Astronomia
K2-18b: il pianeta oceanico a 124 anni luce diviso fra la firma biologica e il dubbio statistico
Madhusudhan ha annunciato nel 2023 (e rilanciato nel 2025) la rilevazione di dimetil-solfuro nell'atmosfera. Una analisi NASA dello stesso 2025 abbassa molto la confidenza

Nella costellazione del Leone, a circa 124 anni luce dal Sistema Solare, una piccola nana rossa fredda ospita due pianeti scoperti dal telescopio Kepler nella seconda missione (K2). Il secondo dei due, denominato K2-18b, è oggi uno degli oggetti più discussi della planetologia. Otto volte e mezzo più massiccio della Terra, di raggio pari a circa 2,6 raggi terrestri, orbita nella zona abitabile della sua stella in 33 giorni. Tra il 2023 e il 2025, il telescopio spaziale James Webb ha analizzato la sua atmosfera al limite delle proprie capacità — e ha aperto una controversia scientifica che è una lezione di metodo.
Una super-Terra o un mondo Hycean?
K2-18b è troppo grande per essere roccioso come la Terra: la sua densità, calcolata dal transito ottico (Kepler, 2015) e dalle masse misurate per effetto Doppler (HARPS, 2017), suggerisce un interno significativo di acqua o di idrogeno. Una famiglia di modelli sviluppata dall'astrofisico Nikku Madhusudhan dell'Università di Cambridge propone che pianeti di questo tipo possano essere Hycean — abbreviazione di Hydrogen Ocean — cioè coperti da un oceano globale e avvolti da un'atmosfera sottile di idrogeno. Sono in teoria una nuova categoria di mondi potenzialmente abitabili, distinta dalle Terre rocciose. Una prima descrizione completa appare su Astrophysical Journal nel 2021.

L'osservazione JWST del 2023
Tra l'agosto del 2022 e il giugno del 2023, il team di Madhusudhan ha osservato due transiti di K2-18b con gli spettrografi NIRISS e NIRSpec del James Webb. L'analisi, pubblicata l'11 settembre 2023 su The Astrophysical Journal Letters, ha rilevato con elevata confidenza la presenza di metano (CH₄) e anidride carbonica (CO₂) nell'atmosfera. Il rapporto fra le due molecole e l'assenza di ammoniaca e monossido di carbonio risultava compatibile con la presenza di un oceano globale liquido sotto un sottile cappotto di idrogeno: l'ammoniaca, infatti, verrebbe sciolta nell'acqua e sottratta all'atmosfera. Era il sostegno indiretto più forte mai trovato all'ipotesi Hycean.
Lo stesso dataset includeva un terzo segnale, più debole ma intrigante: una possibile firma di dimetil-solfuro (DMS), una molecola che sulla Terra viene prodotta quasi esclusivamente da microorganismi marini, in particolare il fitoplancton. La confidenza statistica iniziale era di circa 1,4 sigma — bassa, ma non trascurabile.

L'aggiornamento dell'aprile 2025
Nell'aprile 2025 il gruppo di Madhusudhan ha pubblicato una seconda analisi su Astrophysical Journal Letters, basata su nuove osservazioni con lo strumento MIRI di Webb (gamma di lunghezze d'onda 5-12 micron, complementare a NIRSpec). Il segnale del DMS — e della sua molecola gemella, il dimetildisolfuro (DMDS) — saliva fino a una confidenza di 3 sigma, una probabilità del 99,7% di essere reale assumendo che il modello atmosferico usato fosse corretto. Il comunicato dell'Università di Cambridge parlava di 'la più forte indicazione mai trovata di attività biologica al di fuori del Sistema Solare'.
L'eco mediatica fu enorme. Ma quasi subito la comunità di esoplanetologia mise in discussione il risultato. Tre punti deboli: il DMS terrestre non è prodotto solo dalla biologia ma può essere generato da fotochimica anorganica in atmosfere ricche di idrogeno; la confidenza di 3 sigma è il minimo assoluto per una rilevazione e non corrisponde allo standard 5-sigma richiesto per rivendicare una scoperta in fisica delle particelle; le righe spettrali di DMS, DMDS, etano e altre molecole minori si sovrappongono in modo difficile da distinguere.
La reanalisi NASA del 2025
Una contro-analisi NASA, presentata in preprint nel luglio 2025 e poi pubblicata su The Astronomical Journal con il titolo eloquente K2-18b Does Not Meet the Standards of Evidence for Life, ha rifatto le stesse analisi includendo quattro nuove osservazioni JWST raccolte da altre collaborazioni. Tre gruppi indipendenti hanno applicato approcci bayesiani diversi al dataset combinato. Il risultato: l'87,5% dei retrieval atmosferici non favorisce la presenza di DMS o DMDS. Il segnale che Madhusudhan aveva ricostruito sembra sensibile alla parametrizzazione del modello e potrebbe essere un artefatto.
Un'analisi parallela italiana e francese, pubblicata in agosto 2025 su Astronomy & Astrophysics e firmata da Schmidt, Pinhas, Tinetti e altri, è giunta a conclusioni convergenti: 'insufficient evidence for DMS and DMDS'. Le righe del metano e della CO₂ restano solide; tutto il resto resta da dimostrare.
Cosa significa, e perché è importante
La controversia su K2-18b è un caso da manuale del modo in cui funziona oggi l'astrobiologia. Non basta una firma biologica in un'atmosfera: occorre escludere fonti abiotiche, confermare con strumenti indipendenti, replicare con team diversi. Una revisione di Sara Seager (MIT) e Catherine Walsh (Leeds) sostiene che il DMS atmosferico, anche se confermato, non sarebbe una prova sufficiente di vita senza un controllo accurato dei meccanismi fotochimici locali.
K2-18b resta comunque un laboratorio inestimabile. La sua atmosfera ricca di idrogeno è osservabile con JWST molto meglio di quella di pianeti tipo Terra; il suo possibile oceano sub-Hyceano sfida i confini delle teorie sull'abitabilità planetaria; il dibattito sul DMS sta spingendo a investire in nuove osservazioni con i futuri telescopi Habitable Worlds Observatory (NASA, lancio anni 2040) e ARIEL (ESA, lancio 2029).
Numeri chiave
- Distanza dalla Terra: circa 124 anni luce (38 parsec)
- Massa: 8,63 ± 1,35 masse terrestri
- Raggio: 2,61 ± 0,09 raggi terrestri
- Periodo orbitale: 32,94 giorni
- Stella: K2-18, nana rossa di tipo M2.5V
- Scoperta del transito: Kepler/K2 nel 2015
- Conferma JWST di metano e CO₂: 2023
- Annuncio DMS a 3σ: aprile 2025 (controverso)
Se mai sapremo se K2-18b ospita o no qualcosa di biologico, sarà grazie ad altri dieci anni di lavoro, non a un singolo paper. La domanda 'siamo soli nell'universo?', per ora, resta aperta. Ma è la prima volta che la stiamo affrontando con strumenti capaci di distinguere il sospetto dalla certezza.
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