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Linea di Wallace: il confine invisibile tra Asia e Australia

Tra Bali e Lombok corre una frontiera biogeografica che separa scimmie ed elefanti da canguri e cacatua: un braccio di mare ha diviso le faune meglio di un continente.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Cacatua dal ciuffo giallo appollaiato su un ramo, fauna tipica del versante australiano della Linea di Wallace
Cacatua dal ciuffo giallo appollaiato su un ramo, fauna tipica del versante australiano della Linea di Wallace

Esiste in Indonesia una frontiera invisibile che nessuna mappa politica riporta, ma che la natura rispetta da milioni di anni. Da una parte tigri, scimmie, elefanti e rinoceronti; dall'altra, a poche decine di chilometri di mare, canguri arboricoli, cacatua e marsupiali. È la Linea di Wallace, il confine biogeografico più celebre del pianeta, tracciato a metà Ottocento dal naturalista britannico Alfred Russel Wallace. Una soglia che separa il mondo animale asiatico da quello australiano e che ancora oggi mette alla prova evoluzionisti e genetisti.

Lo stretto che separa due mondi

Durante i suoi otto anni di esplorazioni nell'arcipelago malese, fra il 1854 e il 1862, Wallace notò qualcosa di sconcertante. Le isole di Bali e Lombok sono divise da uno stretto largo appena 35 chilometri, eppure ospitano faune completamente diverse: a Bali, a ovest, animali di chiara origine asiatica come scimmie e picchi; a Lombok, a est, uccelli e mammiferi imparentati con quelli australiani. La stessa cesura corre più a nord, fra il Borneo e Sulawesi. Wallace tracciò questa linea e la descrisse in dettaglio nel suo capolavoro, L'arcipelago malese, gettando le basi della moderna biogeografia.

Mappa dell'Indonesia con la Linea di Wallace che separa la regione asiatica da quella australiana e la zona di transizione di Wallacea
La Linea di Wallace (a ovest) e la Linea di Lydekker (a est) delimitano la Wallacea, la fascia di transizione fra fauna asiatica e australiana. Credit: Altaileopard / Wikimedia Commons.

Perché un braccio di mare conta più di un continente

La spiegazione arrivò solo dopo Wallace, con la geologia e poi la tettonica delle placche. La Linea segue il margine della piattaforma continentale asiatica, la cosiddetta Sunda. Durante le ere glaciali, quando il livello del mare era molto più basso, Bali, Giava, Sumatra e il Borneo erano collegati alla terraferma asiatica da ponti di terra emersi: gli animali potevano spostarsi a piedi. A est della Linea, però, l'acqua restava profonda anche nei periodi glaciali. Gli stretti come quello di Lombok non si prosciugarono mai: erano canali profondi e correnti forti, una barriera che pochissimi animali terrestri riuscirono a superare. Ecco perché un sottile braccio di mare ha separato le faune meglio di un intero continente.

In mezzo resta una zona ibrida e affascinante, la Wallacea, che comprende Sulawesi, le Molucche e le Piccole Isole della Sonda orientali. Qui si mescolano elementi delle due regioni e abbondano le specie endemiche, nate in isolamento: è il caso del celebre drago di Komodo e dei minuscoli tarsi dagli occhi enormi di Sulawesi.

I numeri rendono l'idea della barriera. Lo Stretto di Lombok è profondo oltre 250 metri, mentre durante l'ultima glaciazione il livello del mare scese di circa 120 metri: non abbastanza per emergere. Mammiferi placentati come tigri, oranghi ed elefanti nani arrivarono così fino a Bali ma non oltre, mentre i marsupiali, partiti dall'Australia, non riuscirono quasi mai a spingersi a ovest. Gli unici a varcare con disinvoltura il confine furono gli animali capaci di volare o di galleggiare a lungo: pipistrelli, uccelli e qualche rettile trasportato su zattere di vegetazione.

Wallace, l'altro padre dell'evoluzione

Non fu un osservatore qualunque. Proprio mentre studiava la distribuzione delle specie nell'arcipelago, nel 1858, Wallace concepì in modo indipendente la teoria della selezione naturale e la spedì a Charles Darwin. I due lavori furono presentati insieme alla Linnean Society di Londra il 1° luglio 1858, un anno prima della pubblicazione de L'origine delle specie. La distribuzione "a scacchiera" degli animali fra le isole indonesiane fu per Wallace una delle prove più convincenti che le specie si trasformano e si adattano nel tempo, plasmate dalla geografia.

Ritratto fotografico di Alfred Russel Wallace nel 1862, al ritorno dall'arcipelago malese
Alfred Russel Wallace nel 1862, al rientro dall'arcipelago malese. Co-scopritore della selezione naturale, è considerato il fondatore della biogeografia. Credit: Wikimedia Commons.

Una frontiera ancora oggetto di studio

La Linea di Wallace non ha smesso di interrogare la scienza. Una ricerca pubblicata sui Proceedings of the Royal Society B ha mostrato come le diverse capacità di dispersione dei vari gruppi animali — chi vola, chi nuota, chi non può attraversare l'acqua salata — abbiano contribuito a "disegnare" il confine con nitidezza diversa per uccelli, mammiferi e rettili. Nel 2023 un team internazionale, in uno studio su Science, ha proposto una spiegazione per una vecchia asimmetria: molte più specie asiatiche hanno colonizzato l'Australia che non viceversa. La causa starebbe nel clima: gli animali della Sunda, abituati a foreste umide, si sarebbero adattati meglio alle nuove terre rispetto a quelli australiani, evolutisi in ambienti più aridi.

L'eredità di una linea immaginaria

A oltre un secolo e mezzo dalla sua descrizione, la Linea di Wallace resta un caso da manuale di come la storia geologica della Terra abbia scolpito la vita. Non è un muro, ma un filtro: ha lasciato passare gli uccelli e fermato i mammiferi terrestri, separando per sempre due grandi province faunistiche. Ogni volta che a Lombok un viaggiatore sente l'urlo di un cacatua dove a Bali avrebbe visto una scimmia, sta attraversando una delle più profonde cicatrici evolutive del nostro pianeta, individuata da un naturalista che girava le isole con poco più di una rete per insetti e una straordinaria capacità di osservare.

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