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Radiazione di Cherenkov: perché i reattori nucleari brillano di blu

Il bagliore azzurro nasce da particelle che superano la velocità della luce nell'acqua, senza violare la relatività.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Bagliore blu della radiazione di Cherenkov nel nocciolo di un reattore nucleare
Bagliore blu della radiazione di Cherenkov nel nocciolo di un reattore nucleare

Chiunque abbia visto la foto del nocciolo di un reattore nucleare immerso in una piscina ricorda quel colore: un bagliore blu intenso, quasi irreale, che avvolge il combustibile sott'acqua. Non è un effetto scenico né una semplice illuminazione: è la radiazione di Cherenkov, una luce prodotta da particelle che, in un certo senso, "infrangono la barriera della luce". È uno dei fenomeni più affascinanti della fisica e, sorprendentemente, non viola affatto la teoria della relatività.

Più veloci della luce (ma solo nell'acqua)

Siamo abituati a sentire che nulla può superare la velocità della luce. È vero, ma con una precisazione fondamentale: il limite invalicabile è la velocità della luce nel vuoto, circa 300.000 chilometri al secondo. Quando la luce attraversa un mezzo trasparente come l'acqua o il vetro, però, rallenta: nell'acqua viaggia a circa il 75% della sua velocità nel vuoto. E qui sta il trucco.

Una particella carica molto energetica — per esempio un elettrone emesso dal decadimento radioattivo del combustibile nucleare — può attraversare l'acqua a una velocità superiore a quella della luce in quell'acqua, pur restando ben al di sotto della velocità della luce nel vuoto. In queste condizioni la particella, sfrecciando, genera la caratteristica luce blu. Nessuna legge della fisica viene violata: il limite cosmico resta intatto.

Il bagliore blu della radiazione di Cherenkov attorno al nocciolo di un reattore nucleare immerso in acqua
Il bagliore blu della radiazione di Cherenkov nell'Advanced Test Reactor. Credit: Argonne National Laboratory, CC BY-SA 2.0.

Un "boom sonico" fatto di luce

Il modo migliore per capire il fenomeno è l'analogia con il boom sonico. Quando un aereo supera la velocità del suono, comprime le onde sonore davanti a sé in un fronte d'urto che percepiamo come un'esplosione. La particella di Cherenkov fa qualcosa di analogo con le onde elettromagnetiche: muovendosi più rapidamente della luce nel mezzo, genera un fronte d'onda luminoso a forma di cono, un vero e proprio "lampo d'urto" ottico.

Questa luce viene emessa in modo continuo su molte lunghezze d'onda, ma con un'intensità maggiore verso il blu e l'ultravioletto: ecco perché il colore dominante che percepiamo è un blu profondo. È lo stesso motivo per cui il cielo è azzurro, legato al fatto che le frequenze più alte vengono prodotte più abbondantemente.

C'è un dettaglio elegante: l'angolo del cono di luce dipende direttamente da quanto la particella è più veloce della luce nel mezzo. Misurando quell'angolo, i fisici possono risalire alla velocità della particella che lo ha generato. È come dedurre la rapidità di un'imbarcazione osservando l'apertura della scia che lascia sull'acqua. Questa relazione precisa trasforma un semplice bagliore in un vero e proprio strumento di misura.

Scoperta in un laboratorio sovietico

Il fenomeno prende il nome dal fisico sovietico Pavel Čerenkov, che nel 1934 osservò sperimentalmente questo debole bagliore studiando liquidi esposti a radiazioni. La spiegazione teorica completa arrivò qualche anno dopo, nel 1937, grazie ai colleghi Igor Tamm e Il'ja Frank, che ne diedero una rigorosa descrizione matematica. Per questo lavoro i tre scienziati ricevettero il Premio Nobel per la Fisica nel 1958, come ricorda la fondazione che assegna il riconoscimento.

Va detto che il debole chiarore era stato notato già in passato da altri ricercatori, tra cui Marie Curie, ma fu Čerenkov il primo a studiarlo in modo sistematico e a dimostrarne l'origine, escludendo che si trattasse di semplice fluorescenza.

Bagliore blu in una piscina di un reattore di ricerca dovuto all'effetto Cherenkov
L'effetto Cherenkov in una piscina di reattore. Credit: U.S. Nuclear Regulatory Commission, pubblico dominio.

Da curiosità a strumento scientifico

La radiazione di Cherenkov non è solo spettacolare: è diventata uno strumento di indagine fondamentale. Poiché la sua intensità e la geometria del cono di luce dipendono dalla velocità della particella, i fisici la usano per "vedere" e misurare particelle altrimenti invisibili. I cosiddetti rivelatori Cherenkov sfruttano questo principio in tutto il mondo.

Tra gli esempi più celebri c'è Super-Kamiokande, un gigantesco serbatoio d'acqua purissima situato in una miniera in Giappone, circondato da migliaia di sensori che captano i lampi di Cherenkov prodotti quando un raro neutrino interagisce con l'acqua. Un principio simile è alla base dell'osservatorio IceCube, sepolto nel ghiaccio antartico. Senza questa luce blu, gran parte della fisica dei neutrini — premiata anch'essa con il Nobel — sarebbe rimasta inaccessibile, come spiega la voce dedicata di Britannica.

L'effetto Cherenkov si verifica anche nell'aria, non solo nell'acqua. Quando un raggio cosmico ad altissima energia colpisce l'atmosfera terrestre, innesca una cascata di particelle che producono un brevissimo lampo di luce Cherenkov, invisibile a occhio nudo ma rilevabile da speciali telescopi. È il principio dei telescopi Cherenkov atmosferici, usati nell'astronomia dei raggi gamma per studiare gli oggetti più violenti dell'universo, dai resti di supernova ai nuclei galattici attivi. La stessa luce che brilla nelle piscine dei reattori illumina così anche lo studio del cosmo.

La luce della radioattività

Quel bagliore nelle piscine dei reattori, dove viene conservato il combustibile esausto, è quindi la firma luminosa di particelle cariche lanciate a velocità altissime nell'acqua che fa da schermo. Lungi dall'essere un segnale di pericolo immediato, è anzi la prova visibile che la schermatura sta funzionando, assorbendo le radiazioni. La prossima volta che vedrete quell'azzurro magnetico, saprete che state guardando il modo in cui la materia, sfrecciando più veloce della luce locale, dipinge il proprio passaggio. Un fenomeno che unisce la relatività di Einstein, l'eleganza della fisica delle particelle e una delle immagini più ipnotiche della scienza moderna.

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