Curiosando si impararivista di curiosità

Psicologia

Effetto Kuleshov: come il montaggio crea le emozioni al cinema

Lo stesso volto inespressivo sembra esprimere fame, dolore o desiderio a seconda dell'immagine accanto: l'esperimento che svelò il potere del montaggio.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Vecchia bobina di pellicola cinematografica illuminata da una luce soffusa
Vecchia bobina di pellicola cinematografica illuminata da una luce soffusa

Lo stesso identico primo piano di un volto, montato accanto a tre immagini diverse, fa "vedere" agli spettatori tre emozioni differenti: fame, dolore, desiderio. Eppure l'espressione dell'attore non cambia mai. È l'effetto Kuleshov, una delle scoperte fondative del linguaggio cinematografico, che dimostra come il significato di un'immagine nasca non tanto da ciò che mostra, ma da ciò che le sta accanto. Un secolo dopo, le neuroscienze continuano a studiarlo.

L'esperimento che inventò il montaggio

Negli anni Dieci e Venti del Novecento il regista e teorico sovietico Lev Kuleshov montò un breve filmato sperimentale. Prese un'inquadratura del volto inespressivo di un celebre attore dell'epoca, Ivan Mosžuchin, e la alternò con tre immagini diverse: un piatto di minestra fumante, una bambina in una bara, una donna distesa su un divano. Al pubblico, racconta la voce Kuleshov effect, sembrò che il volto dell'attore esprimesse di volta in volta fame guardando la minestra, dolore davanti alla bara, desiderio di fronte alla donna. In realtà era sempre la stessa, immutabile inquadratura.

Ritratto del regista e teorico sovietico Lev Kuleshov nel 1917
Lev Kuleshov, pioniere della teoria del montaggio, dimostrò che l'accostamento delle immagini crea il significato. Credit: Wikimedia Commons.

Il significato nasce dall'accostamento

La conclusione di Kuleshov era rivoluzionaria: nel cinema il senso non risiede nella singola inquadratura, ma nella loro giustapposizione. È il montaggio a costruire l'emozione e la storia, guidando lo spettatore a "riempire" i vuoti con la propria interpretazione. Questa idea divenne il fondamento della scuola del montaggio sovietico, che influenzò registi come Sergej Ejzenštejn, e più in generale di tutta la grammatica del cinema. Il concetto è strettamente legato a quello di montaggio come tecnica espressiva, e non solo come semplice giuntura di pezzi di pellicola.

Il regista Alfred Hitchcock, grande ammiratore di questa intuizione, la spiegava con un esempio celebre: lo stesso primo piano di un uomo che sorride diventa quello di un uomo gentile se montato dopo l'immagine di un bambino, ma quello di un vecchio sporcaccione se montato dopo l'immagine di una donna in bikini. Il volto è identico; a cambiare è solo ciò che lo precede.

Kuleshov spinse l'idea ancora più in là con quella che chiamò "geografia creativa": montando spezzoni girati in luoghi e momenti diversi, riuscì a far credere allo spettatore che i personaggi si muovessero in un unico spazio coerente, magari inesistente nella realtà. Anche in questo caso era il montaggio a costruire una verità che la macchina da presa non aveva mai ripreso, un principio sfruttato ancora oggi in ogni scena di dialogo girata in tempi e set separati.

Immagine in bianco e nero di una vecchia sala cinematografica
L'effetto Kuleshov è alla base del linguaggio del cinema: lo spettatore costruisce il senso dall'ordine delle immagini. Credit: Peter Dyllong / Pexels.

Cosa dicono oggi le neuroscienze

L'effetto è passato dalla sala di montaggio al laboratorio. Nel 2006 il neuroscienziato Dean Mobbs e colleghi hanno replicato l'esperimento con la risonanza magnetica funzionale: mostrando lo stesso volto neutro dopo scene di diverso valore emotivo, hanno osservato che i partecipanti attribuivano al viso emozioni coerenti con il contesto, e che si attivavano aree cerebrali legate all'elaborazione delle emozioni come l'amigdala e il solco temporale superiore. Studi successivi, come uno pubblicato su Frontiers in Psychology, hanno indagato in modo più sistematico quanto e quando il contesto modifichi la percezione delle espressioni facciali.

Un classico controverso

Curiosamente, di quel filmato originale non resta traccia: è andato perduto, e ciò che sappiamo deriva soprattutto dai resoconti dello stesso Kuleshov e dei suoi allievi. Per questo alcuni studiosi hanno parlato di "fallacia di Kuleshov", sottolineando che le repliche moderne danno risultati non sempre coerenti e che l'effetto, pur reale, è più sottile e variabile di quanto la leggenda voglia, come discusso anche su una analisi critica della Oxford University Press. Diverse repliche rigorose, tuttavia, ne hanno confermato l'esistenza, almeno per certe combinazioni di volti e contesti.

Perché ci riguarda tutti

Al di là del cinema, l'effetto Kuleshov è una potente metafora di come funziona la mente umana: non percepiamo quasi mai qualcosa in modo isolato, ma sempre dentro un contesto che ne plasma il significato. Lo stesso messaggio, la stessa fotografia o la stessa frase possono apparirci teneri o minacciosi a seconda di ciò che li circonda. In un'epoca di immagini decontestualizzate e di montaggi virali sui social, capire che il senso si costruisce per accostamento non è solo una lezione di storia del cinema: è uno strumento di alfabetizzazione critica per leggere il flusso di contenuti in cui siamo immersi ogni giorno.

Lo sa bene chi costruisce messaggi per mestiere. Un telegiornale che accosta un volto di un politico a determinate immagini di repertorio, una pubblicità che associa un prodotto a scene di felicità, un video montato per insinuare un nesso fra due eventi: tutti sfruttano, consapevolmente o no, lo stesso principio scoperto da Kuleshov un secolo fa. Riconoscerlo significa imparare a chiedersi non solo "che cosa mi stanno mostrando?", ma anche "accanto a che cosa me lo stanno mostrando?". Ed è proprio in quell'accanto, spesso, che si nasconde il vero messaggio.

Una buona curiosità ogni mattina

Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.

Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.


Da scoprire

Continua a leggere

Altre storie che ti potrebbero piacere, scelte per te