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Astronomia

Solar Orbiter: le prime immagini dei poli del Sole rivelano un campo magnetico nel caos

Nel marzo 2025 la sonda ESA, inclinata di 17° sotto l'equatore solare grazie a un passaggio ravvicinato di Venere, ha fotografato per la prima volta le regioni polari della nostra stella.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
La corona solare ripresa nell'ultravioletto: archi di plasma incandescente sulla superficie del Sole
La corona solare ripresa nell'ultravioletto: archi di plasma incandescente sulla superficie del Sole

Per oltre quattro secoli abbiamo osservato il Sole sempre dallo stesso punto di vista: di lato, lungo il piano in cui orbitano la Terra e gli altri pianeti. I poli della nostra stella, in alto e in basso, sono rimasti invisibili, scorciati come le cime di un globo guardato dall'equatore. Nel marzo 2025 questo limite millenario è caduto: la sonda Solar Orbiter dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha ottenuto le prime immagini dei poli del Sole, rivelando una regione magnetica nel pieno del caos.

Una manovra cosmica con l'aiuto di Venere

Solar Orbiter è stata lanciata il 10 febbraio 2020 in collaborazione tra ESA e NASA. Per anni ha orbitato sullo stesso piano dei pianeti, dove era impossibile vedere i poli. La svolta è arrivata grazie a una serie di passaggi ravvicinati di Venere: l'ultimo, nel febbraio 2025, ha funzionato come una fionda gravitazionale, inclinando l'orbita della sonda di circa 17 gradi sotto l'equatore solare. Da quella nuova prospettiva, finalmente sopraelevata, gli strumenti hanno potuto guardare il polo sud della stella per la prima volta nella storia dell'esplorazione spaziale.

La sonda Solar Orbiter durante i preparativi prima del lancio, con i pannelli e lo scudo termico visibili
La sonda Solar Orbiter durante i preparativi pre-lancio. Lo scudo termico le permette di avvicinarsi al Sole resistendo a centinaia di gradi. Credit: NASA/Kim Shiflett.

Un campo magnetico "in disordine"

La scoperta più sorprendente riguarda il campo magnetico. Sulla Terra il polo nord magnetico ha una polarità ben definita; ci si aspettava qualcosa di simile al Sole. Invece, al polo sud solare, lo strumento PHI (Polarimetric and Helioseismic Imager) ha trovato una situazione che gli scienziati hanno descritto come "currently a mess", attualmente un disordine: convivono campi magnetici di entrambe le polarità, positiva e negativa, mescolati insieme. Non è un errore: è il segno che il Sole si trova vicino al massimo solare, la fase più turbolenta del suo ciclo, in cui i poli si stanno per invertire. Come spiega un'analisi su Scientific American, questa confusione magnetica è temporanea e precede il momento in cui un'unica polarità tornerà a dominare ciascun polo.

Tre strumenti per tre sguardi diversi

Solar Orbiter non ha scattato una semplice fotografia. Tre strumenti hanno lavorato insieme: PHI per misurare i campi magnetici, l'Extreme Ultraviolet Imager (EUI) per riprendere la corona milionaria di gradi nell'ultravioletto, e SPICE per analizzare la composizione e il movimento del plasma a diverse temperature. Combinando i loro dati, gli scienziati hanno potuto seguire come il materiale magnetizzato venga trasportato verso i poli — e hanno notato che ciò avviene più velocemente del previsto, un dettaglio che costringerà a rivedere i modelli del ciclo solare, come sottolinea anche la copertura della rivista Astronomy.

Una sonda costruita per resistere all'inferno

Avvicinarsi al Sole è una sfida tecnologica estrema. Nei punti più vicini della sua orbita, Solar Orbiter arriva a circa 42 milioni di chilometri dalla nostra stella, più vicino di Mercurio. Lì la radiazione è tredici volte più intensa di quella che riceviamo sulla Terra e le temperature sullo scudo frontale superano i 500 gradi. Per sopravvivere, la sonda è protetta da uno scudo termico in titanio rivestito di un materiale a base di fosfato di calcio (una sorta di "carbone d'osso"), che assorbe il calore mentre minuscole feritoie, aperte e chiuse al momento giusto, lasciano sbirciare gli strumenti ottici. È un equilibrio delicatissimo tra l'esigenza di osservare da vicino e quella di non fondere l'elettronica di bordo.

Solar Orbiter non è la prima sonda a uscire dal piano dei pianeti: negli anni Novanta la missione Ulysses, sempre di ESA e NASA, sorvolò i poli solari. Ma Ulysses non portava telecamere capaci di fotografare la superficie: poteva solo "sentire" l'ambiente magnetico attorno a sé. Per questo le immagini del 2025 sono davvero le prime in assoluto a mostrarci come appaiono i poli, e non solo a misurarne i campi.

Perché i poli del Sole contano

Capire i poli non è un capriccio scientifico. È proprio lì che si "ricarica" il ciclo solare di undici anni, il battito che regola macchie, brillamenti ed espulsioni di massa coronale. Questi fenomeni generano la meteorologia spaziale: tempeste che possono disturbare satelliti, reti elettriche, comunicazioni radio e navigazione GPS sulla Terra. Conoscere come nasce e si inverte il campo magnetico polare è quindi essenziale per prevedere l'attività solare e proteggere le nostre infrastrutture tecnologiche, sempre più esposte. Il polo nord solare sarà osservato nei mesi successivi, completando il primo ritratto "da polo a polo" della stella.

Solo l'inizio

I dati raccolti durante questo primo volo fuori dal piano dell'eclittica sono arrivati a Terra in modo completo entro l'ottobre 2025, ma rappresentano appena l'antipasto. Nei prossimi anni Solar Orbiter inclinerà ulteriormente la sua orbita, grazie ad altri incontri con Venere, fino a superare i 30 gradi: potrà così osservare i poli da angolazioni ancora più favorevoli e per periodi più lunghi. Per la prima volta avremo filmati continui dell'attività magnetica polare, una sorta di "elettrocardiogramma" del Sole. È un cambio di prospettiva che ricorda quanto, in astronomia, basti spostarsi di qualche grado per vedere ciò che nessuno aveva mai visto — e scoprire che la nostra stella, vista dall'alto, è ancora più complessa e affascinante di quanto immaginassimo.

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