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Psicologia

Ponte di Capilano (1974): perché chiamiamo amore l'adrenalina del primo appuntamento sbagliato

Donald Dutton e Arthur Aron dimostrarono nel 1974 che gli uomini incontrati su un ponte sospeso di 70 metri telefonavano alla sperimentatrice cinque volte più spesso di chi l'aveva incontrata su un ponte basso. Era nato il concetto di misattribuzione dell'eccitazione.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Ponte sospeso in una pineta: il Capilano Suspension Bridge è il setting dello studio di Dutton e Aron del 1974
Ponte sospeso in una pineta: il Capilano Suspension Bridge è il setting dello studio di Dutton e Aron del 1974

Da qualche parte fra il 1968 e il 1973, in un fitto bosco di abeti Douglas appena a nord di Vancouver, una giovane ricercatrice intervistava uomini che avevano appena attraversato un ponte sospeso. Sotto i loro piedi, settanta metri di vuoto e il torrente Capilano. Le chiedeva di scrivere una breve storia su un'immagine ambigua e, alla fine, offriva un foglietto con il proprio numero di telefono e l'invito a richiamare per i risultati. Una settimana dopo i ricercatori contavano le telefonate. Era nato uno degli esperimenti più citati della psicologia sociale del Novecento, e uno dei più sottostimati nella vita quotidiana di chiunque: lo studio di Donald Dutton e Arthur Aron sulla misattribuzione dell'eccitazione, pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology nell'ottobre 1974.

Il setting: due ponti vicini, due livelli di paura

Dutton, all'epoca giovane docente della University of British Columbia, voleva mettere alla prova un'idea controintuitiva: che l'eccitazione fisiologica prodotta da una situazione (paura, sport, stress) potesse essere scambiata dal cervello per attrazione, se nello stesso momento è presente una persona del sesso «giusto». L'idea non era originale: Stanley Schachter e Jerome Singer l'avevano formulata teoricamente nel 1962. Dutton voleva la prova sul campo.

Il sito perfetto era il Capilano Suspension Bridge, un'attrazione turistica a 15 minuti dal centro di Vancouver. Il ponte è lungo 137 metri, sospeso a 70 metri sopra il torrente, oscilla al vento, traballa sotto il peso dei pedoni. Per confronto, fu scelto un secondo ponte: un solido ponte in cedro a 3 metri d'altezza, a 200 metri di distanza, sullo stesso fiume. Una sperimentatrice giovane e attraente fermava gli uomini che attraversavano l'uno o l'altro ponte, chiedeva loro di scrivere una breve storia ispirata a un'immagine, e poi lasciava il numero «per qualunque domanda». Lo riassume con efficacia la voce Wikipedia sulla misattribuzione dell'eccitazione.

I numeri: cinque volte tanto

I risultati furono sorprendenti. Degli uomini incontrati sul ponte basso, solo il 12 per cento richiamò la sperimentatrice nei giorni successivi. Degli uomini incontrati sul ponte sospeso, invece, il 50 per cento. La differenza era statisticamente robustissima. Inoltre, le storie scritte dagli uomini sul ponte sospeso contenevano in proporzione molte più immagini di tipo erotico-romantico rispetto a quelle scritte sul ponte stabile. Il fenomeno funzionava solo se la sperimentatrice era una donna: con un uomo come sperimentatore, le richiamate erano poche e indipendenti dal ponte. Il PDF originale dello studio è disponibile sul sito dell'UCLA Social Affective Neuroscience Lab.

Ponte sospeso fra colline boscose: lo studio del 1974 fu realizzato sul Capilano Suspension Bridge in British Columbia
Foto di Cătălin Todosia, Pexels.

Cosa sta facendo il corpo

L'interpretazione di Dutton e Aron è semplice nella sua eleganza. Attraversando il ponte sospeso, il corpo dei soggetti è in stato di arousal: cuore che batte forte, respiro accelerato, palmi sudati, mani che tremano. Sono gli stessi sintomi fisiologici dell'attrazione sessuale e dell'innamoramento iniziale. Il cervello, di per sé, non distingue da quale fonte arrivi l'eccitazione: deve interpretarla in base al contesto. Se l'unica «causa plausibile» nel campo visivo è una donna attraente, il cervello attribuisce l'eccitazione a lei. È il modello dei due fattori delle emozioni di Schachter-Singer applicato all'attrazione interpersonale: l'emozione, in altre parole, è sempre il prodotto di una sensazione corporea più un'interpretazione cognitiva del perché si sta provando quella sensazione.

Repliche, varianti, conferme

Lo studio è stato replicato decine di volte con varianti diverse, e ha sempre prodotto risultati nello stesso senso. White, Fishbein e Rutstein nel 1981 hanno fatto correre i soggetti per due minuti su un tapis roulant prima di mostrare loro la foto di una potenziale partner: i corridori la trovavano più attraente di chi era rimasto fermo. Meston e Frohlich nel 2003 hanno intervistato 165 visitatori dei parchi a tema prima e dopo aver provato montagne russe: i passeggeri appena scesi giudicavano gli sconosciuti più attraenti del 16 per cento. Esiste anche una variante «cinematografica»: chi esce da un film horror visto in coppia mostra livelli di attrazione verso il partner significativamente maggiori rispetto a chi ha visto una commedia. Lo riassume bene la rassegna pubblicata da Psychology Today.

Critiche e raffinamenti

Lo studio originale di Dutton e Aron è stato criticato per diversi limiti metodologici: nessuna doppia cecità, sperimentatrici non assegnate a caso ai due ponti, dimensione del campione limitata (87 uomini totali), potenziali variabili confondenti (gli uomini che scelgono di attraversare un ponte pericoloso sono in media più audaci, quindi forse anche più propensi a chiamare una sconosciuta). Negli anni Ottanta e Novanta sono stati condotti studi più rigorosi, con manipolazioni controllate dell'arousal (musica intensa vs musica neutra) anziché ponti, e l'effetto è rimasto presente ma più piccolo: l'eccitazione misattribuita aumenta l'attrazione di circa il 20-30 per cento, non del 400 per cento come avrebbe suggerito il dato del Capilano. Una sintesi accademica dell'effetto è ospitata sul portale di Philip Zimbardo.

Vista aerea di un ponte sospeso sopra un canyon: gli ambienti vertiginosi producono arousal facilmente confondibile con l'attrazione
Foto di Alex Moliski, Pexels.

Implicazioni quotidiane

Il principio di misattribuzione dell'eccitazione ha conseguenze pratiche notevoli. La pubblicità lo usa da sempre: associare il proprio prodotto a contesti di alta eccitazione (sport estremi, scene erotiche, paesaggi mozzafiato) tende a far percepire il prodotto stesso come più desiderabile. Anche i dating coach lo conoscono: il consiglio di scegliere come primo appuntamento un'attività che generi adrenalina (un parco a tema, un'arrampicata, un film horror) è basato proprio sul Capilano. Anche la criminologia ha trovato applicazioni: nel «sindrome di Stoccolma», l'attaccamento delle vittime ai propri sequestratori è in parte spiegabile attraverso lo stesso meccanismo.

La morale, ricordava Dutton in un'intervista del 2014 per The Atlantic, è che «il corpo ha sempre ragione, ma la mente sbaglia continuamente nell'interpretarlo». Quando il cuore batte più del normale e la persona davanti a noi è sconosciuta, può valere la pena chiedersi se quello che proviamo arrivi davvero da lei. O, semplicemente, dal ponte traballante sotto i piedi.

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