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Astronomia

Osservatorio Vera Rubin: 11.000 asteroidi in poche settimane

Il nuovo telescopio cileno ha scoperto in un mese e mezzo più asteroidi di quanti se ne trovino di solito in un anno.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Illustrazione artistica di una fascia di asteroidi attorno a una stella
Illustrazione artistica di una fascia di asteroidi attorno a una stella

L'Osservatorio Vera C. Rubin ha appena dato un assaggio della rivoluzione che porterà nell'astronomia: usando soltanto i dati preliminari di test, ha scoperto in circa sei settimane oltre 11.000 nuovi asteroidi. È il più grande lotto di scoperte di corpi minori inviato al Minor Planet Center dell'Unione Astronomica Internazionale nell'arco di un anno — e il telescopio non ha nemmeno iniziato la sua missione scientifica vera e propria.

L'annuncio è stato dato il 2 aprile 2026 dal comunicato ufficiale dell'Osservatorio Rubin. Tra gli oltre 11.000 nuovi asteroidi figurano 33 oggetti near-Earth (NEO) mai osservati prima — nessuno dei quali rappresenta una minaccia per la Terra, il più grande dei quali misura circa 500 metri — e ben 380 corpi transnettuniani, mondi ghiacciati che orbitano oltre Nettuno.

Cupola di un osservatorio astronomico sotto un cielo stellato
Foto: Emran Omar / Pexels

Una macchina fotografica senza eguali

Dietro questi numeri c'è uno strumento straordinario. Installato a 2.682 metri di quota sul Cerro Pachón, nelle Ande cilene, l'osservatorio combina un telescopio con specchio primario da 8,4 metri e la fotocamera digitale più grande mai costruita: 3.200 megapixel, grande quanto un'automobile. Ogni notte è in grado di riprendere l'intero cielo australe in pochi giorni, catturando qualsiasi cosa si muova o cambi luminosità.

L'osservatorio, gestito dalla National Science Foundation e dal Department of Energy statunitensi, è intitolato a Vera Rubin, l'astronoma che negli anni Settanta fornì le prove osservative dell'esistenza della materia oscura. Come riporta lo studio diffuso da Phys.org, la sottomissione al Minor Planet Center comprende circa un milione di osservazioni raccolte in sole sei settimane.

Perché conta trovare gli asteroidi

Censire i corpi minori del Sistema Solare non è solo un esercizio statistico. Identificare gli oggetti near-Earth è fondamentale per la difesa planetaria: solo conoscendo in anticipo le orbite possiamo valutare eventuali rischi di impatto. Lo conferma il lavoro continuo dell'IAU Minor Planet Center, l'archivio mondiale che raccoglie e verifica ogni scoperta.

Rappresentazione della popolazione di asteroidi vicini alla Terra
Immagine: NASA/JPL-Caltech

Molti degli 80.000 asteroidi già noti reincrociati dal Rubin erano stati «persi» nel tempo, perché le loro orbite erano troppo incerte per prevederne la posizione. Ritrovarli significa restituire ordine al catalogo del Sistema Solare. Due dei nuovi oggetti transnettuniani, provvisoriamente chiamati 2025 LS2 e 2025 MX348, percorrono orbite così allungate da spingersi fino a circa mille volte la distanza Terra-Sole, entrando tra i trenta corpi più lontani mai catalogati.

Il vero spettacolo deve cominciare

Tutto questo, è bene ripeterlo, è solo l'antipasto. La missione principale del Rubin è il Legacy Survey of Space and Time (LSST), una mappatura del cielo che durerà dieci anni. Quando entrerà a pieno regime, gli astronomi si aspettano di scoprire decine di migliaia di asteroidi ogni poche notti, oltre a milioni di nuove stelle variabili, supernove e fenomeni transitori. Come sottolinea il comunicato del NOIRLab, il telescopio trasformerà l'astronomia da fotografia statica a «film» dell'universo in movimento.

In altre parole, l'Osservatorio Vera Rubin sta per moltiplicare di ordini di grandezza ciò che sappiamo dei corpi celesti vicini e lontani. Gli 11.000 asteroidi di questi primi test, come hanno detto gli stessi ricercatori, sono soltanto «la punta dell'iceberg».

Chi era Vera Rubin

Non è un caso che il nuovo osservatorio porti il nome di Vera Rubin (1928-2016). Studiando la rotazione delle galassie negli anni Settanta, l'astronoma americana scoprì che le stelle delle regioni esterne ruotavano troppo velocemente per essere trattenute dalla sola materia visibile: doveva esserci una massa invisibile, la materia oscura, a tenere insieme le galassie. Le sue osservazioni fornirono una delle prove più solide a favore di questa misteriosa componente, che costituisce circa l'85% della materia dell'universo. Intitolare a lei il telescopio destinato a mappare il cielo come mai prima è un riconoscimento doveroso e simbolico.

Un fiume di dati

La vera rivoluzione del Rubin non è solo nei numeri, ma nel flusso di informazioni. Una volta a regime, il telescopio produrrà circa 20 terabyte di dati ogni notte e genererà fino a dieci milioni di «allerte» automatiche al giorno, segnalando ogni oggetto che cambia posizione o luminosità rispetto alla notte precedente. Per gestire questa mole servono algoritmi e infrastrutture informatiche all'avanguardia, capaci di confrontare in tempo reale ogni nuova immagine con quelle precedenti.

Nei dieci anni del Legacy Survey of Space and Time il Rubin osserverà ripetutamente l'intero cielo australe, accumulando l'immagine più profonda e dettagliata mai realizzata. Gli scienziati si aspettano di catalogare circa 20 miliardi di galassie e altrettante stelle, di scoprire milioni di supernove e di affinare le misure sulla materia e sull'energia oscura. Gli oltre 11.000 asteroidi di questi primi test sono dunque solo un assaggio: una goccia rispetto all'oceano di scoperte che attende l'astronomia nel prossimo decennio. È l'inizio di una nuova era, in cui non guarderemo più il cielo come una fotografia immobile, ma come un film in continuo movimento.

Un tassello della difesa planetaria

Il lavoro del Rubin si inserisce in una rete internazionale di sorveglianza del cielo. Telescopi come Pan-STARRS alle Hawaii, il Catalina Sky Survey in Arizona e la missione spaziale NEOWISE della NASA censiscono da anni gli oggetti vicini alla Terra, ma nessuno ha la capacità del Rubin di riprendere l'intero cielo in modo così frequente e profondo. Per gli astronomi questo significa non solo scoprire più asteroidi, ma anche calcolarne le orbite con precisione molto maggiore, riducendo le incertezze su eventuali rischi futuri. Anche l'Italia partecipa attivamente alla ricerca sui corpi minori, con osservatori e centri di calcolo che contribuiscono al monitoraggio dei near-Earth. La mole di dati del Rubin, condivisa con la comunità scientifica mondiale, promette di trasformare la difesa planetaria da disciplina di nicchia a sorveglianza sistematica e quotidiana del nostro vicinato cosmico.

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