Psicologia
Stato di flow: la psicologia dell'esperienza ottimale
Mihály Csíkszentmihályi ha studiato lo stato di concentrazione totale in cui il tempo sparisce e l'attività diventa gioiosa di per sé.

Ti è mai capitato di essere così immerso in qualcosa, suonare, scrivere, scalare, programmare, da perdere la cognizione del tempo, dimenticare la fame e sentirti tutt'uno con ciò che stavi facendo? Quello stato di concentrazione totale e gioiosa ha un nome preciso, coniato dallo psicologo Mihály Csíkszentmihályi: si chiama flow, lo "stato di flusso", ed è considerato una delle chiavi della felicità e della migliore performance umana.
Lo psicologo che studiò la gioia
Nato in Ungheria nel 1934 e poi trasferitosi negli Stati Uniti, Csíkszentmihályi (1934-2021) è uno dei padri della psicologia positiva. Da ragazzo, durante la Seconda guerra mondiale, aveva notato che pochissimi adulti riuscivano a mantenere serenità e dignità nei momenti difficili, e si chiese cosa rendesse davvero la vita degna di essere vissuta. Per rispondere, intervistò artisti, atleti, scacchisti, chirurghi e operai, tutti accomunati dal descrivere certi momenti in cui l'attività "scorreva" da sola. Da quelle interviste nacque il concetto di flow, sviluppato nel celebre libro Flow: The Psychology of Optimal Experience del 1990.
Che cosa si prova nel flow
Csíkszentmihályi descrisse il flow come "uno stato in cui le persone sono così coinvolte in un'attività che nient'altro sembra avere importanza". Chi lo vive riferisce alcune caratteristiche ricorrenti: concentrazione totale, fusione tra azione e consapevolezza, scomparsa della preoccupazione per se stessi, una distorsione del tempo (che vola o si dilata) e la sensazione che l'attività sia gratificante di per sé. Quest'ultimo aspetto è la chiave: l'esperienza è autotelica, cioè ha il suo scopo in se stessa, indipendentemente da premi esterni. Le caratteristiche sono ben sintetizzate dalla voce enciclopedica sul flow in psicologia.
La ricetta: tra noia e ansia
Il flow non arriva a comando, ma si manifesta in condizioni precise. La più importante è l'equilibrio tra sfida e capacità. Se un compito è troppo difficile rispetto alle nostre abilità, proviamo ansia; se è troppo facile, scivoliamo nella noia. Il flow vive nel canale stretto in mezzo, dove la sfida è abbastanza impegnativa da tenerci concentrati, ma alla nostra portata.
Servono inoltre obiettivi chiari (sapere esattamente cosa stiamo cercando di fare) e un feedback immediato (capire istante per istante se lo stiamo facendo bene). È per questo che attività come arrampicare, suonare, giocare o disegnare inducono flow con facilità: ogni mossa ha una risposta immediata e visibile. La descrizione di queste condizioni è approfondita da PositivePsychology.com.
Come si misura un'esperienza interiore
Studiare uno stato così sfuggente non era semplice. Csíkszentmihályi mise a punto l'experience sampling method: i partecipanti portavano con sé un cercapersone (oggi sarebbe lo smartphone) che, a orari casuali della giornata, suonava chiedendo loro di annotare cosa stessero facendo e come si sentissero. Raccogliendo migliaia di questi "fotogrammi" di vita reale, lo psicologo dimostrò che le persone erano più felici e coinvolte proprio nei momenti di flow, e che questi avvenivano sorprendentemente più spesso al lavoro che nel tempo libero passivo, come davanti alla TV.
Perché ci riguarda tutti
Il flow non è riservato ad atleti o artisti: chiunque può sperimentarlo cucinando, giardinando, scrivendo o risolvendo un problema. La sua importanza, spiegata da Csíkszentmihályi anche in una celebre conferenza TED, è che rappresenta una forma di felicità diversa dal piacere passivo: non il riposo, ma il coinvolgimento attivo in qualcosa che ci mette alla prova. Coltivare attività che ci portano in flow, dosando la difficoltà perché cresca insieme alle nostre capacità, è uno dei modi più solidi per rendere la vita più ricca e significativa.
La prossima volta che il tempo "sparisce" mentre sei assorbito in qualcosa che ami, sappi di aver toccato lo stato che secondo uno dei più importanti psicologi del Novecento è il più vicino a ciò che chiamiamo, semplicemente, vivere bene.
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