Curiosità
Lago Vostok: il lago sepolto sotto 4 km di ghiaccio antartico
Isolato per milioni di anni sotto la calotta dell'Antartide, è il più grande lago subglaciale della Terra e un modello per cercare la vita sulle lune ghiacciate.

Sotto quasi quattro chilometri di ghiaccio antartico, isolato dal resto del mondo per milioni di anni, si nasconde un lago grande quanto una regione: il Lago Vostok. È il più esteso dei laghi subglaciali della Terra, un ecosistema sigillato e oscuro che gli scienziati considerano una delle ultime grandi frontiere inesplorate del pianeta – e un possibile modello per cercare la vita su mondi ghiacciati come le lune di Giove e Saturno.
Un lago sepolto sotto il ghiaccio
Il Lago Vostok si trova nell'Antartide orientale, sotto l'omonima base di ricerca russa, in uno dei luoghi più freddi della Terra: proprio alla stazione Vostok, in superficie, fu registrata la temperatura più bassa mai misurata sul pianeta, circa -89 °C. Eppure, paradossalmente, a quattromila metri di profondità sotto i suoi piedi c'è acqua liquida. Il lago si estende per circa 250 chilometri in lunghezza e 50 in larghezza, con una superficie di oltre 12.000 chilometri quadrati e profondità che in alcuni punti superano i 500 metri. È, per dimensioni, paragonabile a grandi laghi di superficie come l'Ontario.
Perché l'acqua resta liquida
Come può esistere acqua liquida sotto chilometri di ghiaccio, in uno dei posti più gelidi del mondo? La risposta sta in una combinazione di fattori. Anzitutto, l'enorme spessore della calotta glaciale funziona da coperta isolante, schermando il lago dal freddo atmosferico. In secondo luogo, il calore geotermico che sale dalla crosta terrestre riscalda la base del ghiaccio dal basso. Infine, l'immensa pressione esercitata da quasi quattro chilometri di ghiaccio abbassa il punto di congelamento dell'acqua. Il risultato è un lago che rimane liquido a una temperatura di poco inferiore allo zero.
Una scoperta lunga decenni
L'esistenza di Vostok fu ipotizzata già negli anni Sessanta dal geografo russo Andrey Kapitsa, ma fu confermata solo negli anni Novanta grazie a indagini con radar a penetrazione del ghiaccio e a dati satellitari, che rivelarono una superficie stranamente piatta e liscia sotto la calotta – il segno rivelatore di una distesa d'acqua. La documentazione dell'Osservatorio della Terra della NASA mostra come le tecniche di telerilevamento abbiano permesso di mappare il lago senza mai vederlo direttamente, ricostruendone forma e dimensioni dall'alto.
La perforazione e il rischio di contaminazione
Per decenni gli scienziati russi hanno perforato il ghiaccio sopra il lago, soprattutto per estrarre carote di ghiaccio preziose per lo studio del clima del passato. Nel febbraio 2012, dopo oltre vent'anni di lavoro, la trivella raggiunse finalmente la superficie del lago, a quasi 3.770 metri di profondità. Fu un traguardo storico, ma anche controverso: il fluido usato per mantenere aperto il pozzo rischiava di contaminare un ambiente rimasto incontaminato per milioni di anni. Proprio la difficoltà di prelevare campioni "puliti" è oggi una delle grandi sfide scientifiche legate a Vostok, perché ogni minima contaminazione rischia di falsare la ricerca di forme di vita autoctone.
Un archivio del clima di centinaia di migliaia di anni
Prima ancora di raggiungere l'acqua, le perforazioni di Vostok hanno regalato alla scienza un tesoro diverso: le carote di ghiaccio. Il ghiaccio della calotta si forma per accumulo di neve anno dopo anno, e ogni strato intrappola minuscole bolle d'aria dell'atmosfera dell'epoca. Analizzando questi strati, i ricercatori hanno ricostruito l'andamento della temperatura e della composizione atmosferica del passato remoto. Le celebri carote di Vostok hanno fornito una registrazione climatica che copre oltre 400.000 anni, mostrando con chiarezza l'alternarsi delle ere glaciali e dei periodi caldi e lo stretto legame tra temperatura e concentrazione di anidride carbonica. Sono dati diventati fondamentali per comprendere i meccanismi del clima terrestre e l'impatto dei gas serra.
C'è vita là sotto?
La domanda che affascina di più è se in quelle acque buie, ad alta pressione, povere di nutrienti e isolate da milioni di anni, possa esistere la vita. Le analisi dei campioni di ghiaccio "di accrescimento" – il ghiaccio formato dall'acqua del lago che congela alla base della calotta – hanno fornito indizi della presenza di microrganismi, anche se distinguere le tracce autentiche dalle contaminazioni resta complicato. Se confermata, una biosfera capace di sopravvivere in queste condizioni estreme avrebbe enormi implicazioni, come ricostruisce la letteratura scientifica sul lago.
Un laboratorio per cercare vita nello spazio
Ed è qui che Vostok diventa interessante anche per chi guarda al cielo. Lune ghiacciate come Europa (attorno a Giove) ed Encelado (attorno a Saturno) nascondono oceani di acqua liquida sotto spesse croste di ghiaccio, in condizioni per certi versi simili a quelle del lago antartico. Studiare come la vita possa eventualmente sopravvivere a Vostok – e come perforare il ghiaccio senza contaminare l'ambiente sottostante – aiuta gli scienziati a progettare le future missioni astrobiologiche verso questi mondi. Il Lago Vostok, sepolto e silenzioso da milioni di anni, è così diventato una palestra terrestre per immaginare la ricerca della vita altrove nel Sistema Solare.
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