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Astronomia

Voyager 1: la sonda più lontana e gli ultimi watt di una leggenda

Lanciata nel 1977, naviga nello spazio interstellare a 25 miliardi di km: nel 2026 la NASA ha spento un altro dei suoi strumenti per allungarle la vita.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Illustrazione artistica della sonda Voyager nello spazio interstellare con l'antenna rivolta verso il Sole lontano
Illustrazione artistica della sonda Voyager nello spazio interstellare con l'antenna rivolta verso il Sole lontano

Voyager 1 è l'oggetto costruito dall'uomo più lontano dalla Terra: dopo quasi mezzo secolo di viaggio naviga nello spazio interstellare a oltre 25 miliardi di chilometri da noi, così distante che un comando radio impiega più di 23 ore per raggiungerla. Nel 2026 la sonda della NASA ha tagliato un altro traguardo silenzioso e doloroso allo stesso tempo: per risparmiare gli ultimi watt di energia, gli ingegneri hanno spento un altro dei suoi strumenti scientifici, prolungando di qualche anno una missione che doveva durarne appena quattro.

Una missione nata per studiare i pianeti

Voyager 1 fu lanciata il 5 settembre 1977 da Cape Canaveral, sedici giorni dopo la sua gemella Voyager 2. L'obiettivo iniziale era sfruttare un raro allineamento dei pianeti giganti per studiare Giove e Saturno. La sonda regalò all'umanità le prime immagini ravvicinate della Grande Macchia Rossa, scoprì il vulcanismo attivo sulla luna Io e indagò la spessa atmosfera di Titano. Come spiega la pagina ufficiale della missione sul sito della NASA, fu proprio la deviazione necessaria per osservare Titano da vicino a spingere Voyager 1 fuori dal piano del Sistema Solare, lanciandola verso le stelle.

Quel cambio di rotta trasformò una missione planetaria nel viaggio più lungo mai compiuto da una macchina. La sonda non avrebbe più incontrato un pianeta: davanti a lei restava solo il vuoto.

Illustrazione artistica della sonda Voyager nello spazio profondo con la grande antenna paraboica rivolta verso la Terra
Concept artistico di una sonda Voyager nello spazio interstellare. Credit: NASA/JPL-Caltech

Il "puntino azzurro pallido"

Il 14 febbraio 1990, mentre si trovava a circa 6 miliardi di chilometri dal Sole, Voyager 1 ruotò la sua telecamera all'indietro e fotografò la Terra. In quell'immagine il nostro pianeta appare come un singolo pixel sospeso in un raggio di luce: il celebre "Pale Blue Dot", il puntino azzurro pallido. L'astronomo Carl Sagan, che aveva insistito per scattare quella foto, ne trasse una riflessione diventata iconica: tutto ciò che amiamo, ogni essere umano mai vissuto, sta su quel granello sospeso in un raggio di sole.

La versione rielaborata della fotografia Pale Blue Dot, con la Terra come minuscolo punto luminoso dentro una banda di luce solare
«Pale Blue Dot Revisited»: la Terra è il puntino dentro la banda di luce a destra. Credit: NASA/JPL-Caltech

Oltre la frontiera del Sole

Il 25 agosto 2012 Voyager 1 attraversò l'eliopausa, il confine in cui il vento di particelle emesso dal Sole cede il passo al mezzo interstellare. Divenne così il primo oggetto umano a entrare nello spazio tra le stelle. Non si tratta del confine del Sistema Solare in senso gravitazionale – la lontana Nube di Oort si estende molto oltre – ma del limite della "bolla" magnetica del Sole, l'eliosfera. Da allora i due strumenti ancora attivi continuano a inviare dati su un ambiente che nessun'altra sonda ha mai esplorato direttamente, come documenta la pagina della NASA che traccia in tempo reale la posizione delle due sonde.

La crisi del 2024 e gli spegnimenti del 2026

La distanza rende ogni guasto un dramma a rallentatore. Tra la fine del 2023 e il 2024 Voyager 1 cominciò a inviare a Terra dati incomprensibili: un chip difettoso nel computer di bordo aveva corrotto il software. Gli ingegneri del Jet Propulsion Laboratory impiegarono mesi a riscrivere e ricollocare il codice, lavorando con un ritardo di comunicazione di quasi un giorno per ogni messaggio. A novembre 2024, dopo un ulteriore spavento legato al trasmettitore radio, il flusso di dati scientifici riprese regolarmente, come raccontò la rivista Science.

Il vero nemico, però, è l'energia. Voyager 1 è alimentata da generatori termoelettrici a radioisotopi (RTG) che convertono in elettricità il calore del decadimento del plutonio-238. La loro potenza cala di circa 4 watt all'anno. Per non spegnere tutto in una volta, la NASA sacrifica gli strumenti uno alla volta: dopo aver disattivato il rivelatore di raggi cosmici nel febbraio 2025, il 17 aprile 2026 ha spento anche lo strumento per le particelle cariche a bassa energia, come ha riferito Space.com. Restano operativi soltanto il sensore di onde di plasma e il magnetometro.

Un disco d'oro per chi verrà

A bordo di entrambe le Voyager viaggia il Golden Record, un disco placcato in oro che contiene saluti in 55 lingue, suoni della Terra, musica e 116 immagini codificate: un messaggio in bottiglia destinato a un'eventuale civiltà che, tra milioni di anni, potrebbe intercettarlo. La sonda continua intanto a macinare distanze: secondo la CNN, nel novembre 2026 Voyager 1 si troverà a un giorno luce dalla Terra, cioè alla distanza che la luce percorre in 24 ore.

Il disco d'oro Golden Record montato sulla struttura della sonda Voyager prima del lancio
Il Golden Record, il disco-messaggio fissato alla struttura della Voyager. Credit: NASA/JPL-Caltech

Entro la metà degli anni Trenta gli RTG non basteranno più nemmeno per un singolo strumento: a quel punto Voyager 1 ammutolirà, ma continuerà a viaggiare per sempre, muta sentinella terrestre tra le stelle. Tra circa 40.000 anni passerà a poco meno di due anni luce dalla stella Gliese 445, nella costellazione della Giraffa. È, a oggi, il più lungo viaggio che l'umanità abbia mai intrapreso.

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