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Socotra, l'isola del sangue di drago che sembra un altro pianeta

Nell'arcipelago yemenita un albero su tre non esiste altrove: ma il simbolo dell'isola è in pericolo.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Albero del sangue di drago (Dracaena cinnabari) sull'isola di Socotra
Albero del sangue di drago (Dracaena cinnabari) sull'isola di Socotra

C'è un'isola dell'Oceano Indiano dove gli alberi hanno la forma di ombrelli rovesciati, le piante grasse sembrano elefanti e quasi nulla cresce altrove sul pianeta. È Socotra, arcipelago yemenita al largo del Corno d'Africa, spesso definita le "Galápagos dell'Oceano Indiano". Il suo simbolo è il leggendario albero del sangue di drago, una specie che esiste solo qui e che da migliaia di anni rifornisce il mondo di una resina rossa preziosa. Ma questo paradiso dell'evoluzione è oggi sempre più fragile.

Vista satellitare dell'isola di Socotra nell'Oceano Indiano
Socotra vista dal satellite: l'isola principale si trova a circa 250 km dal Corno d'Africa. Credit: NASA / Wikimedia Commons (pubblico dominio).

Un'isola che sembra un altro pianeta

L'arcipelago di Socotra appartiene allo Yemen e si trova nel punto in cui il Golfo di Aden incontra il Mar Arabico, a circa 250 chilometri dalla Somalia e quasi 380 dalla costa yemenita. L'isola principale si è separata dalla terraferma diversi milioni di anni fa e da allora la sua flora e la sua fauna hanno seguito un percorso evolutivo isolato. Il risultato è un livello di endemismo straordinario: secondo la scheda dell'UNESCO che ha dichiarato Socotra Patrimonio dell'Umanità nel 2008, circa il 37% delle oltre 800 specie di piante dell'arcipelago non esiste in nessun altro luogo della Terra, insieme a una larga quota di rettili e di chiocciole terrestri endemiche.

Il paesaggio è surreale: accanto agli alberi del sangue di drago crescono "alberi-cetriolo" (Dendrosicyos socotranus), unico membro arboreo della famiglia delle cucurbitacee, le rose del deserto dal tronco rigonfio come una bottiglia (Adenium obesum subsp. socotranum) e diverse specie di Boswellia, le piante da cui si ricava l'incenso. Per i biologi è un laboratorio a cielo aperto in cui osservare come l'isolamento geografico plasmi la vita.

L'albero che "sanguina"

Il vero protagonista è la Dracaena cinnabari, l'albero del sangue di drago. La sua chioma fittissima, a forma di ombrello capovolto o di fungo, è un adattamento al clima: le foglie convogliano l'umidità delle nebbie monsoniche verso il tronco e le radici, mentre l'ombra densa protegge il suolo e i giovani germogli dall'evaporazione. Quando la corteccia viene incisa, l'albero emette una resina di un rosso intenso, chiamata appunto "sangue di drago".

Questa resina è stata una merce ricercatissima fin dall'antichità. Greci e Romani la usavano come pigmento, come colorante e come rimedio: il medico Dioscoride, nel I secolo d.C., la cita nelle sue opere di farmacologia. Nei secoli è servita da vernice per il legno, da inchiostro, da tintura e perfino da cosmetico, alimentando rotte commerciali che collegavano l'isola al Mediterraneo, all'India e alla Cina. Il nome stesso "cinnabari" rimanda al rosso del cinabro, a sottolineare il valore quasi minerale attribuito a questa linfa vegetale.

Alberi del sangue di drago dalla caratteristica chioma a ombrello
La chioma a ombrello della Dracaena cinnabari raccoglie l'umidità delle nebbie e protegge il suolo. Credit: Magda Ehlers / Pexels.

Un'arca di biodiversità

Socotra non è famosa solo per le piante. L'arcipelago ospita numerose specie di uccelli che si riproducono solo qui, tra cui il fringuello di Socotra e lo storno di Socotra, e una fauna di rettili quasi interamente endemica. Mancano invece del tutto gli anfibi, un'assenza tipica delle isole oceaniche lontane dalla terraferma. Questa combinazione di presenze uniche e di vuoti significativi rende l'isola un caso di studio classico per la biogeografia insulare, la disciplina che spiega perché le isole sviluppano forme di vita così diverse dai continenti vicini.

La ricchezza di Socotra ha radici profonde nella sua storia geologica e climatica. Le nebbie portate dai monsoni, l'altitudine dei monti Hagghier e la varietà di habitat – dalle pianure costiere agli altopiani calcarei – hanno creato microclimi differenti in cui specie diverse hanno potuto specializzarsi. È lo stesso meccanismo che ha reso celebri le Galápagos, ma in un contesto desertico e tropicale del tutto particolare.

Un paradiso sempre più minacciato

Il futuro dell'albero del sangue di drago, però, è incerto. I botanici osservano da anni che la popolazione di queste piante sta invecchiando: i vecchi alberi muoiono, ma i nuovi germogli faticano a sopravvivere. Le cause sono molteplici. Il pascolo intensivo di capre divora le piantine prima che possano crescere; i cambiamenti del regime delle nebbie e delle piogge riducono l'umidità di cui la specie ha bisogno; e gli eventi meteorologici estremi colpiscono sempre più spesso l'arcipelago.

Nel 2015 due cicloni eccezionali, Chapala e Megh, si abbatterono su Socotra a poche settimane di distanza l'uno dall'altro, sradicando migliaia di alberi e devastando interi versanti: un fenomeno rarissimo per quella regione, che molti ricercatori collegano al riscaldamento dell'Oceano Indiano. A questi fattori naturali si aggiungono lo sviluppo edilizio, l'introduzione di specie invasive e le difficoltà legate all'instabilità politica dello Yemen. Come ricorda la documentazione dell'IUCN sulla conservazione delle specie, la Dracaena cinnabari è considerata vulnerabile, e diversi progetti locali stanno provando a recintare vivai e a piantare nuovi esemplari.

Visitare Socotra significa camminare in un museo vivente dell'evoluzione, dove ogni albero racconta milioni di anni di isolamento. Ma è anche un promemoria di quanto siano delicati questi ecosistemi unici: bastano poche stagioni anomale o qualche decennio di pressione umana per cancellare forme di vita che non esistono da nessun'altra parte nell'universo conosciuto.

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