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Krakatoa 1883: il suono piu forte mai documentato nella storia

Il 27 agosto 1883 l'esplosione del vulcano indonesiano fu udita a 4.800 chilometri di distanza e l'onda di pressione fece il giro del pianeta piu volte. Nessun rumore registrato l'ha mai superata.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Litografia ottocentesca dell'eruzione del Krakatoa del 1883
Litografia ottocentesca dell'eruzione del Krakatoa del 1883

La mattina del 27 agosto 1883, nello Stretto della Sonda tra Giava e Sumatra, l'isola vulcanica di Krakatoa (Krakatau) si squarciò in una serie di esplosioni che culminarono alle 10:02 in un boato senza precedenti nella storia documentata. Quel suono fu udito a quasi 5.000 chilometri di distanza, l'onda di pressione fece più volte il giro della Terra e i barometri di tutto il mondo ne registrarono il passaggio. È, a tutti gli effetti, il rumore più forte mai misurato da strumenti umani.

L'eruzione uccise oltre 36.000 persone, in gran parte a causa degli tsunami alti fino a 30 metri che ne seguirono. Ma fu il suo suono a entrare nella leggenda della scienza.

Un boato udito a 4.800 chilometri

Sull'isola di Rodrigues, nell'Oceano Indiano, a circa 4.800 chilometri dal vulcano, il sovrintendente di polizia annotò nel suo rapporto di aver sentito un rombo lontano, scambiandolo per il cannoneggiamento di una nave in difficoltà. È la massima distanza alla quale un suono sia mai stato udito direttamente da un orecchio umano: equivale a percepire da Roma un'esplosione avvenuta a Baghdad. Anche in Australia, a oltre 3.000 chilometri, molti testimoni riferirono detonazioni nella notte. La voce enciclopedica 1883 eruption of Krakatoa raccoglie decine di queste testimonianze coeve.

Quanto era forte: i numeri impossibili

Le stime moderne, basate sui dati barometrici dell'epoca, indicano che vicino al vulcano l'intensità avrebbe sfiorato i 180 decibel a 160 chilometri di distanza. Per confronto, un jet al decollo raggiunge circa 150 dB a pochi metri, e la soglia del dolore per l'orecchio umano è intorno ai 130 dB. A queste energie, però, non si parla più di "suono" nel senso ordinario: si entra nel campo delle onde d'urto, perché la pressione acustica supera la pressione atmosferica stessa e l'onda non può più oscillare simmetricamente.

La conferma arriva da un dato concreto: una raffineria di gas a Batavia (l'odierna Giacarta), a 150 chilometri, registrò un picco di pressione sui propri strumenti. La Encyclopaedia Britannica riporta che il fragore fu così violento da rompere i timpani dei marinai a bordo di navi a decine di chilometri di distanza.

Veduta aerea di un vulcano in eruzione con colonna di fumo
Le eruzioni esplosive liberano energie capaci di generare onde di pressione planetarie. Credit: Jeffry Surianto / Pexels.

L'onda che girò il pianeta sette volte

L'aspetto più sbalorditivo non fu nemmeno l'intensità, ma la persistenza. L'esplosione generò un'onda di pressione atmosferica così potente da propagarsi tutt'intorno al globo. I barografi di stazioni meteorologiche in tutto il mondo — da Washington a San Pietroburgo — registrarono passaggi ritmici dell'onda per diversi giorni: secondo la celebre relazione della Royal Meteorological Society e del comitato della Royal Society pubblicata nel 1888, l'increspatura attraversò l'atmosfera terrestre da tre a sette volte prima di smorzarsi. Ogni "giro" del pianeta richiedeva circa 34 ore.

Fu una delle prime volte in cui la scienza poté "vedere" un singolo evento globale grazie a una rete di strumenti coordinati. Non a caso l'eruzione del Krakatoa è considerata la nascita della vulcanologia moderna e dello studio sistematico degli effetti atmosferici delle grandi eruzioni.

Tramonti rossi e un cielo che urlò

Le ceneri e i gas iniettati nella stratosfera abbassarono per mesi la temperatura media del pianeta e tinsero i cieli di tutto il mondo di tramonti rosso sangue, descritti da poeti e pittori per anni. Secondo diversi storici dell'arte, persino il cielo infuocato del celebre dipinto L'urlo di Edvard Munch potrebbe riflettere quei crepuscoli anomali osservati in Norvegia.

Oggi, sul luogo dell'isola distrutta, è cresciuto un nuovo cono, l'Anak Krakatau ("figlio del Krakatoa"), tuttora attivo. Ma nessuna delle sue eruzioni, e nessun altro evento registrato nell'era strumentale, ha mai eguagliato il boato di quel mattino del 1883: un suono talmente potente da aver smesso, in quel momento, di essere semplicemente un suono.

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