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Alexander Selkirk: il marinaio scozzese che ispirò Robinson Crusoe

Nel 1704 chiese di essere lasciato su un'isola deserta del Pacifico. Ci rimase oltre quattro anni: la sua vicenda reale diede vita a uno dei romanzi più famosi di sempre.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Veduta dell'isola Robinson Crusoe nell'arcipelago Juan Fernández, nel Pacifico al largo del Cile
Veduta dell'isola Robinson Crusoe nell'arcipelago Juan Fernández, nel Pacifico al largo del Cile

Quando immaginiamo un naufrago solitario su un'isola deserta, pensiamo a Robinson Crusoe, l'eroe del celebre romanzo di Daniel Defoe. Pochi sanno che dietro quella finzione c'è un uomo reale, in carne e ossa: il marinaio scozzese Alexander Selkirk, che sopravvisse da solo per oltre quattro anni su un'isola del Pacifico. E che, soprattutto, su quell'isola ci finì per sua scelta.

Una decisione disperata

Selkirk nacque nel 1676 a Lower Largo, un villaggio di pescatori nel Fife, in Scozia. Carattere ribelle e insofferente all'autorità, si imbarcò come corsaro al servizio della Corona inglese. Nel 1704 era nostromo (sailing master) sul Cinque Ports, una nave impegnata in una spedizione nei mari del Sud insieme al famoso navigatore William Dampier. La nave era però in pessime condizioni, divorata dai vermi del legno, e tra Selkirk e il giovane comandante Thomas Stradling i rapporti erano tesi.

Durante uno scalo in un'isola disabitata dell'arcipelago di Juan Fernández, a circa 670 km dalle coste del Cile, Selkirk dichiarò che preferiva restare lì piuttosto che riprendere il mare su uno scafo che riteneva sul punto di affondare. Chiese di essere sbarcato. Forse sperava che altri lo seguissero; nessuno lo fece. Quando si rese conto di essere rimasto solo, era ormai troppo tardi: la nave salpò. La sua intuizione, però, si rivelò esatta. Il Cinque Ports affondò davvero poco dopo, e gran parte dell'equipaggio morì o fu catturato.

Statua di Alexander Selkirk a Lower Largo, in Scozia
La statua di Selkirk a Lower Largo, suo paese natale in Scozia. Credit: Wikimedia Commons.

Quattro anni di solitudine assoluta

Per quattro anni e quattro mesi Selkirk visse completamente solo. All'inizio, raccontano le cronache, restava sulla spiaggia in preda alla disperazione, scrutando l'orizzonte. Poi imparò a sopravvivere. Sull'isola c'erano capre selvatiche, lasciate da navigatori precedenti: le cacciava per la carne e ne usava le pelli per vestirsi. Si nutriva anche di rape, cavoli selvatici e bacche. Per difendersi dai ratti che lo mordevano nel sonno, addomesticò i gatti selvatici dell'isola, che dormivano accanto a lui. Lesse e rilesse la sua Bibbia, l'unico modo per non perdere la lingua e la ragione.

La liberazione arrivò il 2 febbraio 1709, quando approdò sull'isola una spedizione corsara comandata da Woodes Rogers, che aveva a bordo proprio Dampier. Trovarono un uomo vestito di pelli di capra, agile come un animale selvatico, che aveva quasi disimparato a parlare. La sua storia fu raccontata da Rogers nel resoconto di viaggio pubblicato nel 1712 e divulgata dal saggista Richard Steele, diventando subito famosa in tutta l'Inghilterra.

Frontespizio di un'antica pubblicazione sulla vita di Alexander Selkirk
Il frontespizio di una delle prime pubblicazioni sulla vicenda di Selkirk. Credit: Wikimedia Commons (pubblico dominio).

Dalla cronaca al romanzo

Dieci anni dopo, nel 1719, Daniel Defoe pubblicò Robinson Crusoe, considerato da molti il primo romanzo moderno in lingua inglese. Defoe non citò mai Selkirk e cambiò molti dettagli — ambientando la vicenda su un'isola dei Caraibi e facendola durare ben 28 anni — ma è opinione diffusa tra gli studiosi che la storia del marinaio scozzese sia stata una delle principali fonti d'ispirazione, come ricorda la Enciclopedia Britannica. La stessa Britannica dedica a Selkirk una voce che ne ricostruisce la straordinaria avventura.

Il destino dopo l'isola

Tornato in patria, Selkirk faticò a riadattarsi alla vita ordinaria: si racconta che si fosse costruito una grotta dietro la casa paterna per ritirarsi in solitudine. Riprese infine il mare e morì nel 1721 a bordo di una nave della Royal Navy, al largo dell'Africa occidentale, probabilmente di febbre gialla. Fu sepolto in mare.

La sua eredità, però, è sopravvissuta in un modo che lui non avrebbe mai immaginato. Nel 1966 il governo cileno ha ufficialmente ribattezzato l'isola della sua prigionia Isola Robinson Crusoe, mentre un'altra isola dell'arcipelago porta oggi il nome Isla Alejandro Selkirk. Un raro caso in cui la realtà e la finzione si incontrano sulla stessa carta geografica, a ricordare l'uomo vero che visse, per davvero, l'avventura che milioni di lettori conoscono solo dai libri.

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