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Vantablack: il materiale piu nero del mondo assorbe il 99,965% della luce

Una foresta microscopica di nanotubi di carbonio cattura quasi tutta la luce che la colpisce, trasformando un oggetto tridimensionale in una macchia di buio assoluto. E ha scatenato una delle faide piu curiose dell'arte contemporanea.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Campione di lamina ricoperta di Vantablack che appare come una macchia di nero assoluto
Campione di lamina ricoperta di Vantablack che appare come una macchia di nero assoluto

Esiste un nero così profondo da ingannare l'occhio e il cervello: poggiato su un foglio accartocciato, cancella ogni piega, ogni ombra, ogni rilievo, lasciando al suo posto una macchia piatta che sembra un buco nello spazio. Si chiama Vantablack, è considerato a lungo il materiale più nero del mondo e assorbe il 99,965% della luce visibile. Non è una vernice e non è un pigmento: è una foresta in miniatura.

Il materiale fu presentato nel 2014 dall'azienda britannica Surrey NanoSystems, che ne brevettò la tecnologia. Il nome è un acronimo: Vertically Aligned NanoTube Array, ovvero "schiera di nanotubi allineati verticalmente".

Come funziona: una trappola per la luce

La superficie del Vantablack è ricoperta da milioni di nanotubi di carbonio cresciuti uno accanto all'altro come gli alberi fittissimi di un bosco. Ogni tubo ha un diametro di pochi nanometri ma è lungo migliaia di volte tanto. Quando un raggio di luce vi penetra, rimbalza tra un tubo e l'altro senza quasi mai riuscire a uscire: a ogni rimbalzo una parte della sua energia viene assorbita e convertita in una minuscola quantità di calore. La luce, in pratica, entra nel "bosco" e non ne esce più.

Il risultato è che l'occhio non riceve quasi nessun riflesso. Senza riflessi non percepiamo forme né profondità: ecco perché un oggetto rivestito di Vantablack appare come una sagoma bidimensionale di buio. La struttura a nanotubi è descritta nella voce enciclopedica Vantablack, che ne riassume proprietà e applicazioni.

Automobile BMW interamente verniciata con Vantablack, che appare come una sagoma nera priva di dettagli
Una BMW rivestita di Vantablack all'IAA 2019: i riflessi spariscono e la carrozzeria sembra una silhouette piatta. Credit: Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

A cosa serve davvero

Nato per usi tecnici, il Vantablack ha applicazioni soprattutto spaziali e ottiche. Rivestire l'interno di telescopi, sensori e strumenti astronomici con un materiale che non riflette nulla elimina la luce parassita e migliora la capacità di distinguere segnali deboli, come quelli provenienti da stelle e galassie lontane. Per questo materiali super-neri vengono studiati da agenzie come l'ESA per i loro strumenti scientifici. Le versioni più recenti, inoltre, possono essere applicate "a spruzzo" su superfici complesse.

Nel 2019 un gruppo del MIT ha annunciato un materiale ancora più scuro, capace di assorbire il 99,995% della luce e quindi circa dieci volte più nero del Vantablack originario, sempre basato su nanotubi di carbonio cresciuti su un foglio di alluminio. La corsa al "nero più nero" è tuttora aperta.

La faida del nero nell'arte contemporanea

La storia del Vantablack ha però un capitolo inatteso. Nel 2016 l'artista britannico Anish Kapoor ottenne i diritti esclusivi per l'uso artistico del materiale: nessun altro artista al mondo avrebbe potuto utilizzarlo. La decisione fece infuriare la comunità creativa, che la giudicò una forma di "recinzione" di un colore.

La risposta più clamorosa arrivò dall'artista Stuart Semple, che creò pigmenti accessibili a tutti — come il "Black 3.0" e un rosa fluorescente ribattezzato Pinkest Pink — vietandone l'acquisto a una sola persona al mondo: proprio Anish Kapoor. La vicenda, raccontata da testate come la BBC, è diventata un caso di studio sul rapporto tra scienza dei materiali, proprietà intellettuale e libertà artistica.

Un nero che sfida la percezione

Al di là delle polemiche, il Vantablack resta una delle dimostrazioni più spettacolari di quanto la nostra percezione visiva dipenda dalla luce riflessa. Togliete i riflessi e il cervello non sa più cosa "vedere": resta solo l'assenza. È il motivo per cui guardare una superficie ricoperta di Vantablack provoca una sensazione quasi vertiginosa, come affacciarsi su un vuoto. Non un colore, ma la sua negazione quasi perfetta.

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