Curiosità
Lingue a clic: parlare a schiocchi, dove e perché succede
In alcune lingue dell'Africa australe gli schiocchi che noi usiamo per i cavalli sono vere consonanti.

Esistono lingue a clic in cui parole comunissime cominciano con uno schiocco prodotto succhiando l'aria contro il palato, i denti o le labbra: lo stesso suono che molti europei usano solo per incitare un cavallo o per esprimere disapprovazione. In alcune lingue dell'Africa meridionale questi schiocchi non sono interiezioni, ma vere e proprie consonanti, capaci di distinguere il significato delle parole. Il risultato è uno dei suoni più affascinanti e fonologicamente complessi del linguaggio umano.
Che cosa sono, esattamente, i clic
Dal punto di vista fonetico i clic sono consonanti a meccanismo velarico ingressivo: invece di spingere l'aria dai polmoni, il parlante crea una cavità di vuoto tra due chiusure della bocca e poi la rilascia di scatto, generando uno schiocco. La descrizione delle consonanti clic distingue cinque famiglie principali in base al punto in cui l'aria viene risucchiata: bilabiali (un bacio sonoro), dentali (il "tsk-tsk" del rimprovero), alveolari, palatali e laterali (lo schiocco usato per i cavalli). Ogni clic può poi combinarsi con la voce, l'aspirazione o la nasalizzazione, moltiplicando il numero dei suoni distinti.
Dove si parlano
Il cuore delle lingue a clic è l'Africa australe, tra le lingue khoisan parlate da popoli san e khoekhoe in Namibia, Botswana e Sudafrica. Il caso più estremo è il taa (noto anche come ǃXóõ), una lingua del Botswana che possiede uno degli inventari di consonanti più ricchi al mondo, con decine di clic diversi: a seconda dell'analisi, il sistema fonologico supera abbondantemente le 80 consonanti, contro le ventina circa dell'italiano.
Più a nord, in Tanzania, due lingue isolate – l'hadza e il sandawe – usano i clic pur essendo separate dal resto del gruppo da migliaia di chilometri. E i clic hanno "contagiato" anche grandi lingue bantu come lo xhosa e lo zulu: in xhosa le lettere c, x e q non si leggono come da noi, ma rappresentano tre clic distinti, dentale, laterale e palatale. È per questo che il nome stesso "Xhosa" inizia con uno schiocco.

Antichissime o solo "contagiose"?
Quanto sono antichi i clic? La domanda divide i linguisti. Alcuni li considerano un possibile tratto arcaico del linguaggio umano, perché sono presenti tra popolazioni africane geneticamente molto distanti tra loro: lo studio sulla diversità genetica africana coordinato dalla genetista Sarah Tishkoff, pubblicato su Science nel 2009, ha messo in luce quanto siano profonde le divergenze tra i gruppi che usano queste lingue. Altri ricercatori sono più cauti: i clic potrebbero essersi diffusi per contatto areale, come è chiaramente avvenuto nel caso dello xhosa e dello zulu, che li hanno presi in prestito dalle lingue khoisan vicine. La prova che i clic possono nascere "a tavolino" è il damin, un linguaggio cerimoniale aborigeno australiano oggi estinto: l'unica lingua fuori dall'Africa ad averli usati, inventata come codice iniziatico.
Suoni a rischio di estinzione
Molte di queste lingue oggi sono gravemente minacciate. Il caso simbolo è il nǁng (o N|uu) del Sudafrica: per anni l'anziana Katrina Esau è stata considerata tra gli ultimissimi parlanti fluenti, e ha aperto una piccola scuola per insegnare la lingua ai bambini prima che scomparisse. L'Atlante mondiale delle lingue dell'UNESCO classifica come a rischio numerose lingue khoisan, la cui perdita cancellerebbe non solo un patrimonio culturale, ma anche un capitolo unico della fonetica umana.
Comprendere come il cervello e l'apparato vocale producano e distinguano decine di schiocchi diversi resta una sfida aperta. Come ha raccontato la divulgazione del Smithsonian e di altre testate scientifiche, le lingue a clic dimostrano che la gamma dei suoni che gli esseri umani possono usare per parlare è molto più ampia di quanto immaginiamo: ogni lingua che muore restringe quella gamma per sempre.
Suoni difficili che incuriosiscono la scienza
Per chi non è cresciuto con queste lingue, imparare a produrre i clic è una sfida notevole: richiede di coordinare in modo nuovo lingua, palato e labbra, e molti studenti adulti faticano a distinguere a orecchio decine di schiocchi simili tra loro. Proprio questa complessità rende le lingue a clic un terreno prezioso per la fonetica sperimentale, che le studia con telecamere ad alta velocità e risonanza magnetica per capire come l'apparato vocale generi suoni così particolari.
Oltre al valore scientifico, c'è quello identitario. In Sudafrica e Namibia diverse comunità stanno lavorando per documentare e insegnare le proprie lingue ai più giovani, registrando gli ultimi parlanti anziani e creando materiali didattici. Salvare un suono, in questi casi, significa salvare una visione del mondo: ogni lingua a clic custodisce nomi di piante, animali e luoghi che racchiudono secoli di conoscenza dell'ambiente, un sapere che andrebbe perduto con l'ultimo che la parla.
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