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Astronomia

Roman Space Telescope: l'occhio NASA che vedrà 100 volte più di Hubble

Pronto al lancio non prima di settembre 2026, il telescopio dedicato a Nancy Grace Roman cercherà l'energia oscura e censirà migliaia di esopianeti con un campo visivo enorme.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Il telescopio spaziale Roman in lavorazione nella camera bianca di un centro NASA
Il telescopio spaziale Roman in lavorazione nella camera bianca di un centro NASA

Si chiama Nancy Grace Roman Space Telescope e promette di diventare uno degli strumenti più potenti mai messi in orbita dalla NASA. Pronto al lancio non prima di settembre 2026, questo osservatorio a raggi infrarossi avrà lo stesso specchio di Hubble ma un campo visivo enorme, capace di fotografare in un solo scatto una porzione di cielo cento volte più ampia. L'obiettivo è ambizioso: misurare la misteriosa energia oscura che accelera l'espansione dell'universo e scoprire migliaia di nuovi pianeti attorno ad altre stelle.

Una donna che cambiò l'astronomia spaziale

Il telescopio porta il nome di Nancy Grace Roman (1925-2018), prima astronoma capo della NASA e figura tanto decisiva da essere ricordata come la "madre di Hubble". Fu lei, negli anni Sessanta e Settanta, a convincere la comunità scientifica e il Congresso americano della necessità di un grande telescopio spaziale. Come ricorda la sua biografia ufficiale sul sito della NASA, Roman aprì la strada a generazioni di donne nella scienza e gettò le basi dell'astronomia dallo spazio. Dedicarle questo osservatorio è un riconoscimento storico.

Lo stesso specchio di Hubble, ma uno sguardo gigantesco

Il cuore del Roman è uno specchio primario da 2,4 metri di diametro, esattamente come quello di Hubble. La differenza sta nella strumentazione. Il suo Wide Field Instrument, una fotocamera infrarossa da circa 300 megapixel, garantisce un campo visivo almeno 100 volte più grande di quello di Hubble, come spiega la pagina ufficiale della missione. In pratica, dove Hubble fotografa una piccola tessera di cielo, Roman ne cattura un intero mosaico, permettendo indagini statistiche su scala mai vista: nel corso della sua missione potrà raccogliere la luce di circa un miliardo di galassie.

Ingegneri NASA assemblano lo strumento Coronagraph del telescopio Roman in camera bianca
Ingegneri al lavoro sul Coronagraph Instrument di Roman, progettato per oscurare la luce delle stelle. Credit: NASA/JPL-Caltech.

A caccia di energia oscura ed esopianeti

Roman ha due missioni scientifiche principali. La prima è cosmologica: mappando con precisione la distribuzione di centinaia di milioni di galassie nel tempo, gli scienziati potranno ricostruire la storia dell'espansione dell'universo e mettere alla prova le teorie sull'energia oscura e sulla materia oscura, che insieme compongono circa il 95% del cosmo ma restano in gran parte ignote.

La seconda missione riguarda i pianeti extrasolari. Roman sfrutterà soprattutto la tecnica del microlensing gravitazionale, che rivela un pianeta quando la sua gravità, e quella della sua stella, deviano momentaneamente la luce di un astro più lontano. Questo metodo è particolarmente efficace per scovare pianeti lontani dalla loro stella, difficili da trovare con altre tecniche. Le stime della NASA parlano della possibilità di individuare migliaia di nuovi mondi, contribuendo a un censimento dei sistemi planetari della nostra galassia.

Il Coronagraph: provare a fotografare altri mondi

A bordo c'è anche un secondo strumento, il Coronagraph Instrument, un dimostratore tecnologico capace di bloccare la luce abbagliante di una stella per rendere visibili pianeti e dischi di polveri che le orbitano attorno. È un banco di prova per le tecniche che un giorno permetteranno di osservare direttamente pianeti simili alla Terra e di analizzarne l'atmosfera. La sua messa a punto è documentata negli aggiornamenti tecnici pubblicati dal Jet Propulsion Laboratory.

L'astronoma Nancy Grace Roman in visita a un centro spaziale della NASA
Nancy Grace Roman, prima astronoma capo della NASA e ispiratrice del grande telescopio spaziale. Credit: NASA/Goddard.

Una rivoluzione che parte dall'orbita L2

Una volta lanciato, Roman raggiungerà il punto lagrangiano L2 del sistema Sole-Terra, a circa 1,5 milioni di chilometri da noi, la stessa regione di spazio che ospita il telescopio James Webb. Da lì, lontano dal calore e dalla luce diffusa terrestre, potrà osservare l'universo nell'infrarosso per una missione primaria prevista di cinque anni. I suoi dati, secondo la NASA, verranno resi rapidamente disponibili alla comunità scientifica mondiale, aprendo la strada a scoperte impossibili da prevedere oggi.

Tra energia oscura, materia oscura ed esopianeti, il Roman Space Telescope si prepara a colmare proprio quello spazio lasciato libero tra la precisione di Hubble e l'occhio infrarosso profondo di Webb: non più un singolo dettaglio, ma una mappa del cosmo abbastanza vasta da rispondere alle domande più grandi della cosmologia. Se la tabella di marcia sarà rispettata, il 2026 segnerà l'inizio di una nuova stagione di esplorazione dell'universo.

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