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Wow! signal: i 72 secondi del 15 agosto 1977 che la radioastronomia non ha mai spiegato

Il segnale '6EQUJ5' captato dal Big Ear telescope di Delaware è ancora il candidato SETI più discusso, mai ripetuto in 49 anni.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Stampata originale del computer del Big Ear telescope con l'annotazione 'Wow!' scritta in rosso da Jerry Ehman
Stampata originale del computer del Big Ear telescope con l'annotazione 'Wow!' scritta in rosso da Jerry Ehman

Il Wow! signal è probabilmente il segnale radio più famoso della storia della scienza, e dopo 49 anni resta un mistero. Captato il 15 agosto 1977 dal radiotelescopio Big Ear della Ohio State University, durò esattamente 72 secondi, proveniva dalla direzione della costellazione del Sagittario e aveva tutte le caratteristiche che il programma SETI cercava da anni: una banda stretta, una potenza 30 volte superiore al rumore galattico, una posizione celeste compatibile con una sorgente puntiforme distante.

Tre giorni dopo, lo studente Jerry R. Ehman trovò la stampata del computer e, davanti alla sequenza alfanumerica 6EQUJ5, scrisse a penna rossa l'annotazione che sarebbe diventata leggendaria: Wow!. Nessun radiotelescopio è mai riuscito a ricaptare il segnale.

Spettrogramma del Wow! signal del 15 agosto 1977
Spettrogramma ricostruito dalla stampata originale del Big Ear. Credit: Maxrossomachin / Wikimedia Commons, CC0.

Cos'è quel codice 6EQUJ5

Il Big Ear non scriveva intensità su scala continua: usava un singolo carattere per ogni intervallo di 12 secondi e per ciascuno dei 50 canali di frequenza analizzati. I numeri 1-9 rappresentavano intensità via via crescenti rispetto al rumore; oltre, si passava alle lettere, da A (10) a Z (35). La sequenza 6EQUJ5, letta verticalmente in un'unica colonna, indicava una curva a campana perfetta: una salita rapida fino al picco U (oltre 30 deviazioni standard sopra la media), poi una discesa altrettanto rapida. È esattamente il profilo che avrebbe avuto una sorgente celeste fissa che attraversa il fascio dell'antenna mentre la Terra ruota: 72 secondi di osservazione, in tutto.

La frequenza era di circa 1.420 MHz, ovvero quella della riga di emissione dell'idrogeno neutro. Nel 1959 Giuseppe Cocconi e Philip Morrison avevano suggerito su Nature che, proprio per la sua universalità in tutto il cosmo, sarebbe stata la frequenza che una civiltà aliena avrebbe scelto come 'lingua franca' radio. Il Big Ear era programmato per ascoltare lì.

Perché non si riesce a rifarlo

Subito dopo la scoperta, Ehman e i colleghi puntarono di nuovo l'antenna nella stessa zona del Sagittario. Niente. Negli anni successivi, telescopi più sensibili — il Very Large Array, il META di Harvard, l'Allen Telescope Array — hanno rivolto le loro orecchie nella regione coordinate approssimative 19h 22m -27°, senza mai ritrovare quel rumore. Una sorgente artificiale terrestre è esclusa dal modo in cui il Big Ear costruiva il fascio osservativo: avrebbe dovuto vedere il segnale due volte, e non lo fece.

Le spiegazioni proposte (e cadute)

Nel 2017 l'astronomo Antonio Paris ha avanzato l'ipotesi di una nuvola di idrogeno rilasciata da due comete, 266P/Christensen e 335P/Gibbs, che sarebbero passate in quella regione del cielo nel 1977. La comunità SETI ha bocciato l'idea per due ragioni: le comete non emettono a 1.420 MHz in modo così intenso, e la posizione orbitale ricostruita non combacia con la nota tecnica scritta da Ehman.

Nel 2024 un team del Puerto Rico Permanent Magnetic Stellar Array, guidato da Abel Méndez, ha proposto un'altra strada: un meccanismo di amplificazione naturale del segnale di una nube di idrogeno freddo da parte del campo magnetico di una magnetar. Sarebbe un fenomeno raro ma plausibile, e spiegherebbe perché non si è mai ripetuto.

Mappa stellare della costellazione del Sagittario
La costellazione del Sagittario: la regione di provenienza del Wow! signal copre due bande di cielo separate da circa 1,9°. Credit: IAU / Sky & Telescope, CC BY 3.0.

Cosa è stato del Big Ear

Il Big Ear era un radiotelescopio fisso a riflettore piatto, lungo 100 metri e parcheggiato nei campi di Delaware, Ohio. La sua geometria insolita lo rendeva poco maneggevole ma molto sensibile su una porzione di cielo che attraversava ogni 24 ore. Nel 1995 l'Ohio State University vendette il terreno a una società che voleva costruire un campo da golf: il telescopio fu smantellato nel 1998. La stampata originale del Wow! signal è oggi conservata dall'Ohio History Connection ed è uno degli oggetti più richiesti dai visitatori.

Perché continuiamo a parlarne

In quasi cinquant'anni di ascolto sistematico del cielo, gli astronomi hanno trovato moltissimo: pulsar che battono come orologi, fast radio burst da galassie a miliardi di anni luce, segnali artificiali di sonde umane scambiate per alieni e poi smentite. Nessuno di questi però aveva, contemporaneamente, le quattro caratteristiche del Wow!: banda stretta, intensità altissima, direzione celeste compatibile con una sorgente fissa, durata coerente con il transito dell'antenna. Il Wow! signal resta, come scrive Universe Today, 'il candidato SETI numero uno' — non perché abbiamo motivo di credere che fosse alieno, ma perché non sappiamo ancora che cosa fosse.

Una nota di metodo

Il 15 agosto 1977 il Big Ear stava facendo radioastronomia tradizionale, non era in modalità SETI dedicata. Nessuno era in ascolto in tempo reale. Se Jerry Ehman non avesse controllato le stampate dei giorni precedenti — e non avesse riconosciuto, a colpo d'occhio, quel pattern statisticamente improbabile — oggi non parleremmo del Wow!. È una storia che racconta tanto del cosmo quanto della cura artigianale con cui, prima dell'epoca dei data set automatici, gli scienziati guardavano i propri dati riga per riga.

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