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Sergei Korolev: il "Capo Progettista" senza nome che vinse la corsa allo spazio per l'URSS

Da prigioniero del Gulag a costruttore del razzo R-7, Sputnik 1 e Vostok 1: la sua identità rimase segreta fino alla morte nel 1966.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Ritratto di Sergei Pavlovich Korolev, capo progettista del programma spaziale sovietico
Ritratto di Sergei Pavlovich Korolev, capo progettista del programma spaziale sovietico

Il 4 ottobre 1957 il primo oggetto costruito dall'uomo entra in orbita. È Sputnik 1, una sfera di alluminio di 58 cm di diametro che pesa 83,6 kg e trasmette su 20,005 MHz un "bip-bip-bip" che il mondo intero, per tre settimane, ascolta dalle radio nazionali. Il giorno dopo il New York Times dedica un'apertura a otto colonne all'evento. Nei mesi successivi, agli storici e ai giornalisti occidentali viene chiarito che il programma spaziale sovietico è guidato da un solo uomo, descritto sempre con la stessa formula: il Capo Progettista (in russo glavny konstruktor). Nessuno conosce il suo nome.

Quell'uomo si chiama Sergei Pavlovich Korolev. Ha 50 anni, è figlio di un professore di letteratura russa di Zhytomyr (oggi in Ucraina), e ha trascorso parte della propria gioventù in un campo di lavoro del Gulag staliniano. La sua identità rimase un segreto di Stato fino alla sua morte, il 14 gennaio 1966. Solo allora la Pravda pubblicò la fotografia, e il mondo seppe chi aveva guidato l'URSS oltre l'atmosfera.

Aviazione, GIRD e poi il carcere

Nato il 12 gennaio 1907, Korolev cresce a Odessa, dove a 17 anni costruisce il suo primo aliante. Negli anni '30, all'Istituto Aerodinamico di Mosca, dirige il GIRD (Gruppo per lo Studio della Propulsione a Reazione), il primo team sovietico di razzi a propellente liquido. Nel 1938, sotto le purghe staliniane, viene arrestato con l'accusa di sabotaggio. Passa pochi mesi nei famigerati campi della Kolyma, in Siberia orientale, dove sopravvive a stento alla fame e alla dissenteria. Quando i comandanti del progetto militare lo rivogliono per costruire motori da guerra, viene trasferito in una sharashka, prigione speciale per scienziati, da cui esce libero solo nel 1944. Come ricorda l'articolo biografico dell'ESA, perse in carcere quasi tutta la dentatura ed ebbe per il resto della vita problemi cardiaci legati alle privazioni della Kolyma.

La V-2 catturata e il razzo R-7

Nel dopoguerra Korolev viene incaricato di studiare i resti della V-2, il razzo balistico tedesco di Werner von Braun. In dieci anni il suo team trasforma la tecnologia tedesca in un prodotto interamente sovietico, fino al colossale R-7 Semyorka, un missile a propellente liquido alto 34 metri capace di trasportare una testata termonucleare per oltre 8.000 chilometri. Come spiega la biografia ufficiale conservata negli archivi NASA, il razzo R-7 viene testato con successo per la prima volta nell'agosto 1957: Korolev, anziché aspettare il prossimo collaudo militare, ottiene da Khrushchev il permesso di usarlo per lanciare in orbita un satellite scientifico.

Replica del satellite Sputnik 1 esposta al National Air and Space Museum di Washington
Replica del satellite Sputnik 1, in esposizione al National Air and Space Museum di Washington: 83,6 kg, quattro antenne radio, una batteria. Credit: NASM Smithsonian.

La sequenza dei "primati"

Tra il 1957 e il 1965 il team di Korolev incatena una serie incredibile di primati storici:

  • 4 ottobre 1957 - Sputnik 1, primo satellite artificiale
  • 3 novembre 1957 - Sputnik 2, primo essere vivente in orbita (la cagnetta Laika)
  • 14 settembre 1959 - Luna 2, primo oggetto a impattare la Luna
  • 7 ottobre 1959 - Luna 3, prime foto del lato nascosto della Luna
  • 12 aprile 1961 - Vostok 1, primo uomo in orbita: Yuri Gagarin, 108 minuti, una sola rivoluzione
  • 16 giugno 1963 - Vostok 6, prima donna in orbita: Valentina Tereshkova
  • 18 marzo 1965 - Voskhod 2, prima "passeggiata spaziale": Aleksej Leonov, 12 minuti fuori dalla capsula

In sette anni l'URSS arrivò prima degli Stati Uniti in ognuna delle tappe simboliche della corsa allo spazio. Korolev ottenne in patria onorificenze top-secret: era stato decorato due volte Eroe del Lavoro Socialista, ma nemmeno i destinatari della decorazione (i suoi vicini di Kaliningrad) potevano sapere chi fosse.

La morte e il sogno mancato

Korolev fu ucciso, di fatto, da quelle stesse autorità sovietiche che lo avevano fatto grande. Aveva tumori intestinali da anni, ma rimandava ogni intervento per non rallentare i progetti. Nel gennaio 1966, durante un'operazione presso una clinica del Cremlino, lo accolse il ministro della Sanità in persona, Boris Petrovsky, che - secondo testimonianze pubblicate decenni dopo - tentò l'operazione personalmente senza averne l'esperienza chirurgica adeguata. Korolev morì sul tavolo operatorio il 14 gennaio 1966. Aveva 59 anni.

La sua morte interruppe il programma di allunaggio sovietico: il razzo N-1, già in fase di sviluppo, perse il suo coordinatore e fallì in tutti e quattro i collaudi successivi. Tre anni più tardi, il 20 luglio 1969, Neil Armstrong pose il piede sulla Luna. Come scrive un'analisi della rivista Space.com, è difficile dire se la sua sopravvivenza avrebbe cambiato l'esito della corsa lunare. Molti storici sostengono di sì.

Il volto rivelato

Il 16 gennaio 1966 la Pravda pubblicò la fotografia di Korolev sotto un articolo di prima pagina che ne rivelava per la prima volta il nome completo. Le sue ceneri furono tumulate nel muro del Cremlino, accanto a quelle dei più grandi statisti sovietici. Yuri Gagarin pianse alla cerimonia. Per anni Gagarin aveva conosciuto il suo capo solo come Sergei Pavlovich: nemmeno lui, l'uomo che aveva volato per primo, aveva diritto di sapere il cognome di chi gli aveva messo le ali.

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