Curiosità
Lago Karachay: il lago più radioattivo del mondo è un segreto sovietico del 1951
Negli Urali del Sud i rifiuti del complesso nucleare Mayak hanno reso letale in un'ora un piccolo bacino

Negli Urali del Sud, a una settantina di chilometri a nord-est della città chiusa di Ozërsk, esisteva fino al 2015 un piccolo lago che la Guinness World Records ha definito il luogo a cielo aperto più radioattivo della Terra. Si chiamava lago Karachay (in russo Озеро Карачай) e per quasi sessant'anni è stato il segreto meglio sigillato della catena del nucleare sovietico.
Stare un'ora sulle sue rive, alla fine degli anni Ottanta, equivaleva a ricevere una dose letale di radiazioni gamma. Il bacino, lungo circa 450 metri, oggi non esiste più: è stato infossato e cementato definitivamente nel novembre 2015. Ma ciò che si è depositato sotto il calcestruzzo è ancora, in termini di radioattività totale, paragonabile al fallout di Chernobyl.
Mayak: la fabbrica del plutonio
La storia di Karachay è inseparabile da quella di Mayak, il primo grande complesso di produzione di plutonio sovietico, costruito tra il 1945 e il 1948 in tutta fretta per dotare l'URSS della bomba atomica. Lo stabilimento occupa un'area enorme nel distretto di Čeljabinsk e diede al partito il plutonio della RDS-1, la prima bomba sovietica detonata il 29 agosto 1949.
Per anni i rifiuti liquidi a media attività furono scaricati direttamente nel fiume Teča, contaminando i villaggi a valle e migliaia di abitanti. Dopo i primi clamori sanitari, nel 1951 la direzione del complesso scelse una soluzione apparentemente più sicura: scaricare i rifiuti ad alta attività in un piccolo lago endoreico, il Karachay, che non aveva emissari diretti. Si pensava che il bacino li avrebbe "contenuti" per sempre.

Il disastro di Kyshtym (1957)
Solo a settembre del 1957 il pubblico cominciò a sospettare qualcosa, anche se le autorità tacquero per trent'anni. Un serbatoio di rifiuti ad alta attività situato a poche centinaia di metri da Karachay esplose per surriscaldamento: l'incidente di Kyshtym rilasciò circa 740 PBq di radioattività, paragonabili a quelli di Chernobyl, e fu classificato 6 sulla scala INES. Il fungo radioattivo investì un'area di 23.000 km² (la cosiddetta traccia radioattiva degli Urali orientali), evacuando oltre 10.000 persone.
L'episodio fu confermato pubblicamente solo nel 1989, durante la perestrojka. Nel frattempo Karachay continuava a ricevere rifiuti.
120 milioni di curie e un'ora di vita
I numeri sono difficili da credere. Uno studio del 1993 stimò che Karachay contenesse 4,44 × 10¹⁸ becquerel, equivalenti a circa 120 milioni di curie di attività complessiva: principalmente cesio-137 e stronzio-90. Nel 1990 i tecnici del Natural Resources Defense Council misurarono sul punto di scarico una dose di 600 röntgen all'ora, ossia circa 6 sievert all'ora: in un'ora si supera la dose mediamente letale per un essere umano.
Per dare l'idea: la dose annua a cui un dipendente di una centrale nucleare può essere esposto in Europa è di 20 millisievert, cioè 300.000 volte meno di un'ora passata sulla riva di Karachay.
Il colpo di vento del 1968
Quando nel 1967 una siccità ridusse molto il volume del lago, il fondale prosciugato fu raggiunto dal vento. Nel 1968 un evento eolico sollevò una nuvola di polvere radioattiva stimata in 185 PBq (5 megacurie): la contaminazione si propagò su 1.800 km² e irradiò circa 500.000 persone. La Mosca dell'epoca, scossa dall'episodio, ordinò un piano di chiusura: il bacino doveva essere riempito di rocce, terra e calcestruzzo.
La sigillatura: 1978-2015
Il riempimento iniziò nel 1978 con blocchi di calcestruzzo speciali, ciascuno pesante una tonnellata. Procedette per quasi quarant'anni. Nel novembre 2015 Rosatom annunciò la fine del riempimento: oggi al posto del lago c'è una collina artificiale di pietre e calcestruzzo. Il problema, tuttavia, non è risolto: gli idrogeologi temono che il pennacchio contaminato si stia muovendo lentamente verso la falda dell'Ob', uno dei principali fiumi della Siberia.
Cosa insegna Karachay
Karachay non è una curiosità geografica: è un caso di studio sulla durata geologica dell'eredità nucleare. Anche se sigillato, il sito richiederà monitoraggio per almeno 240.000 anni, considerando l'emivita del plutonio-239 che giace sui suoi fondali. Per confronto, l'Homo sapiens moderno è apparso 300.000 anni fa.
Il caso ha contribuito alla nascita della disciplina della semiotica nucleare, che studia come avvertire generazioni future di un pericolo invisibile usando simboli leggibili tra centomila anni. Karachay resta lì, sotto la collina cementata, a ricordare che nella corsa allo spazio e alla bomba di metà Novecento qualcuno scelse di trasformare un lago in un cimitero atomico — e si convinse, per un po', che fosse un'idea ragionevole.
Una buona curiosità ogni mattina
Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.
Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.

