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Astronomia

WASP-94A b: il pianeta dove ogni notte svaniscono le nuvole di roccia

Il telescopio James Webb ha misurato separatamente il meteo dei due emisferi di un gioviano caldo a 700 anni luce.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Illustrazione artistica di nuvole minerali su un esopianeta gioviano caldo
Illustrazione artistica di nuvole minerali su un esopianeta gioviano caldo

Il telescopio spaziale James Webb ha osservato un pianeta dove ogni mattina il cielo si riempie di nuvole fatte di roccia vaporizzata, che entro sera svaniscono nel nulla. Si chiama WASP-94A b, è un gigante gassoso a quasi 700 anni luce dalla Terra, e per la prima volta gli astronomi hanno potuto misurare separatamente il "meteo" dei suoi due emisferi. Il risultato, pubblicato il 21 maggio 2026, racconta un mondo spaccato in due: una metà coperta di nubi minerali, l'altra dal cielo terso.

Un pianeta con due metà completamente diverse

WASP-94A b appartiene alla famiglia dei gioviani caldi (hot Jupiter): pianeti grandi come Giove ma vicinissimi alla loro stella, tanto da compiere un'orbita in pochi giorni. A questa distanza la stella li blocca in rotazione sincrona: mostrano sempre la stessa faccia, esattamente come la Luna con la Terra. Il risultato è un emisfero perennemente illuminato, rovente, e uno in ombra, più freddo.

Studiando il pianeta mentre transitava davanti alla sua stella nella costellazione del Microscopio, il team guidato da Sagnick Mukherjee dell'Arizona State University ha scoperto che il bordo del "mattino" (dove il pianeta passa dalla notte al giorno) è coperto di nubi, mentre il bordo della "sera" è quasi del tutto sereno. "È stato davvero sorprendente quanto siano diverse le due metà dello stesso pianeta", ha commentato Mukherjee in un'intervista a Scientific American.

Illustrazione artistica delle nuvole su un gioviano caldo
Rappresentazione artistica delle nubi minerali su un gioviano caldo. Credit: NASA/JPL-Caltech.

Nuvole di roccia vaporizzata

Sulla Terra le nuvole sono fatte di acqua. Su WASP-94A b, dove le temperature superano abbondantemente i mille gradi, le nubi sono composte da silicato di magnesio, ferro e solfuro di magnesio: in pratica, roccia allo stato di vapore che condensa in minuscole particelle. È un meteo alieno nel senso più letterale del termine.

Il meccanismo che spiega l'asimmetria è elegante. Le enormi differenze di temperatura tra l'emisfero diurno e quello notturno generano venti potentissimi che trasportano l'aria intorno al pianeta. Le nubi si formano nell'aria più fredda proveniente dal lato notturno e poi, spinte verso le regioni più calde e illuminate, evaporano. Il "mattino" del pianeta è quindi nuvoloso perché lì arriva aria fresca carica di particelle; la "sera" è limpida perché quelle stesse particelle si sono già vaporizzate.

Come fa Webb a "vedere" il meteo di un pianeta invisibile

Nessun telescopio può fotografare direttamente la superficie di WASP-94A b. La tecnica usata è la spettroscopia di trasmissione: quando il pianeta passa davanti alla stella, una parte della luce stellare attraversa la sottile fascia di atmosfera sul bordo del pianeta. Le molecole e le particelle lasciano un'impronta nello spettro, che il telescopio scompone colore per colore.

La svolta è stata la sensibilità degli strumenti del James Webb Space Telescope, che ha permesso di analizzare separatamente il bordo del mattino e quello della sera invece di mediarli insieme. Come ha detto Heather Knutson del Caltech, coautrice dello studio, "si vede a colpo d'occhio la differenza nei dati". Lo studio completo è uscito sulla rivista Science e il manoscritto è disponibile anche come preprint su arXiv.

Illustrazione artistica di un gioviano caldo davanti alla sua stella
Un gioviano caldo in transito davanti alla propria stella: la configurazione che permette la spettroscopia di trasmissione. Credit: NASA/JPL-Caltech.

Non è un caso isolato

Dopo WASP-94A b, il gruppo ha riesaminato altri otto gioviani caldi osservati da Webb e ha trovato lo stesso ciclo di nubi in altri due mondi: WASP-39 b e WASP-17 b. Significa che l'asimmetria mattino-sera potrebbe essere una caratteristica comune di questa classe di pianeti, non un'eccezione. È un'informazione preziosa: per anni le nubi sono state il principale ostacolo nella lettura delle atmosfere esoplanetarie, perché "appiattiscono" gli spettri e nascondono le molecole sottostanti.

Capire dove e quando si formano le nubi aiuta a interpretare correttamente i dati di centinaia di altri pianeti che la missione esopianeti della NASA continua a studiare, e a distinguere un cielo davvero limpido da uno solo apparentemente tale.

Perché questa scoperta conta

WASP-94A b non è abitabile né lo sarà mai: è un inferno gassoso dove piove roccia liquida. Ma è un laboratorio naturale perfetto. Misurare il meteo su un pianeta a 700 anni luce, distinguendo l'alba dal tramonto di un mondo che non vedremo mai da vicino, era impensabile solo dieci anni fa. Ogni atmosfera esoplanetaria che impariamo a leggere ci avvicina all'obiettivo finale: riconoscere, un giorno, l'impronta della vita nello spettro di un pianeta roccioso simile alla Terra.

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