Corpo Umano
L'appendice non è inutile: è la 'casa sicura' dei batteri buoni
Considerata per oltre un secolo un relitto evolutivo, l'appendice avrebbe una funzione immunitaria precisa scoperta nel 2007.

Per oltre un secolo l'appendice è stata trattata come il "relitto" del corpo umano: un residuo evolutivo inutile, un vicolo cieco intestinale buono soltanto a infiammarsi e a finire sotto i ferri del chirurgo. Persino Charles Darwin la considerava un organo vestigiale. Oggi questa convinzione è stata ribaltata: secondo un filone di ricerca avviato nel 2007, l'appendice vermiforme avrebbe una funzione precisa e tutt'altro che banale, legata al sistema immunitario e ai batteri "buoni" del nostro intestino.
La teoria della "casa sicura"
La svolta è arrivata da un gruppo della Duke University, guidato da William Parker e Randal Bollinger. In uno studio pubblicato nel dicembre 2007 sul Journal of Theoretical Biology, i ricercatori hanno proposto che l'appendice funzioni come una "casa sicura" (safe house) per i batteri commensali, quelli che popolano normalmente l'intestino e che sono fondamentali per la digestione e la difesa dell'organismo. La sua forma — un piccolo tubo cieco che si apre sull'intestino crasso, lontano dal flusso principale — la rende un rifugio ideale, protetto dal "traffico" intestinale.
L'idea è semplice e affascinante: in caso di infezione grave, quando una dissenteria svuota e ripulisce l'intestino dei suoi microrganismi, l'appendice conserverebbe al sicuro una riserva di batteri benefici, pronti a ripopolare il colon una volta superata la crisi. Una sorta di "banca dei semi" microbica del nostro corpo. Il comunicato ufficiale dell'ateneo americano spiega bene questa ipotesi, definendo l'appendice tutt'altro che inutile: una casa sicura per i batteri.
Biofilm e tessuto immunitario
Come custodisce questi microrganismi? Attraverso i biofilm: sottili pellicole formate da microbi, muco e molecole del sistema immunitario, che aderiscono alla parete intestinale. L'appendice è particolarmente ricca di tessuto linfoide, parte del cosiddetto GALT (il tessuto linfoide associato all'intestino), che protegge e nutre queste colonie batteriche. In pratica, l'organo non è un sacco vuoto, ma un avamposto immunitario densamente attivo, dove difese dell'ospite e flora microbica convivono in stretta collaborazione, come documentato da una rassegna sull'immunologia dell'appendice pubblicata su Clinical and Experimental Immunology.
Questa convivenza spiega anche perché l'appendice sia così esposta alle infiammazioni: essendo un crocevia tra il sistema immunitario e i batteri, è un luogo in cui le reazioni difensive possono facilmente sfuggire di mano, soprattutto quando il piccolo tubo si ostruisce.
L'indizio nascosto nell'evoluzione
Se l'appendice fosse davvero un inutile relitto, l'evoluzione avrebbe dovuto eliminarla. È accaduto l'opposto. Gli studi della biologa Heather Smith, della Midwestern University, hanno mostrato che l'appendice è comparsa in modo indipendente decine di volte nel corso dell'evoluzione dei mammiferi, ed è presente in moltissime specie, dai roditori ai primati. Un organo che evolve ripetutamente e che, una volta comparso, raramente scompare, è il contrario di ciò che ci si aspetta da una struttura priva di funzione.
Le analisi comparative hanno inoltre rilevato che le specie dotate di appendice tendono ad avere una maggiore concentrazione di tessuto linfoide nel cieco, un dato coerente con il ruolo immunitario e di "deposito" di batteri. L'insieme di queste prove — anatomiche, immunologiche ed evolutive — ha progressivamente smontato l'etichetta di organo vestigiale.
Allora perché si infiamma?
Resta il fatto che l'appendicite è una delle emergenze chirurgiche più comuni, e che l'asportazione dell'appendice (appendicectomia) salva ogni anno innumerevoli vite. Come si concilia questo con un organo "utile"? La risposta sta nel contesto. Nelle società moderne, con acqua potabile sicura e poche epidemie intestinali devastanti, la funzione di "ripopolamento" dell'appendice è in gran parte superflua: se la flora intestinale viene perduta, la riacquistiamo facilmente dall'ambiente e dal cibo. La sua eventuale rimozione, quindi, non comporta conseguenze gravi per la maggior parte delle persone.
In contesti diversi — dove le malattie diarroiche sono frequenti e l'accesso all'acqua pulita è limitato — quel piccolo serbatoio di batteri potrebbe invece fare una differenza concreta. Insomma, un organo nato utile può apparire superfluo solo perché l'ambiente in cui viviamo è cambiato.
Sorprese recenti
La ricerca continua a riservare sorprese. Negli ultimi anni l'appendice è finita al centro di studi inattesi: alcune ricerche hanno osservato che chi è stato sottoposto ad appendicectomia presenta un rischio leggermente diverso rispetto ad alcune patologie, e l'organo è stato studiato anche come possibile serbatoio di proteine coinvolte in malattie neurodegenerative. Si tratta di filoni ancora aperti e dibattuti, che vanno interpretati con cautela e senza trarre conclusioni affrettate, come ricorda anche la sintesi divulgativa pubblicata da ScienceDaily.
Quel che è certo è che l'appendice ha smesso di essere il simbolo dell'inutilità anatomica. Da "errore" della natura a sofisticato avamposto del nostro microbioma: la sua riabilitazione è un bell'esempio di come la scienza sappia rivedere le proprie certezze quando arrivano prove migliori.
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