Astronomia
OSIRIS-REx: nei campioni di Bennu gli ingredienti della vita
Il materiale riportato a Terra dall'asteroide contiene amminoacidi, le cinque nucleobasi del DNA e dell'RNA, ammoniaca e zuccheri.

Quando la capsula della missione OSIRIS-REx della NASA si posò nel deserto dello Utah il 24 settembre 2023, conteneva 121,6 grammi di polvere e ghiaia raccolti dall'asteroide Bennu. Era il campione di asteroide carbonioso più grande mai riportato sulla Terra. Due anni di analisi nei laboratori di tutto il mondo hanno trasformato quei pochi grammi nel ritratto chimico più dettagliato mai ottenuto di un oggetto primitivo del Sistema Solare: una roccia che custodisce, intatti, molti degli ingredienti che potrebbero aver innescato la vita.
Una capsula del tempo di 4,5 miliardi di anni
Bennu è un asteroide near-Earth largo circa 490 metri, un cumulo di detriti tenuti insieme da una gravità debolissima. Si è formato da frammenti di un corpo progenitore più grande andato in pezzi miliardi di anni fa, e da allora il suo materiale è rimasto sostanzialmente inalterato. È proprio questa la ragione per cui la NASA lo ha scelto: a differenza dei meteoriti che cadono sulla Terra e si contaminano con la nostra biosfera al primo contatto, il campione di Bennu è stato sigillato nello spazio e analizzato in camere ultrapulite.
I primi risultati, pubblicati a gennaio 2025, sono stati descritti dalla NASA nel suo comunicato ufficiale sul campione di Bennu come una vera e propria "miniera" di chimica prebiotica. Daniel Glavin e Jason Dworkin del Goddard Space Flight Center hanno coordinato i team che hanno cercato le molecole organiche.
Quattordici amminoacidi e tutte e cinque le nucleobasi
Il risultato più sorprendente riguarda i mattoni della biologia. Nei campioni i ricercatori hanno identificato 33 amminoacidi, di cui 14 dei 20 utilizzati dalla vita terrestre per costruire le proteine. Soprattutto, hanno trovato tutte e cinque le nucleobasi – adenina, guanina, citosina, timina e uracile – le "lettere" che compongono il DNA e l'RNA. Questi dettagli sono riportati nello studio coordinato da Glavin e pubblicato su Nature Astronomy sull'abbondante ammoniaca e materia organica azotata di Bennu.
Un punto cruciale è la cosiddetta chiralità: sulla Terra la vita usa quasi esclusivamente amminoacidi "sinistrorsi". Nel campione di Bennu, invece, le due forme speculari risultano presenti in proporzioni quasi uguali, come ci si aspetta da una sintesi puramente chimica e non biologica. È la prova che quelle molecole sono nate nello spazio, non da contaminazione terrestre.
Ammoniaca, fosfati e l'eredità di un antico oceano salato
Oltre ai mattoni biologici, Bennu ha rivelato un'altra firma chiave: enormi quantità di ammoniaca e circa 10.000 specie chimiche diverse contenenti azoto. L'ammoniaca è importante perché, reagendo con la formaldeide, può dare origine ad amminoacidi più complessi. Sono stati individuati anche minerali evaporitici – fosfati di sodio, carbonati, cloruri – che si formano solo quando l'acqua salata evapora.
Lo studio pubblicato su PNAS sui composti organici prebiotici di Bennu descrive un ambiente acquoso e alcalino in cui sono avvenute reazioni chimiche disomogenee. In altre parole, il corpo progenitore di Bennu ospitava sacche di acqua liquida salmastra: una "zuppa" minerale in cui la chimica organica poteva farsi sempre più sofisticata.
Più di recente, un team ha annunciato la scoperta di zuccheri bio-essenziali nel campione, tra cui il ribosio – lo zucchero che costituisce lo scheletro dell'RNA – come riportato nello studio su Nature Geoscience dedicato agli zuccheri nei campioni di Bennu.
Cosa ci dice tutto questo sull'origine della vita
La conclusione dei ricercatori non è che su Bennu ci fosse la vita: non c'è alcuna prova di organismi o di biologia. Il punto è diverso e più profondo. Asteroidi come Bennu, bombardando la Terra primordiale, potrebbero aver consegnato al nostro pianeta un kit di partenza già pronto: ammoniaca, amminoacidi, nucleobasi, fosfati e zuccheri. La chimica della vita, insomma, sarebbe in parte "piovuta dal cielo".
Resta una domanda aperta e affascinante: se gli ingredienti erano così diffusi nel Sistema Solare, perché finora la vita la conosciamo solo qui? Bennu non risponde, ma sposta la frontiera. La missione, ribattezzata OSIRIS-APEX, sta intanto proseguendo verso l'asteroide Apophis, che sfiorerà la Terra nel 2029. I campioni di Bennu, invece, continueranno a essere studiati per decenni: solo una piccola parte è stata analizzata, e il resto è conservato per le tecnologie del futuro.
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