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Paradosso di Banach-Tarski: come una sfera diventa due sfere uguali

Un teorema del 1924 dimostra che una palla può essere divisa e ricomposta in due palle identiche all'originale.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Schema del paradosso di Banach-Tarski con una sfera divisa in due sfere uguali
Schema del paradosso di Banach-Tarski con una sfera divisa in due sfere uguali

Immaginate di prendere una sfera solida, di tagliarla in pochi pezzi e di riassemblare quei pezzi — senza deformarli, solo spostandoli e ruotandoli — ottenendo due sfere identiche all'originale, ciascuna delle stesse dimensioni di quella di partenza. Sembra una truffa o un trucco da prestigiatore, eppure è un teorema dimostrato della matematica: il paradosso di Banach-Tarski. Uno dei risultati più sconcertanti del Novecento, che sfida ogni intuizione su volume e quantità.

Un teorema, non un'illusione

Il paradosso fu enunciato nel 1924 dai matematici polacchi Stefan Banach e Alfred Tarski in un articolo pubblicato sulla rivista Fundamenta Mathematicae. Il loro risultato afferma che una palla nello spazio tridimensionale può essere suddivisa in un numero finito di parti — ne bastano cinque — che, mediante semplici movimenti rigidi (rotazioni e traslazioni), possono essere ricomposte in due palle identiche all'originale. Il volume, in apparenza, raddoppia dal nulla.

La parola "paradosso" qui non significa "contraddizione": il teorema è perfettamente coerente con la matematica. Significa piuttosto che il risultato contraddice in modo brutale il nostro senso comune, abituato a un mondo in cui tagliare e riassemblare un oggetto ne conserva il volume. Per capire perché ciò sia possibile occorre abbandonare l'idea intuitiva di "pezzo".

Banach e Tarski erano due figure di spicco della straordinaria scuola matematica polacca fiorita tra le due guerre. Banach, in particolare, fu tra i fondatori dell'analisi funzionale moderna e animava le leggendarie discussioni allo Scottish Café di Leopoli (l'odierna Leopoli/Lwów), dove i matematici annotavano problemi su un quaderno passato alla storia. Il loro paradosso non nacque come provocazione, ma come sottoprodotto rigoroso di indagini profonde sulla natura degli insiemi infiniti e delle loro simmetrie.

Schema del paradosso di Banach-Tarski: una sfera scomposta e riassemblata in due sfere
Lo schema del paradosso: una palla diventa due palle identiche. Credit: Benjamin D. Esham, Wikimedia Commons, pubblico dominio.

Pezzi che non hanno un volume

Il segreto sta nella natura dei "pezzi" in cui la sfera viene divisa. Non sono frammenti come quelli di un'arancia tagliata: sono insiemi di punti infinitamente complessi, nuvole di punti sparse in modo così irregolare da non avere un volume ben definito. In gergo matematico si chiamano insiemi "non misurabili": non si può attribuire loro una misura, né dire quanto siano "grandi".

È proprio questa caratteristica a rendere possibile il paradosso. Se i pezzi avessero un volume, la somma dei volumi prima e dopo dovrebbe coincidere, e il raddoppio sarebbe impossibile. Ma quando si lavora con insiemi privi di volume, l'idea stessa di "conservazione del volume" perde di significato. Si possono allora riorganizzare i punti in modo da riempire due sfere usando lo stesso "materiale" di una sola.

Illustrazione del raddoppio di una sfera secondo il teorema di Banach-Tarski
I pezzi sono insiemi di punti non misurabili, impossibili da costruire fisicamente. Credit: Sean Kelly, CC BY-SA 3.0.

Il ruolo dell'assioma della scelta

Per costruire questi insiemi paradossali i matematici si appoggiano a un principio fondamentale ma discusso: l'assioma della scelta. In termini semplici, questo assioma afferma che, data una collezione anche infinita di insiemi non vuoti, è sempre possibile scegliere un elemento da ciascuno di essi, anche senza una regola esplicita per farlo. È uno strumento potentissimo, accettato dalla maggior parte dei matematici, ma che genera conseguenze controintuitive come questa.

Come spiega la Stanford Encyclopedia of Philosophy, il paradosso di Banach-Tarski è spesso citato come l'esempio più spettacolare degli effetti "strani" dell'assioma della scelta. Alcuni matematici lo considerano una buona ragione per diffidarne; la maggioranza, però, lo accetta perché rinunciare all'assioma della scelta significherebbe perdere molti altri risultati utili e desiderabili dell'analisi e dell'algebra.

Perché non funziona nel mondo reale

A questo punto la domanda è inevitabile: perché non possiamo duplicare una palla da biliardo o un lingotto d'oro? La risposta è che il paradosso vive interamente nel mondo astratto della matematica del continuo. Una sfera matematica è un insieme infinito di punti privi di dimensione; la materia reale, invece, è fatta di un numero finito di atomi.

Non si può tagliare un oggetto fisico negli insiemi non misurabili richiesti dal teorema, perché tali insiemi non sono fisicamente realizzabili: richiederebbero di separare i punti uno per uno secondo uno schema infinitamente fine e non costruibile con strumenti reali. Come sottolinea Wolfram MathWorld, il paradosso è una proprietà degli oggetti matematici idealizzati, non una ricetta per moltiplicare l'oro.

Cosa ci insegna davvero

Il paradosso di Banach-Tarski non è un gioco di prestigio fine a sé stesso: ha avuto un ruolo profondo nello sviluppo della teoria della misura, la branca della matematica che studia come assegnare in modo coerente concetti come lunghezza, area e volume. Ha mostrato, in modo drammatico, che non è possibile attribuire un volume a tutti i sottoinsiemi dello spazio senza incorrere in contraddizioni. È curioso, inoltre, che lo stesso fenomeno non si verifichi in una o due dimensioni: sulla retta e nel piano un raddoppio del genere è impossibile, per ragioni legate alla struttura dei gruppi di rotazioni.

In fondo, questo teorema è una lezione di umiltà: l'intuizione, così affidabile nella vita di tutti i giorni, può tradirci completamente quando ci spingiamo nei territori dell'infinito. La matematica, a volte, dimostra cose vere che sembrano impossibili — ed è proprio in quei momenti che rivela la sua natura più profonda e spiazzante.

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