Curiosità
Catatumbo lightning: il temporale eterno del Venezuela con 250 fulmini al km² ogni anno
Sul Lago di Maracaibo i temporali si accendono 160 notti all'anno per nove ore consecutive. È il punto più 'fulminato' del pianeta.

Per i marinai dell'Ottocento era il Faro di Maracaibo: dal Mar dei Caraibi, di notte, vedevano una zona del cielo sopra il Venezuela illuminarsi a intermittenza, costantemente, come se qualcuno tenesse acceso un televisore senza sintonia. Oggi sappiamo che quel chiarore è generato da una media di 1,2 milioni di fulmini all'anno concentrati su un'area minuscola: la foce del fiume Catatumbo, dove il corso d'acqua si butta nel Lago di Maracaibo.
I dati del satellite TRMM della NASA, raccolti tra il 1997 e il 2012, hanno trasformato un'antica leggenda di viaggio in un record meteorologico ufficiale: con 233 fulmini per chilometro quadrato all'anno, il bacino del Catatumbo ha superato anche il vecchio campione, il bacino del Congo. La World Meteorological Organization ha sancito il primato nel 2016.

La geografia che produce il fenomeno
Il Lago di Maracaibo non è un lago in senso stretto: è una vasta laguna salmastra di 13.000 km² che comunica con il Mar dei Caraibi attraverso uno stretto canale. È circondato su tre lati da catene montuose — la Sierra de Perijá a ovest, la Cordillera de Mérida (un ramo settentrionale delle Ande) a sud-est, la Cordillera del Caribe a nord — che lo trasformano in un imbuto termico naturale.
Di giorno l'aria caldissima e umidissima del bacino sale per convezione fino a 18 chilometri di quota. Di notte succede il contrario: brezze fresche che scendono dalle Ande si infilano sotto la massa d'aria calda, sollevandola in pochi minuti. Si forma un cumulonembo enorme, alto come l'Everest, sempre nella stessa posizione, sempre intorno alle ventuno locali. Quando l'aria sale così rapidamente, le gocce d'acqua e i cristalli di ghiaccio si urtano e si separano elettricamente. Il risultato è una scarica di fulmini quasi ininterrotta dal tramonto all'alba.
La regolarità impressionante
Le scariche del Catatumbo seguono un orologio quasi ferroviario: cominciano in media alle 19:30, raggiungono il picco intorno alle 23, si esauriscono verso le 5 del mattino. Si verificano per circa 160 notti l'anno, con un picco tra settembre e ottobre. Nelle notti più intense si arriva a 28 fulmini al minuto: significa che, mediamente, ogni due secondi una scarica illumina il cielo per centinaia di chilometri attorno.
Il geografo italiano Agostino Codazzi, che mappò il Venezuela nell'Ottocento, scriveva che durante la Battaglia del Lago di Maracaibo del 24 luglio 1823 — episodio decisivo dell'indipendenza venezuelana dalla Spagna — le flotte si individuarono di notte grazie alla luce dei fulmini. Pare anche che Sir Francis Drake, nel 1595, avesse rinunciato a un'incursione notturna a Maracaibo perché il bagliore continuo dei lampi rendeva inutile la sorpresa.

Il giallo del 2010
Da gennaio a marzo 2010 il fenomeno si fermò completamente. Per circa sei settimane i pescatori locali non videro nemmeno un lampo. Le autorità venezuelane temettero che il rumore elettromagnetico fosse cessato per sempre, vittima della perdita di umidità causata da una stagione di siccità eccezionale legata al fenomeno El Niño. Poi, all'arrivo delle prime piogge di aprile, i fulmini ripresero come se non fosse successo niente. È la dimostrazione che il fenomeno è puramente meteorologico: niente acqua sufficiente, niente lampi.
Una sentinella per la chimica dell'atmosfera
I temporali producono ossidi di azoto, che a loro volta generano ozono troposferico. Si stima che il Catatumbo da solo contribuisca per il 10% alla produzione di ozono nella bassa atmosfera dell'America del Sud. Uno studio del 2020 della Universidad del Zulia ha proposto di usare il fenomeno come laboratorio naturale per studiare la chimica fulminoindotta, con stazioni di misura permanenti a Congo Mirador, il villaggio palafitticolo che vive proprio dentro la cellula temporalesca più attiva.
Andare a vederlo
Per i fotografi è una specie di Mecca. Le condizioni migliori si hanno a fine ottobre, quando le notti sono lunghe e le piogge frequenti. Si parte all'alba da Mérida, otto ore di strada e barca per arrivare al villaggio di Ologá, dove si dorme in palafitte aspettando il tramonto. Non c'è bisogno di sapere quando puntare la macchina: i fulmini, davvero, ti aspetteranno tutta la notte.
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