Corpo Umano
Pelle d'oca: l'eredità dei nostri antenati pelosi (che serve ancora ai capelli)
Un riflesso vestigiale che ci fa rizzare peli inutili. Ma uno studio di Harvard del 2020 ha scoperto che quel meccanismo controlla anche la crescita dei capelli.

Basta un brivido di freddo, una scena di un film o il ritornello di una canzone che amiamo, e la pelle delle braccia si ricopre di minuscoli rilievi: la pelle d'oca. È un fenomeno talmente comune da sembrarci banale, eppure racconta una storia evolutiva di milioni di anni e nasconde, come ha scoperto la scienza solo di recente, una funzione del tutto inattesa.
Cosa succede davvero sulla pelle
Il nome tecnico è orripilazione (o piloerezione). Alla base di ogni pelo c'è un minuscolo muscolo, il muscolo erettore del pelo (arrector pili). Quando si contrae, tira il follicolo e fa drizzare il pelo, mentre la pelle attorno si solleva formando il caratteristico "bozzo". Tutto questo avviene per un riflesso involontario controllato dal sistema nervoso simpatico, lo stesso che governa la reazione di "attacco o fuga": quando viene rilasciata adrenalina, i muscoli erettori si contraggono insieme.
Per questo la pelle d'oca compare in due situazioni apparentemente diverse — il freddo e le emozioni intense — ma accomunate dall'attivazione dello stesso circuito nervoso.

Un'eredità dai nostri antenati pelosi
Negli animali ricoperti di pelliccia questo meccanismo è utilissimo. Drizzare il pelo crea uno strato d'aria che isola dal freddo, esattamente come un piumino. E di fronte a una minaccia, una pelliccia gonfia fa apparire l'animale più grosso e pericoloso: pensate al gatto che inarca la schiena con il pelo ritto, o al riccio. È una strategia di sopravvivenza efficace.
Negli esseri umani, però, che hanno perso quasi tutta la peluria del corpo, sollevare quei pochi peli sottili non scalda né intimidisce nessuno. La pelle d'oca è quindi un classico tratto vestigiale: una caratteristica che svolgeva una funzione nei nostri antenati e che abbiamo conservato pur avendo perso la pelliccia che la rendeva utile. Lo aveva già intuito Charles Darwin, che nel 1872, nel saggio The Expression of the Emotions in Man and Animals, descrisse la piloerezione come reazione alla paura comune all'uomo e agli altri mammiferi.

La sorpresa di Harvard: serve ancora ai capelli
Per molto tempo si è pensato che, nell'uomo, la pelle d'oca fosse soltanto un fossile evolutivo senza scopo. Ma uno studio pubblicato nel 2020 sulla rivista Cell, guidato dalla biologa Ya-Chieh Hsu dell'Università di Harvard, ha ribaltato l'idea. I ricercatori hanno scoperto che il muscolo erettore del pelo, il nervo simpatico e le cellule staminali del follicolo pilifero formano un'unità strettamente collegata.
In pratica, il muscolo fa da "ponte" che tiene il nervo simpatico ancorato vicino alle staminali del capello. Quando fa freddo, l'attivazione del nervo non solo provoca la contrazione che dà la pelle d'oca, ma stimola anche le cellule staminali a rigenerare il pelo. Come ha spiegato il team alla Harvard Gazette, esiste cioè un legame diretto tra la reazione al freddo e la crescita dei capelli: una risposta di breve termine (rizzare il pelo) e una di lungo termine (farne crescere di nuovo per affrontare il freddo) condividono lo stesso apparato.
Un "fossile" che lavora ancora
La pelle d'oca, insomma, è molto più di un curioso residuo del passato. È vero che non ci scalda più come scaldava i nostri antenati ricoperti di pelo, ma il suo macchinario biologico è stato riciclato dall'evoluzione per un compito diverso e ancora attuale. La prossima volta che un brivido vi increspa la pelle ascoltando una musica che amate, pensateci: state assistendo a un riflesso vecchio di milioni di anni, scolpito quando i nostri progenitori avevano ancora una pelliccia da gonfiare nel gelo della notte.
Una buona curiosità ogni mattina
Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.
Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.



