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Il secondo intercalare: l'aggiustamento del tempo che sara abolito entro il 2035

Da mezzo secolo ogni tanto aggiungiamo un secondo agli orologi del mondo per inseguire la Terra, che rallenta. Ma ora il pianeta accelera, e nel 2022 si è deciso di mandare in pensione questa stranezza del tempo.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Orologio atomico utilizzato per definire il tempo coordinato universale
Orologio atomico utilizzato per definire il tempo coordinato universale

Una volta ogni tanto, di solito alla mezzanotte del 30 giugno o del 31 dicembre, gli orologi ufficiali del pianeta segnano un istante che sui nostri smartphone non vedremo mai: le 23:59:60. È il secondo intercalare (in inglese leap second), un secondo extra inserito per tenere allineato il tempo degli orologi atomici con la rotazione, lenta e capricciosa, della Terra. Dopo mezzo secolo di vita, però, questa curiosa correzione è destinata a sparire: nel 2022 si è deciso di abolirla entro il 2035.

Per capire perché serva, bisogna sapere che oggi conviviamo con due tempi diversi: quello dettato dal cielo e quello dettato dagli atomi.

Due orologi che non vanno d'accordo

Per millenni il tempo è stato definito dal moto del Sole e dalla rotazione terrestre: un giorno era una rotazione completa del pianeta. Ma dal 1967 il secondo ha una definizione fisica precisissima, legata agli atomi: corrisponde a 9.192.631.770 oscillazioni della radiazione emessa dal cesio-133. Da qui nasce il Tempo Atomico Internazionale (TAI), regolare al miliardesimo di secondo.

Il problema è che la Terra non è un orologio affidabile. La sua rotazione rallenta gradualmente a causa dell'attrito delle maree provocate dalla Luna, e oscilla in modo imprevedibile per via dei moti del nucleo, dell'atmosfera e degli oceani. Il giorno solare, in media, è leggermente più lungo delle 86.400 secondi atomici. Col passare degli anni questo scarto si accumula.

Il compromesso del 1972

Per non far divergere i due tempi, nel 1972 fu introdotto il tempo coordinato universale (UTC): un sistema atomico, dunque regolarissimo, a cui però si aggiunge ogni tanto un secondo intercalare per non discostarsi mai più di 0,9 secondi dal tempo astronomico (UT1). A decidere quando inserirlo è l'International Earth Rotation and Reference Systems Service (IERS), con sede a Parigi, che monitora la rotazione terrestre e lo annuncia con mesi di anticipo nel suo Bulletin C.

Dal 1972 a oggi sono stati aggiunti 27 secondi intercalari, tutti positivi. L'ultimo risale alla fine del 2016. In pratica, senza queste correzioni, i nostri orologi atomici sarebbero ormai quasi mezzo minuto "avanti" rispetto al Sole.

Orologio atomico in miniatura su scala di un microchip
Gli orologi atomici, anche in versione miniaturizzata, misurano il tempo con una precisione impossibile per la rotazione terrestre. Credit: Wikimedia Commons, pubblico dominio.

Perché abolirlo

Se il concetto è elegante, la pratica è un incubo per i computer. I sistemi informatici, le reti finanziarie, i satelliti e le infrastrutture digitali non gestiscono bene un minuto che dura 61 secondi: in passato alcuni secondi intercalari hanno provocato crash e malfunzionamenti a siti e servizi online. Per questo, nel novembre 2022, la Conferenza Generale dei Pesi e delle Misure (CGPM) ha votato per abolire il secondo intercalare entro il 2035, lasciando che UTC e tempo astronomico divergano lentamente per decenni prima di un'eventuale futura correzione molto più ampia.

Il colpo di scena: la Terra accelera

C'è però un fatto recente che ha reso la questione ancora più interessante. Negli ultimi anni la Terra, anziché continuare a rallentare, ha accelerato la propria rotazione: dal 2020 sono stati registrati alcuni dei giorni più corti dall'inizio delle misurazioni atomiche. Se la tendenza proseguisse, per la prima volta nella storia potremmo aver bisogno di un secondo intercalare negativo, cioè di togliere un secondo agli orologi mondiali invece di aggiungerlo — un'eventualità mai verificata e che, come ha riportato la rivista Nature, preoccupa gli informatici ancora più del secondo positivo.

Per ora, dunque, viviamo in una fase di transizione: il tempo degli atomi e quello del cielo continuano a rincorrersi. Ma fra pochi anni quel piccolo, strano secondo in più — l'istante delle 23:59:60 — diventerà soltanto una curiosità nella storia di come l'umanità ha imparato a misurare il tempo.

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