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Dallol e la Danakil: il luogo più alieno e infernale della Terra

Nel nord dell'Etiopia, sotto il livello del mare, pozze acide bollenti e colori surreali fanno della depressione della Danakil un laboratorio sui limiti della vita.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Distese colorate di sali e zolfo del campo idrotermale di Dallol, in Etiopia
Distese colorate di sali e zolfo del campo idrotermale di Dallol, in Etiopia

Esiste un luogo sulla Terra che assomiglia più alla superficie di un altro pianeta che al nostro: un mosaico di pozze gialle, verdi e arancioni, fumarole sibilanti, croste di sale e acque acide bollenti. Si trova nel nord dell'Etiopia, nella regione dell'Afar, e si chiama Dallol. È il cuore della depressione della Danakil, uno degli ambienti più estremi e inospitali del pianeta, dove il termometro, il sale e l'acido raggiungono valori che mettono alla prova perfino i confini della vita.

Per i geologi e gli astrobiologi è un laboratorio naturale impagabile; per chiunque altro, uno dei paesaggi più alieni e spettacolari che esistano.

Sotto il livello del mare, nel forno della Terra

La depressione della Danakil si trova fino a circa 125 metri sotto il livello del mare, in una delle zone geologicamente più attive del pianeta. È qui che tre placche tettoniche si stanno lentamente allontanando, assottigliando la crosta terrestre e lasciando affiorare il calore del sottosuolo. Il risultato è un clima infernale: la Danakil è considerata uno dei luoghi abitati più caldi della Terra, con temperature medie annue intorno ai 34-35 °C e picchi diurni che superano abbondantemente i 45 °C.

In questo contesto, il campo geotermico di Dallol è un'anomalia nell'anomalia. Le sue sorgenti calde sono iperacide, con un pH vicino allo zero, sature di sale e con temperature che secondo le misurazioni raggiungono i 90-109 °C, come documentato in uno studio pubblicato su Scientific Reports.

Pozze geotermiche gialle e verdi del campo idrotermale di Dallol in Etiopia
Le pozze idrotermali di Dallol devono i loro colori a zolfo, sali di ferro e altri minerali. Foto: Wikimedia Commons.

I colori dell'acido

Da dove vengono quei colori da quadro surreale? La tavolozza di Dallol è chimica pura. Il giallo e il verde brillanti derivano dallo zolfo e dai suoi composti; le sfumature rossastre e arancioni dai sali di ferro ossidato; il bianco accecante dai depositi di sale e potassio. L'acqua, risalendo dal sottosuolo caldissima e ricca di minerali disciolti, evapora rapidamente nell'aria torrida, lasciando precipitare cristalli e croste che si accumulano in formazioni che cambiano di continuo. Il paesaggio di Dallol, in pratica, non è mai uguale a se stesso da una stagione all'altra.

Esiste un limite alla vita?

È proprio l'estremità di queste condizioni a renderle preziose per la scienza. La domanda che spinge i ricercatori fin qui è: fino a che punto la vita può spingersi? Alcuni studi hanno trovato, intrappolate nei depositi minerali, strutture riconducibili a microrganismi minuscoli, appartenenti agli Nanohaloarchaea, fino a venti volte più piccoli di un batterio comune. Altri lavori, però, hanno raffreddato l'entusiasmo: una ricerca del 2019 pubblicata su Nature Ecology & Evolution non ha trovato traccia di vita attiva nelle pozze più estreme di Dallol, suggerendo che la combinazione di calore, acidità e salinità possa rappresentare una barriera invalicabile persino per i microrganismi più resistenti.

Il dibattito resta aperto, ed è di enorme interesse per l'astrobiologia. Come ha spiegato il ricercatore Felipe Gómez, che ha guidato spedizioni nella zona, l'obiettivo è "conoscere i limiti della vita e la possibilità di forme di vita su altri pianeti come Marte". Non a caso la NASA considera ambienti come Dallol degli analoghi terrestri di mondi come Marte o la luna ghiacciata Europa.

Il regno del sale e degli Afar

Eppure, anche in questo inferno, l'uomo è presente. La depressione della Danakil è la terra del popolo Afar, e da secoli vi si pratica una delle attività più dure del mondo: l'estrazione del sale. Le carovane di cammelli attraversano ancora oggi la piana per trasportare i blocchi di sale tagliati a mano dalle distese saline, in un commercio antichissimo che resiste alla modernità. Reportage come quello di Atlas Obscura hanno raccontato la fatica estrema di questo lavoro sotto un sole spietato.

Dallol e la Danakil restano così un paradosso affascinante: un luogo che sembra negare la vita e che invece la ospita, in forme microscopiche e umane, ai suoi estremi limiti. Un angolo di Terra che, più di ogni altro, ci ricorda quanto possa essere ostile il nostro stesso pianeta, e quanto tenace possa essere la vita nel cercare comunque uno spazio dove resistere.

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