Astronomia
Missione Hera dell'ESA: nel dicembre 2026 l'Europa raggiunge l'asteroide deviato dall'uomo
Lanciata il 7 ottobre 2024, la sonda europea sta per arrivare al sistema binario di Didymos e Dimorphos per fotografare per la prima volta il cratere che la missione DART della NASA scavò nel settembre 2022.

Il 26 settembre 2022 alle 23:14 UTC, la sonda DART della NASA si schiantò volutamente sull'asteroide Dimorphos, una luna rocciosa di 151 metri di diametro che orbita attorno al più grande Didymos (circa 780 m). L'impatto, a 22.000 km/h, accorciò il periodo orbitale di Dimorphos di 33 minuti: per la prima volta l'umanità modificò volutamente l'orbita di un corpo celeste. Quella però era solo la metà dell'esperimento. La seconda metà arriva ora, nel dicembre 2026: la sonda Hera dell'Agenzia Spaziale Europea entrerà nel sistema Didymos per misurare, dopo quattro anni, le conseguenze geologiche e dinamiche di quell'impatto.
Il viaggio di Hera: 27 mesi tra Terra e Marte
Hera è stata lanciata da Cape Canaveral il 7 ottobre 2024 a bordo di un Falcon 9 di SpaceX. Pesa 1.128 kg al lancio (di cui 363 kg di propellente) e trasporta due CubeSat europei chiamati Milani e Juventas — il secondo svilupperà il primo radar interplanetario mai pilotato dalla European Space Agency, capace di sondare l'interno di Dimorphos. La pagina ufficiale ESA della missione Hera riporta che la traiettoria prevede un flyby gravitazionale con Marte nel marzo 2025 — già avvenuto, durante il quale Hera ha anche fotografato in alta risoluzione la luna marziana Deimos — e l'arrivo a Didymos atteso tra fine novembre e fine dicembre 2026.

Cosa deve misurare Hera (e perché serve l'Europa)
La missione DART ha dimostrato che colpire un asteroide funziona. Ma ha lasciato aperte tre domande fondamentali, riassunte nella scheda scientifica pubblicata su The Planetary Science Journal dal team Hera nel 2022:
- Quanto è grande e profondo il cratere? Le stime preliminari da DART e dal Telescopio Spaziale Hubble parlano di un diametro tra 30 e 50 metri, su un corpo lungo appena 151 m. Hera lo fotograferà direttamente con le telecamere AFC e con l'imager iperspettrale Hyperscout-H.
- Qual è il fattore β di efficienza dell'impatto? Cioè quanto il momento trasferito dalla sonda viene amplificato dai detriti espulsi (ejecta). DART aveva preliminarmente misurato β ≈ 3,6, ma la barra di errore era ampia.
- Qual è la struttura interna di Dimorphos? Roccia solida o aggregato di detriti (rubble pile)? La risposta cambia radicalmente le strategie di difesa planetaria future.
La fase "Asteroid Vicinity" e l'atterraggio finale
Una volta nel sistema, Hera passerà sei mesi in tre fasi orbitali progressivamente più strette: Early Characterisation Phase a circa 30 km, Detailed Characterisation Phase a 8-20 km, Close Observation Phase a soli 2 km dalla superficie. Lo prevede il piano della pagina ESA dedicata al mission overview. Nella fase finale, prevista per giugno-luglio 2027, Hera tenterà — se le risorse di propellente lo permetteranno — un atterraggio sull'asteroide, simile a quello che la sonda OSIRIS-REx realizzò su Bennu nel 2020.
I CubeSat italiani: Milani e Juventas
I due CubeSat compagni di Hera sono progetti europei con forte contributo italiano. Milani, costruito da Tyvak International (controllata Terran Orbital) a Torino e da un consorzio di università italiane fra cui Politecnico di Milano, esegue spettroscopia nel vicino infrarosso per analizzare la composizione di Dimorphos. Juventas, costruito da GomSpace, monta il primo radar interplanetario sotto guida del CNR-IFAC di Firenze ed è progettato per vedere dentro l'asteroide. Lo ricostruisce la scheda di approfondimento della Planetary Society.

Cosa significa per la difesa planetaria
La combinazione DART + Hera è il primo esperimento end-to-end di deflessione asteroidale mai realizzato. Per oggetti delle dimensioni di Dimorphos — capaci di rasare al suolo una metropoli — la tecnica del kinetic impactor è oggi la più matura. Una nota dell'ESA del febbraio 2026, disponibile sul portale ufficiale, conferma che Hera sta usando il propellente più efficacemente del previsto e arriverà un mese in anticipo rispetto alla pianificazione originaria. Buona notizia per gli scienziati, e per i 30.000 oggetti near-Earth oggi catalogati dalla NASA.
Domande frequenti
Dimorphos rappresenta un pericolo per la Terra? No. Il sistema Didymos non incrocia l'orbita terrestre. È stato scelto come bersaglio sicuro proprio per testare la tecnica.
Quando vedremo le prime foto del cratere? ESA prevede di rilasciare le immagini ravvicinate entro la primavera 2027, durante la fase di osservazione ravvicinata.
Hera è interamente europea? Sì. Il lanciatore Falcon 9 è americano, ma sonda, strumenti e segmento terra sono ESA con leadership tedesca, italiana, francese e portoghese.
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