Curiosando si impararivista di curiosità

Corpo Umano

Propriocezione: il sesto senso che ci dice dove finisce il nostro corpo

Chiudete gli occhi e toccatevi il naso: ci riuscite grazie a un senso silenzioso che il fisiologo Sherrington battezzò nel 1906.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Persona in equilibrio su una gamba sola in una posizione yoga, con la postura controllata
Persona in equilibrio su una gamba sola in una posizione yoga, con la postura controllata

Fate una prova: chiudete gli occhi e toccatevi la punta del naso con l'indice. Ci riuscite senza esitare. Eppure non avete guardato la vostra mano, né l'avete "sentita" con il tatto fino al contatto finale. Come ha fatto il cervello a sapere dove si trovava il vostro braccio nello spazio? La risposta è un senso di cui quasi nessuno parla, ma che usiamo in ogni istante: la propriocezione, la consapevolezza della posizione e del movimento del nostro corpo.

È stato il neurofisiologo britannico Charles Sherrington, futuro premio Nobel, a coniare il termine nel 1906 nella sua opera The Integrative Action of the Nervous System, descrivendo i recettori che raccolgono informazioni dall'interno del corpo. Da allora la propriocezione è considerata il vero "sesto senso", accanto a vista, udito, olfatto, gusto e tatto.

I sensori nascosti nei muscoli

A differenza degli altri sensi, la propriocezione non ha un organo visibile come l'occhio o l'orecchio. I suoi recettori sono distribuiti dentro muscoli, tendini e articolazioni. I principali sono i fusi neuromuscolari, che misurano quanto un muscolo è allungato, e gli organi tendinei del Golgi, che rilevano la tensione. Questi sensori inviano un flusso continuo di segnali al midollo spinale e al cervello, che li integra in tempo reale per costruire una mappa interna del corpo. È grazie a questo che potete camminare al buio, salire le scale senza fissare i piedi o riportare la forchetta alla bocca mentre parlate.

Ginnasta in equilibrio sulla trave durante un esercizio
L'equilibrio di una ginnasta sulla trave dipende da una propriocezione finissima, allenata per anni. Credit: Cleiton Silva / Pexels.

Il gene PIEZO2 e il Nobel del 2021

Per oltre un secolo la base molecolare di questo senso è rimasta misteriosa. La svolta è arrivata con la scoperta delle proteine PIEZO, canali che trasformano una forza meccanica — uno stiramento, una pressione — in un segnale nervoso. Questo lavoro è valso il Premio Nobel per la Medicina 2021 ad Ardem Patapoutian e David Julius.

Quanto sia cruciale PIEZO2 lo ha dimostrato uno studio del 2016 sul New England Journal of Medicine, che ha studiato persone con rare mutazioni che disattivano questo gene. Questi pazienti, pur avendo intelligenza e forza normali, sono scoordinati e instabili: a occhi chiusi non sanno se le loro articolazioni sono piegate o distese, e per muoversi devono guardarsi continuamente. La loro propriocezione, semplicemente, non funziona.

L'uomo che perse il proprio corpo

Il caso più celebre è quello di Ian Waterman, un macellaio inglese che a 19 anni, dopo una banale infezione virale, perse di colpo la propriocezione e il tatto dal collo in giù. I suoi muscoli erano intatti, ma il cervello non riceveva più informazioni sulla posizione del corpo. All'inizio non riusciva nemmeno a stare seduto senza crollare. Negli anni, con uno sforzo titanico, imparò a muoversi e a camminare di nuovo controllando ogni gesto con la vista: se la stanza piombava nel buio, cadeva a terra. La sua storia, raccontata dal neurologo Jonathan Cole nel libro Pride and a Daily Marathon e in un celebre documentario della BBC, mostra in modo drammatico quanto questo senso invisibile sia fondamentale per la più banale delle azioni.

Persona con gli occhi chiusi, concentrata sulle proprie sensazioni corporee
A occhi chiusi ci affidiamo interamente alla propriocezione per sapere dove sono le nostre membra. Credit: Kaboompics / Pexels.

Un senso che si può allenare (e che invecchia)

La buona notizia è che la propriocezione è allenabile. Ballerini, ginnasti e atleti la affinano fino a livelli straordinari, e gli esercizi di equilibrio su superfici instabili sono parte della riabilitazione dopo una distorsione: una caviglia "slogata" guarisce nei legamenti ma resta instabile finché non si rieducano i suoi recettori. Con l'età, invece, la propriocezione tende a declinare, ed è una delle cause delle cadute negli anziani.

La prossima volta che camminerete distratti guardando il telefono, ricordatevi che un esercito di sensori nei vostri muscoli sta lavorando in silenzio per non farvi inciampare. È il senso che non sentiamo mai — finché, come accadde a Ian Waterman, non scompare del tutto.

Una buona curiosità ogni mattina

Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.

Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.


Da scoprire

Continua a leggere

Altre storie che ti potrebbero piacere, scelte per te