2025 e accettata dalla rivista Publications of the Astronomical Society of Australia, il segnale infrarosso a 65 e 90 micron è compatibile con un corpo dalla temperatura compresa tra 28 e 53 kelvin (circa -245 °C), con una massa stimata tra 7 e 17 masse terrestri, posto a centinaia di unità astronomiche dal Sole. Le caratteristiche, insomma, somigliano molto a quelle attese per un gigante ghiacciato lontano.

Lo scetticismo degli esperti

L'annuncio è stato accolto con cautela, e non poteva essere altrimenti. Lo stesso Michael Brown, co-autore dell'ipotesi originale e celebre per aver contribuito al "declassamento" di Plutone, ha calcolato l'orbita del segnale infrarosso scoprendo un problema: il candidato risulterebbe inclinato di circa 120 gradi rispetto al piano del Sistema Solare, ben più dei 15-20 gradi previsti per il Pianeta Nove. Come ha dichiarato Brown a diverse testate scientifiche, tra cui Live Science, questo «non significa che l'oggetto non esista, ma che probabilmente non è il Pianeta Nove» da loro teorizzato. Potrebbe trattarsi di un mondo diverso, oppure di un artefatto dei dati.

Concezione artistica delle dimensioni relative di vari oggetti trans-nettuniani
Gli oggetti trans-nettuniani: le loro orbite "raggruppate" sono il principale indizio dell'esistenza del Pianeta Nove. Credit: NASA/JPL-Caltech.

Il giudice finale sarà Vera Rubin

A sciogliere il dubbio sarà probabilmente un nuovo, potentissimo strumento: l'Osservatorio Vera C. Rubin, in Cile, dotato della più grande fotocamera digitale mai costruita. Il suo programma di mappatura ripetuta dell'intero cielo australe è ideale per scovare oggetti deboli e lentamente mobili: secondo gli astronomi, se il Pianeta Nove esiste davvero, Rubin potrebbe individuarlo nel giro di pochi anni. La stessa NASA dedica una pagina alla questione, sottolineando come finora non vi siano prove definitive dell'esistenza di un "Pianeta X".

La storia del Pianeta Nove è un promemoria di quanto poco conosciamo ancora del nostro stesso cortile cosmico. Un corpo grande diverse volte la Terra potrebbe nascondersi ai confini del Sistema Solare, abbastanza vicino da influenzare le orbite di mondi remoti, eppure abbastanza lontano e buio da essere finora sfuggito a ogni telescopio. Tra archivi rispolverati e nuovi giganti dell'osservazione, la caccia è più che mai aperta: i prossimi anni potrebbero finalmente dirci se il Sistema Solare ha, o non ha, un nono pianeta.

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