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Psicologia

Locus of control: credi di guidare la tua vita o di subirla?

C'è chi attribuisce ciò che gli accade alle proprie azioni e chi alla fortuna o agli altri. Una differenza che pesa su salute e successo.

di Andrea Bertolotti··2 min di lettura
Marionetta appesa ai fili, metafora del controllo esterno
Marionetta appesa ai fili, metafora del controllo esterno

Davanti a un esame andato male, c'è chi pensa «non ho studiato abbastanza» e chi «il professore ce l'aveva con me». Davanti a una promozione, c'è chi dice «me la sono guadagnata» e chi «sono stato fortunato». Questa differenza nel modo di spiegare ciò che ci accade ha un nome in psicologia: locus of control, ovvero il «luogo del controllo». È uno dei concetti più influenti nello studio della personalità.

L'intuizione di Julian Rotter

Il concetto fu introdotto nel 1966 dallo psicologo statunitense Julian Rotter, nell'ambito della sua teoria dell'apprendimento sociale. Rotter osservò che le persone differiscono sistematicamente nel modo in cui percepiscono il legame tra le proprie azioni e i risultati che ottengono. Da un lato c'è chi ha un locus interno: è convinto che ciò che gli accade dipenda soprattutto dalle proprie scelte, dall'impegno e dalle proprie capacità. Dall'altro c'è chi ha un locus esterno: attribuisce gli eventi a forze fuori dal proprio controllo, come la fortuna, il destino, il caso o il potere degli altri. La definizione e la storia del concetto sono ben sintetizzate dall'Enciclopedia Britannica.

Mani che tengono il volante di un'auto, metafora del controllo interno
Chi ha un locus interno sente di «tenere il volante» della propria vita. Credit: Pixabay.

Perché conta davvero

Non si tratta di una semplice etichetta. Decenni di ricerche hanno collegato il locus of control a esiti concreti. In media, le persone con un locus più interno tendono a impegnarsi di più nei compiti, a perseverare di fronte agli ostacoli, ad adottare comportamenti più salutari e a riportare livelli più alti di benessere. La convinzione di poter incidere sugli eventi, infatti, alimenta la motivazione: se penso che il mio impegno conti, sono più disposto a profonderlo. Chi ha un locus prevalentemente esterno, al contrario, può sentirsi più facilmente impotente, una condizione che gli psicologi collegano anche all'impotenza appresa studiata da Martin Seligman.

Non sempre interno è meglio

Sarebbe però un errore concludere che il locus interno sia sempre preferibile. Un controllo interno esasperato può trasformarsi in un peso: assumersi la responsabilità di eventi realmente fuori dal proprio controllo — una malattia, un lutto, una catastrofe — può generare colpa e ansia ingiustificate. La salute psicologica sta spesso in un equilibrio: riconoscere ciò su cui possiamo agire e accettare ciò che non dipende da noi. Inoltre il locus of control non è un tratto fisso e immutabile: è anche il prodotto delle esperienze, dell'educazione e del contesto sociale, e può cambiare nel tempo.

Una bussola interiore

Concetti vicini sono stati sviluppati negli anni successivi, come l'autoefficacia di Albert Bandura, che approfondisce la fiducia nelle proprie capacità di affrontare situazioni specifiche, come illustra l'American Psychological Association. Conoscere il proprio locus of control è utile perché ci aiuta a capire come interpretiamo successi e fallimenti. La domanda — «sto guidando la mia vita o la sto subendo?» — non ha una risposta unica e definitiva, ma porsela è già un passo verso una maggiore consapevolezza di come funzioniamo.

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