Storie
Radium Girls: le operaie che brillavano e cambiarono il diritto del lavoro
Negli anni '20 dipingevano quadranti con vernice al radio. La loro causa stabilì la responsabilità delle aziende per le malattie professionali.

Negli anni Venti del Novecento, negli Stati Uniti, migliaia di giovani donne avevano un lavoro che sembrava un privilegio: dipingere con vernice luminescente i quadranti di orologi e strumenti, così da renderli leggibili al buio. Quella vernice conteneva radio, l'elemento radioattivo scoperto da Marie e Pierre Curie. Nessuno disse loro che le stava uccidendo. La vicenda delle Radium Girls è una delle pagine più drammatiche della storia del lavoro, ma anche quella che cambiò per sempre i diritti dei lavoratori.
Il lavoro che brillava nel buio
Lo stabilimento principale era quello della United States Radium Corporation, a Orange, nel New Jersey, dove si produceva la vernice luminosa "Undark". Per dipingere i minuscoli numeri dei quadranti con precisione, alle operaie veniva insegnata la tecnica del "lip, dip, paint": portare il pennellino alle labbra per appuntirne la punta, intingerlo nella vernice al radio e dipingere. Decine di volte al giorno, ogni ragazza ingeriva così piccole quantità di materiale radioattivo.
Lontane dal sospettare il pericolo, molte si divertivano a dipingersi le unghie, i denti e i bottoni per farli brillare alle feste. I dirigenti dell'azienda, che pure adottavano precauzioni per sé stessi, assicuravano che il radio fosse innocuo, persino salutare. Il radio, in quegli anni, era considerato un tonico miracoloso e finiva persino in creme e bevande.
L'epoca della "radiomania"
Per capire come tutto ciò fu possibile, bisogna calarsi nello spirito dell'epoca. Dopo la scoperta del radio da parte dei coniugi Curie, l'elemento radioattivo era avvolto da un'aura quasi magica. Lo si reputava un simbolo di modernità ed energia, e l'industria lo inseriva in una quantità sorprendente di prodotti: tonici, dentifrici, creme di bellezza, acque "curative". In questo clima di entusiasmo acritico, l'idea che una vernice luminosa potesse essere mortale appariva semplicemente inconcepibile alle giovani operaie.
Le ragazze erano per lo più adolescenti e giovani donne, attratte da una paga relativamente buona e dal prestigio di un lavoro "di precisione". Molte provenivano da famiglie modeste e consideravano quell'impiego una fortuna. Proprio questa fiducia, unita al silenzio interessato dei datori di lavoro, trasformò la fabbrica in una trappola invisibile.
Quando le ossa cominciarono a cedere
I primi segni comparvero pochi anni dopo. Le operaie accusavano stanchezza, anemia, dolori. Poi qualcosa di terribile: la mascella iniziava a deteriorarsi, a sgretolarsi, in una condizione che i medici chiamarono "mascella da radio" (radium jaw). Una delle prime a morire, nel 1922, fu Mollie Maggia, la cui mandibola si disintegrò letteralmente. Seguirono fratture spontanee, tumori, necrosi.
La spiegazione scientifica è spietata nella sua semplicità: dal punto di vista chimico il radio assomiglia al calcio, e l'organismo lo deposita nelle ossa. Lì continua a emettere radiazioni che distruggono i tessuti dall'interno, anno dopo anno. Fu il medico legale Harrison Martland a dimostrare il nesso tra l'avvelenamento da radio e la morte delle operaie, mettendo a tacere le rassicurazioni dell'industria. La Library of Congress ha raccolto molte delle loro storie.
La battaglia legale di Grace Fryer
Una delle operaie, Grace Fryer, decise di citare in giudizio l'azienda. Non fu facile: le ci vollero due anni solo per trovare un avvocato disposto ad affrontare un colosso industriale. Al momento della prima udienza, nel gennaio 1928, alcune delle donne erano allettate e non riuscivano nemmeno ad alzare il braccio per prestare giuramento. I giornali ribattezzarono le cinque querelanti — Grace Fryer, Edna Hussman, Katherine Schaub, Quinta McDonald e Albina Larice — le "Radium Girls".
L'azienda accettò di transare fuori dal tribunale nel giugno 1928. A ciascuna donna furono riconosciuti 10.000 dollari (circa 175.000 dollari di oggi), più una rendita annua e il pagamento delle spese mediche. Soprattutto, come ricostruisce la documentazione storica sul caso, quella vicenda stabilì per la prima volta nella storia legale americana che un'azienda poteva essere ritenuta responsabile per le malattie professionali dei propri dipendenti.
Il caso dell'Illinois
La storia non finì nel New Jersey. A Ottawa, in Illinois, le operaie della Radium Dial Company affrontarono una battaglia analoga. La loro figura simbolo fu Catherine Wolfe Donohue, che testimoniò dal proprio letto di malata dopo essere svenuta durante l'udienza davanti alla Commissione Industriale dell'Illinois. Nel 1938 le lavoratrici vinsero la causa. Donohue morì il 27 luglio di quell'anno, il giorno dopo che gli avvocati dell'azienda avevano presentato l'ennesimo ricorso. La sua tenacia divenne un emblema della lotta per la sicurezza sul lavoro, come documentato anche dagli archivi nazionali statunitensi.
Un'eredità scritta nelle leggi
Il sacrificio delle Radium Girls ebbe conseguenze profonde. Le loro cause contribuirono a rafforzare le norme sulla sicurezza occupazionale e il diritto dei lavoratori a ottenere risarcimenti per le malattie contratte sul lavoro, ponendo basi che porteranno, decenni dopo, alla creazione di agenzie dedicate alla salute dei lavoratori. Persino la scienza ne trasse insegnamento: i dati sull'effetto del radio depositato nelle ossa furono studiati per stabilire i limiti di sicurezza all'esposizione alle radiazioni, che sarebbero diventati cruciali nell'era nucleare.
Le Radium Girls non furono soltanto vittime, ma protagoniste consapevoli di una battaglia che andava oltre la loro sorte personale. Sapendo di essere condannate, scelsero di combattere perché nessun altro subisse lo stesso destino. Oggi quel bagliore inquietante sui vecchi quadranti ci ricorda una verità tanto semplice quanto faticosamente conquistata: la salute di chi lavora non è un dettaglio negoziabile. La loro storia, riportata alla luce anche da libri e film negli ultimi anni, continua a essere citata come uno dei momenti fondativi della tutela moderna dei lavoratori, un prezzo altissimo pagato da poche giovani donne a beneficio di tutti.
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