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Porta dell'Inferno di Darvaza: il cratere del Turkmenistan brucia da oltre 50 anni nel deserto del Karakum

Una sonda sovietica del 1971 (forse), un crollo improvviso del suolo, un incendio controllato che doveva durare poche settimane. Il presidente turkmeno ha annunciato la chiusura nel 2022, ma le fiamme sono ancora la.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Il cratere di Darvaza in fiamme nel deserto del Karakum, Turkmenistan
Il cratere di Darvaza in fiamme nel deserto del Karakum, Turkmenistan

A 260 chilometri a nord di Ashgabat, capitale del Turkmenistan, in mezzo a una distesa di sabbia e arbusti spinosi del deserto del Karakum, si apre un buco nella terra largo 70 metri e profondo 30. Sul fondo bruciano centinaia di piccole fiamme arancioni, alimentate da un giacimento di metano che continua a risalire dal sottosuolo da più di mezzo secolo. La temperatura sull'orlo del cratere supera i 60 °C, l'aria odora di idrocarburi. I turkmeni lo chiamano Garagum Yalkymy, "il fuoco del Karakum". I turisti — e oggi sono diverse migliaia all'anno — preferiscono il soprannome inglese: Door to Hell, la Porta dell'Inferno.

Vista notturna del cratere di Darvaza con fiamme che illuminano il deserto del Karakum
Il cratere di Darvaza visto di notte: 70 metri di diametro di fiamme alimentate dal metano del giacimento sottostante. Credit: Flydime / Wikimedia Commons / CC BY-SA 2.0.

Una sonda sovietica e un crollo: la versione ufficiale

La storia più ripetuta sull'origine del cratere risale a un episodio degli anni Settanta: un'équipe di geologi sovietici stava perforando il sottosuolo del Karakum alla ricerca di idrocarburi quando bucò inavvertitamente una grande sacca di gas. Il terreno cedette di colpo, inghiottendo il rig e gli automezzi e formando il cratere che esiste ancora oggi. Per evitare che il metano in fuga avvelenasse i villaggi della zona — e per non sprecare l'incidente — gli ingegneri decisero di dare fuoco al gas, convinti che si sarebbe esaurito in poche settimane. Cinquantaquattro anni dopo, brucia ancora. La cronologia ricostruita da Live Science indica come data convenzionale il 1971, anche se nessun documento sovietico ufficiale conferma con certezza l'evento: gli archivi sono inaccessibili o inesistenti, e diversi geologi turkmeni hanno suggerito che il collasso possa risalire agli anni Sessanta, con l'accensione del fuoco avvenuta solo negli anni Ottanta. La fonte più dettagliata è il geologo canadese George Kourounis, l'unico essere umano che si è calato dentro il cratere il 6 novembre 2013 per conto della National Geographic Society: raccolse campioni di suolo a 30 metri di profondità e identificò batteri estremofili che vivevano in totale assenza di vita superficiale.

Geologia: una bolla di gas a profondità inattesa

Il sottosuolo del Karakum è una delle riserve di gas naturale più importanti al mondo: il Turkmenistan possiede circa il 7% delle riserve globali accertate, secondo i dati BP del 2022. La regione di Darvaza si trova sopra il giacimento di Galkynysh, il secondo più grande del pianeta dopo South Pars iraniano. Le rocce di superficie sono sedimenti calcarei mesozoici fratturati, attraversati da migliaia di micro-fessure che permettono al metano di risalire continuamente. Una analisi geologica pubblicata da Geology.com stima che la portata del cratere sia di centinaia di metri cubi al giorno: una quantità relativamente piccola, ma sufficiente a mantenere l'autocombustione per decenni. Il sottosuolo è un labirinto di camere fra loro comunicanti, e bruciando il gas a Darvaza i sovietici non hanno fermato la risalita: hanno solo creato un punto di sfogo permanente.

Il presidente Berdimuhamedow e i piani di chiusura

L'8 gennaio 2022 il presidente Gurbanguly Berdimuhamedow annunciò in diretta televisiva la sua intenzione di spegnere il cratere: "Stiamo perdendo preziose risorse di gas naturale che potrebbero portare benefici alla popolazione, e l'incendio peggiora l'ambiente e la salute di chi vive nei dintorni". Annunci simili erano già stati fatti nel 2010 senza seguito. Secondo un'inchiesta di BBC Wildlife, dal 2023 a oggi le emissioni di metano dal sito sono in calo: il governo turkmeno ha perforato decine di pozzi periferici per ridurre la pressione del giacimento e canalizzare il gas verso impianti di trattamento. Le fiamme nel cratere si sono ridotte di un terzo, ma spegnerle del tutto richiederebbe ricoprire l'intera struttura — un'operazione ingegneristica complessa e finora rimandata. Nel 2024 il governo ha ridenominato ufficialmente il sito Karagum Yalkymy, abbandonando il nome internazionale Door to Hell per rilanciarlo come destinazione turistica.

L'unico essere umano che è entrato

La discesa di Kourounis nel 2013 è il documento più dettagliato sulla biologia interna del cratere. Vestito di una tuta Kevlar resistente fino a 800 °C, dotato di respiratore autonomo, scese su una linea calata da un'imbragatura di acciaio fissata a un argano. Raggiunse il fondo per 17 minuti, raccogliendo terreno in fiale sterili. Le analisi successive al laboratorio dell'University of New Brunswick rivelarono la presenza di batteri termofili assenti nel suolo circostante: organismi capaci di metabolizzare idrocarburi a oltre 70 °C. La scoperta — pubblicata in forma preliminare nei Proceedings del 2014 — ha implicazioni per l'astrobiologia: ambienti simili a Darvaza esistono probabilmente su Titano, la luna di Saturno, e nelle camere magmatiche delle prime ere terrestri.

Un'icona del turismo improbabile

Il Turkmenistan è uno dei Paesi più chiusi al mondo (al 156° posto su 180 nel Press Freedom Index 2024 di Reporters sans Frontières), ma il governo concede visti di breve durata ai turisti diretti a Darvaza, lasciandoli pernottare in yurte allestite a poche centinaia di metri dal cratere. Le foto satellitari della NASA Earth Observatory mostrano che le fiamme sono visibili dall'orbita: un faro arancione nel buio assoluto del Karakum. Più che un disastro ambientale, Darvaza è diventato uno dei simboli involontari dell'epoca sovietica — l'idea che si potesse risolvere un problema dando semplicemente fuoco alla terra.

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