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Festa del Redentore 2026 a Venezia: i fuochi del 18 luglio
Il 18 e 19 luglio Venezia celebra la festa nata dalla fine della peste del 1577: ponte votivo, cena in laguna e un'ora di fuochi d'artificio sul Bacino di San Marco.

C'è una notte, ogni luglio, in cui Venezia si trasforma: migliaia di barche addobbate con lanterne e fiori si radunano nel Bacino di San Marco, le tavole si imbandiscono fino a tarda sera e, allo scoccare della mezzanotte, il cielo sopra la laguna esplode in un'ora di fuochi d'artificio. È la Festa del Redentore, la più amata e antica delle feste veneziane, che nel 2026 torna nel fine settimana di sabato 18 e domenica 19 luglio. Dietro lo spettacolo si nasconde una storia di paura, fede e rinascita vecchia di quasi cinque secoli.
Nata dalla fine di una peste
Le origini della festa risalgono a una delle pagine più tragiche della storia veneziana. Tra il 1575 e il 1577 una terribile epidemia di peste si abbatté sulla città, uccidendo circa un terzo della popolazione, decine di migliaia di persone, tra cui il grande pittore Tiziano. Disperato, nel settembre 1576 il Senato della Repubblica fece un voto solenne: se la città fosse stata liberata dal contagio, avrebbe eretto una chiesa dedicata al Cristo Redentore. Come ricostruisce la rivista Storica National Geographic, l'incarico fu affidato al più celebre architetto del tempo.
La chiesa di Palladio e il ponte di barche
Il progetto della chiesa votiva, sull'isola della Giudecca, fu affidato ad Andrea Palladio, che ne pose la prima pietra il 3 maggio 1577. L'epidemia cessò appena due mesi dopo: la tradizione fissa al 20 luglio 1577 la fine ufficiale del contagio. Per ringraziare, le autorità e i cittadini attraversarono il canale della Giudecca su un ponte di barche, raggiungendo a piedi la basilica ancora in costruzione, in una solenne processione di ringraziamento. Palladio morì nel 1580 senza vedere l'opera finita: la chiesa del Redentore, uno dei capolavori dell'architettura rinascimentale, fu completata e consacrata nel 1592.
Da allora, ogni anno, il rito si ripete. Il cuore della festa resta il ponte votivo, una passerella galleggiante lunga circa 330 metri che collega le Zattere alla Giudecca, permettendo ai fedeli di compiere a piedi lo stesso percorso dei loro antenati. Per secoli fu il Doge in persona a inaugurare l'attraversamento.
La notte dei fuochi
La parte più spettacolare è però quella laica e popolare. La sera del sabato, il Bacino di San Marco si riempie di imbarcazioni di ogni tipo, dalle quali i veneziani consumano la tradizionale cena in laguna, con piatti come la pasta e fasioi, le sarde in saor e l'anguria. Intorno alle 23:30 prende il via lo spettacolo pirotecnico: migliaia di fuochi sparati da zattere e pontoni davanti alla Giudecca illuminano il cielo per circa quaranta minuti, riflettendosi sull'acqua in uno dei colpi d'occhio più celebri d'Italia.
La domenica la festa prosegue con un tono più sportivo e devozionale: si svolgono le tradizionali regate di voga alla veneta lungo il canale della Giudecca e viene celebrata la messa votiva nella basilica del Redentore, suggellando il legame mai interrotto tra la città e il suo voto del 1577.
Informazioni pratiche
- Date: sabato 18 e domenica 19 luglio 2026.
- Dove: Bacino di San Marco, canale e isola della Giudecca, Zattere (Venezia).
- Ponte votivo: passerella galleggiante di circa 330 metri tra le Zattere e la chiesa del Redentore, aperta ai pedoni durante i giorni della festa.
- Fuochi d'artificio: sabato 18 luglio, inizio indicativo intorno alle ore 23:30, durata circa 40 minuti, sul Bacino di San Marco.
- Regate e messa votiva: domenica 19 luglio lungo il canale della Giudecca e nella basilica del Redentore.
- Dove guardare i fuochi da terra (ingresso libero): Zattere, Fondamenta della Giudecca, Riva degli Schiavoni; conviene arrivare con largo anticipo.
- Sito ufficiale e info aggiornate: Venezia Unica, il portale ufficiale dei servizi della città, per orari, trasporti e dettagli del programma.
La Festa del Redentore non è solo uno degli appuntamenti più scenografici dell'estate italiana: è la memoria viva di una città che, di fronte alla catastrofe, scelse di rispondere con la bellezza. Una lezione che, dopo le epidemie più recenti, suona oggi più attuale che mai. Per approfondire storia e tradizioni si può consultare anche la scheda enciclopedica dedicata alla festa.
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