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YInMn Blue: il primo nuovo pigmento blu scoperto in 200 anni

Nel 2009, in un laboratorio dell'Oregon, un blu mai visto è uscito per caso da un forno: ecco la chimica e la storia di YInMn Blue.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Polvere del pigmento YInMn Blue dal colore blu intenso e brillante
Polvere del pigmento YInMn Blue dal colore blu intenso e brillante

Per oltre due secoli l'umanità non aveva scoperto un solo nuovo pigmento blu. Poi, nel 2009, in un laboratorio dell'Oregon, un colore mai visto è letteralmente uscito da un forno. Si chiama YInMn Blue, un nome che sembra impronunciabile ma che racchiude semplicemente i suoi ingredienti — Yttrio, Indio e Manganese — ed è il primo pigmento blu inorganico inventato in 200 anni. La cosa più sorprendente? Nessuno lo stava cercando.

La sua storia è il perfetto esempio di come le scoperte scientifiche più affascinanti nascano spesso per caso, dall'incontro tra un esperimento andato "storto" e un ricercatore abbastanza curioso da chiedersi perché.

Un blu nato per sbaglio

Nel 2009 il chimico Mas Subramanian e il suo gruppo alla Oregon State University non avevano alcun interesse per i colori: stavano studiando nuovi materiali per l'elettronica. Lo studente Andrew Smith mescolò ossidi di manganese e altri elementi e li scaldò in un forno a circa 1.200 °C. Al posto del materiale elettronico che si aspettavano, dal forno uscì una polvere di un blu intenso e brillante. Come racconta il Dipartimento di Chimica della Oregon State University, Subramanian capì subito che si trovava di fronte a qualcosa di straordinario.

Per dare la misura dell'evento: l'ultimo blu inorganico di sintesi era il blu di cobalto, creato dal chimico francese Louis Jacques Thénard nel 1802. Da allora, più di due secoli di nulla. La scoperta di un blu davvero nuovo, stabile e vivido era un avvenimento più unico che raro nella storia della chimica dei materiali.

Diverse sfumature del pigmento YInMn Blue in polvere
Variazioni del pigmento YInMn ottenute modificando le proporzioni degli elementi. Immagine: Wikimedia Commons.

Perché è blu: la chimica del colore

Il segreto della tonalità di YInMn sta nella sua struttura cristallina insolita. Gli ioni di manganese al suo interno si dispongono in una geometria particolare, detta bipiramide trigonale, che li porta ad assorbire le lunghezze d'onda del rosso e del verde, riflettendo solo quelle del blu. È proprio questa configurazione, spiega la voce YInMn Blue dell'enciclopedia, a generare un colore così puro e resistente.

A differenza di molti pigmenti blu storici, YInMn è inoltre estremamente stabile: non sbiadisce con la luce, resiste al calore e agli acidi, e non rilascia sostanze tossiche. È un vantaggio enorme rispetto al celebre blu di Prussia o ai blu a base di cobalto, alcuni dei quali contengono elementi pericolosi come il cadmio.

Non solo un bel colore: respinge il calore

YInMn ha una proprietà che lo rende prezioso ben oltre la pittura. Riflette molto efficacemente la radiazione infrarossa, cioè il calore del Sole. Una superficie verniciata con questo pigmento resta più fresca di una dipinta con un blu tradizionale, il che apre la strada a impieghi nell'edilizia per ridurre il surriscaldamento di tetti e facciate e, di conseguenza, i consumi per il condizionamento. È un esempio di "colore funzionale", che unisce estetica ed efficienza energetica.

Dalla ricerca al tubetto di colore

Il percorso dal laboratorio al mercato è stato lungo. Il pigmento ha dovuto ottenere l'approvazione dell'agenzia ambientale statunitense (EPA) per poter essere prodotto e commercializzato su larga scala, traguardo raggiunto in via definitiva intorno al 2020, come riportato dalla newsroom della Oregon State University. Nel frattempo era già diventato un piccolo fenomeno culturale: nel 2017 l'azienda di pastelli Crayola lanciò un nuovo colore, "Bluetiful", ispirato proprio a YInMn, e gli artisti di tutto il mondo iniziarono a contenderselo, complice anche il prezzo elevato dei primi lotti, come documentato dalla rivista Artnet.

La storia di YInMn Blue dimostra che persino qualcosa di apparentemente esaurito come la tavolozza dei colori può riservare sorprese. A volte basta scaldare i materiali giusti alla temperatura giusta, e avere occhi capaci di stupirsi di fronte a un blu che nessuno aveva mai visto prima.

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