Storie
Norman Borlaug e il grano nano: l'agronomo del Minnesota che salvò un miliardo di persone dalla fame
Dalla stazione sperimentale di Sonora alle pianure del Punjab, la rivoluzione verde che cambiò l'agricoltura del Sud globale

Nel 1968 il biologo americano Paul Ehrlich pubblicò un libro destinato a vendere milioni di copie: The Population Bomb. La tesi era apocalittica: la Terra non sarebbe stata in grado di nutrire la sua popolazione in crescita; negli anni Settanta centinaia di milioni di persone sarebbero morte di fame in Asia, in particolare in India e Pakistan, ormai oltre la soglia critica. Ehrlich considerava il problema matematicamente insolubile.
Aveva torto. Le carestie previste non arrivarono. Tra il 1965 e il 1970 la produzione di grano in India raddoppiò; il Pakistan in dieci anni passò da importatore netto a esportatore di grano. La ragione di questo riequilibrio quasi miracoloso ha un nome: Norman Ernest Borlaug, agronomo dell'Iowa, che il 21 ottobre 1970 ricevette per quel lavoro il Premio Nobel per la Pace.
Da una fattoria dell'Iowa al campo sperimentale di Sonora
Borlaug nasce il 25 marzo 1914 a Cresco, Iowa, in una famiglia di immigrati norvegesi. Studia silvicoltura all'Università del Minnesota, si laurea durante la Grande Depressione, e poi conseguisce un dottorato in fitopatologia. Nel 1944, durante la guerra, viene assunto come ricercatore in Messico nel Cooperative Wheat Research and Production Program, finanziato dalla Rockefeller Foundation e dal governo messicano.
Il problema messicano è devastante: i raccolti di grano del Paese sono falcidiati dalla ruggine nera (un fungo, Puccinia graminis), che distrugge interi campi. Borlaug si insedia alla stazione sperimentale di Ciudad Obregón, Sonora, e comincia a incrociare migliaia di varietà di grano con un metodo all'epoca rivoluzionario: lo shuttle breeding, ovvero la coltivazione alternata in due stazioni a latitudini diverse (Sonora al nord, Toluca al sud) per produrre due generazioni di piante all'anno e dimezzare i tempi di selezione. Lavora dieci stagioni di seguito con squadre ridotte e budget magri.

Il grano che non si piega
Verso la fine degli anni Cinquanta Borlaug entra in possesso, da scambi con il giapponese Orville Vogel, di una varietà di grano nano sviluppata da Gonjiro Inazuka in Giappone: Norin 10. È un grano con steli corti, alti circa metà di quelli tradizionali.
L'intuizione di Borlaug è chiara. La pianta di grano "alta" tradizionale, se concimata pesantemente, produce grandi spighe ma cade a terra (lodging) per il peso delle stesse, vanificando il raccolto. Un grano nano, con stelo corto e robusto, può sopportare l'aumentata produzione di chicchi senza piegarsi. Combinato con fertilizzanti azotati e irrigazione, dà rese spettacolari.
Tra il 1953 e il 1962 Borlaug incrocia Norin 10 con varietà locali messicane ottenendo le famose cultivar Pitic-62, Penjamo-62 e poi Sonora-64: grano nano, resistente alla ruggine, con cicli di maturazione brevi, e con rese di 5-6 tonnellate per ettaro contro le 1,5-2 dei grani tradizionali. È il grano della rivoluzione verde.
L'esportazione in India e Pakistan
Nel 1963 il Messico, da Paese deficitario, diventa esportatore netto di grano. Le notizie raggiungono il governo indiano, in piena crisi alimentare. Il ministro dell'agricoltura indiano Chidambaram Subramaniam e il pakistano Mohammad Ayub Khan ordinano grandi quantità di semi messicani. Il primo carico arriva nel 1965-1966.
Il risultato è documentato dai bilanci della FAO: tra il 1965 e il 1970 la produzione di grano in India sale da 12 a 20 milioni di tonnellate, in Pakistan da 4,6 a 7,3 milioni. Lo stesso fenomeno si verifica con il riso semi-nano sviluppato all'IRRI (International Rice Research Institute) di Los Baños, Filippine, sotto la guida di Henry Beachell e Peter Jennings, ispirati al lavoro di Borlaug.
Le stime conservative attribuiscono alla rivoluzione verde la sopravvivenza di circa un miliardo di persone tra il 1965 e il 2000.
Il Nobel per la Pace, motivazioni
Il 21 ottobre 1970 il Comitato Nobel norvegese annuncia il premio per la pace a Borlaug. La motivazione ufficiale, leggibile sul sito ufficiale del Premio Nobel, è "per i suoi contributi alla 'rivoluzione verde' che ha avuto un impatto così rilevante sulla produzione alimentare, particolarmente in Asia e America Latina". Nella sua Nobel Lecture Borlaug pronuncia un discorso intitolato "The Green Revolution, Peace, and Humanity": la sicurezza alimentare è la base materiale della pace, perché nessuna stabilità politica può reggere se le persone hanno fame.

Critiche alla rivoluzione verde
Il bilancio della rivoluzione verde è oggi più articolato di quel che era nel 1970. Molti autori, da Vandana Shiva agli economisti dell'agroecologia, hanno messo in luce gli aspetti problematici: dipendenza dai fertilizzanti chimici (a base di petrolio), perdita di biodiversità agraria per la diffusione di poche cultivar uniformi, indebitamento dei contadini obbligati ad acquistare sementi e input ogni anno, esaurimento delle falde acquifere per l'irrigazione intensiva nel Punjab.
Borlaug stesso, in interviste tarde della sua vita, ha riconosciuto i limiti e i danni ambientali. Ha però sempre difeso il principio centrale: "la fame e la povertà non si combattono predicando la frugalità". Insisteva nel sostenere che oggi le tecniche debbano essere riviste con criteri di sostenibilità, ma che un'agricoltura più produttiva resta indispensabile per i 9-10 miliardi di abitanti previsti per il 2050.
Una vita per il grano
Borlaug è morto il 12 settembre 2009 a Dallas, all'età di 95 anni. Oltre al Nobel ha ricevuto la Presidential Medal of Freedom (1977), la Congressional Gold Medal (2006) e il World Food Prize, che lui stesso aveva contribuito a fondare nel 1986. Una statua lo raffigura nel National Statuary Hall del Campidoglio di Washington D.C., rappresentante ufficiale dello Stato dell'Iowa: l'unico scienziato a essere così onorato.
Era un uomo schivo, allergico ai riconoscimenti pubblici. Nella sua autobiografia raccontò che la mattina del 21 ottobre 1970, quando un giornalista lo svegliò chiamandolo dalla Norvegia per annunciargli il Nobel, era ancora nei campi di Ciudad Obregón a controllare le piantine.
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