Curiosando si impararivista di curiosità

Psicologia

Memoria flash: perché i ricordi più vividi non sono i più fedeli

Ricordiamo con assoluta nitidezza dov'eravamo quando abbiamo saputo di un evento drammatico. Ma gli esperimenti mostrano che questi ricordi 'fotografici' sono spesso sbagliati.

di Andrea Bertolotti··3 min di lettura
Schermo che trasmette notizie, contesto in cui si formano le memorie flash di eventi drammatici
Schermo che trasmette notizie, contesto in cui si formano le memorie flash di eventi drammatici

Quasi tutti, parlando di un evento drammatico e improvviso, dicono la stessa cosa: "Mi ricordo esattamente dov'ero e cosa stavo facendo quando l'ho saputo". Il crollo delle Torri Gemelle, la morte di un personaggio amato, una catastrofe annunciata in diretta: questi momenti sembrano impressi nella memoria con una nitidezza assoluta, come una fotografia scattata con il flash. Gli psicologi chiamano questo fenomeno memoria flash (in inglese flashbulb memory). Ma una delle scoperte più affascinanti della psicologia cognitiva è che questi ricordi vividissimi sono molto meno accurati di quanto crediamo.

Una "fotografia" del momento

Il termine fu coniato nel 1977 da due ricercatori di Harvard, Roger Brown e James Kulik, in uno studio diventato un classico. Analizzando i ricordi legati all'assassinio del presidente John F. Kennedy nel 1963, notarono che le persone conservavano immagini mentali straordinariamente dettagliate non dell'evento in sé, ma delle circostanze in cui ne avevano appreso la notizia: il luogo, l'ora, chi gliel'aveva detto, cosa stavano facendo, perfino dettagli irrilevanti come i vestiti che indossavano. Brown e Kulik ipotizzarono l'esistenza di un meccanismo speciale, una sorta di comando "stampa subito" che si attiverebbe quando un evento supera certe soglie di sorpresa e di importanza emotiva. La definizione originale è oggi raccolta nella letteratura enciclopedica sul fenomeno.

Persona davanti a uno schermo che apprende una notizia, situazione tipica in cui si forma una memoria flash
I ricordi flash riguardano il momento in cui apprendiamo una notizia scioccante, più che l'evento in sé. Foto: Gustavo Fring / Pexels.

L'esperimento che ha cambiato tutto: il Challenger

La svolta arrivò nel 1986, quando lo psicologo Ulric Neisser ebbe un'intuizione geniale. Il giorno dopo l'esplosione dello Space Shuttle Challenger, avvenuta il 28 gennaio davanti a milioni di telespettatori, fece compilare a un gruppo di studenti un questionario dettagliato su come avevano saputo del disastro. Poi, insieme a Nicole Harsch, aspettò quasi tre anni e chiese agli stessi studenti di raccontare di nuovo quei momenti.

I risultati, pubblicati nel 1992, furono clamorosi. I racconti del 1989 erano spesso completamente diversi da quelli scritti il giorno dopo l'evento: in media i partecipanti rispondevano in modo accurato solo nel 42 per cento dei casi, e molti avevano ricordi totalmente errati su dove fossero e con chi. Eppure erano sicurissimi della loro versione. Un caso è rimasto celebre: messa di fronte al questionario compilato di suo pugno anni prima, una studentessa rispose: "So che è la mia calligrafia, ma non ricordo affatto di aver scritto questo". La nitidezza del ricordo era altissima; la sua fedeltà ai fatti, bassissima. Il fenomeno è approfondito in una rassegna scientifica pubblicata sugli archivi dei National Institutes of Health.

Vividezza non significa accuratezza

Studi successivi hanno confermato il quadro. Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, ricercatori come Jennifer Talarico e David Rubin confrontarono i ricordi "flash" di quel giorno con ricordi quotidiani ordinari delle stesse persone. La scoperta fu che entrambi i tipi di ricordo si deterioravano e si modificavano alla stessa velocità nel corso del tempo. La differenza non stava nell'accuratezza, identica, ma nella fiducia: per i ricordi flash le persone restavano convinte di ricordare alla perfezione, mentre per quelli ordinari ammettevano l'incertezza. Indagini su larga scala condotte negli anni, come quelle sulla consistenza dei ricordi dell'11 settembre nel lungo periodo, hanno raggiunto conclusioni analoghe.

Una vecchia televisione, mezzo attraverso cui molte generazioni hanno appreso notizie drammatiche
Per molte generazioni la televisione è stata il canale delle grandi notizie: e dei relativi ricordi flash. Foto: Rene Terp / Pexels.

In altre parole, i ricordi flash non sono una registrazione fedele della realtà, ma una ricostruzione come tutte le altre, soggetta agli stessi errori e distorsioni. La differenza è che la forte emozione li rende soggettivamente più vividi e ci convince della loro esattezza. Ogni volta che li raccontiamo, inoltre, possiamo introdurre piccole modifiche che poi diventano parte del ricordo stesso.

Perché è importante saperlo

Questa scoperta ha conseguenze pratiche notevoli, soprattutto in ambito giudiziario. Le testimonianze oculari di eventi traumatici, spesso considerate prove fortissime proprio per la sicurezza con cui vengono riferite, possono essere altrettanto inaffidabili: la convinzione del testimone non garantisce la veridicità del ricordo. Capire la natura della memoria flash ci insegna una lezione di umiltà sul funzionamento della nostra mente: ricordare con intensità e ricordare con esattezza sono due cose diverse, e il nostro cervello, purtroppo, non ci avverte quando le sta confondendo.

Una buona curiosità ogni mattina

Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.

Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.


Da scoprire

Continua a leggere

Altre storie che ti potrebbero piacere, scelte per te