Curiosando si impararivista di curiosità

Trend Italia

In fuga da Pompei nel 79 d.C.: due scheletri a Porta Stabia raccontano l'ultima ora con l'aiuto dell'intelligenza artificiale

Annuncio del 27 aprile 2026: dieci monete di bronzo, un mortaio sul capo, una lampada di ceramica. L'Università di Padova ricostruisce la scena con l'AI.

di Andrea Bertolotti··4 min di lettura
Rovine di Pompei con il Vesuvio sullo sfondo
Rovine di Pompei con il Vesuvio sullo sfondo

Il 27 aprile 2026 il Parco archeologico di Pompei ha annunciato una scoperta che ha fatto il giro dei media: gli scavi presso la necropoli di Porta Stabia, appena fuori le mura dell'antica città, hanno riportato alla luce i resti di due uomini sorpresi dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. mentre cercavano una via di fuga verso la costa. La ricostruzione delle loro ultime ore è stata realizzata, per la prima volta in un sito così importante, grazie alla combinazione di archeologia tradizionale e strumenti di intelligenza artificiale.

Cosa è stato trovato

I due scheletri si trovavano all'interno di una stanza sigillata dalla cenere, immersi nello strato di lapilli e pomici di prima fase dell'eruzione. Le analisi pubblicate dal Parco archeologico hanno permesso di distinguere due eventi separati: l'uomo più anziano sarebbe morto per primo, schiacciato dal collasso del tetto sotto il peso dei lapilli, durante le prime ore dell'eruzione; il più giovane sarebbe stato ucciso poche ore più tardi dalla nube piroclastica, una corrente di gas e cenere a 300 °C che spazzò la città la mattina del 25 ottobre del 79 d.C. (o del 24 agosto, secondo la cronologia più antica, ancora oggetto di dibattito tra studiosi).

Rovine archeologiche di Pompei con colonne e affreschi
La necropoli di Porta Stabia si trova subito fuori le mura sud di Pompei. Foto: Pexels / Jiří Dočkal

Gli oggetti trovati con loro

Accanto ai due corpi gli archeologi hanno recuperato indizi che rendono la scena emotivamente vivissima. L'uomo più anziano portava al mignolo sinistro un anello di ferro, teneva una lampada di ceramica e una sacca con dieci monete di bronzo: probabilmente i risparmi che aveva avuto il tempo di prendere prima di scappare. Ma il dettaglio che ha più colpito è un altro: sopra la testa l'anziano aveva posato un mortaio capovolto in terracotta, usato come elmetto di fortuna contro la pioggia di pomici incandescenti. Una scena che ricalca alla lettera la descrizione di Plinio il Giovane nelle sue celebri lettere a Tacito, dove racconta degli abitanti che si proteggevano la testa «con cuscini legati con stoffe».

L'intelligenza artificiale al servizio dell'archeologia

La novità tecnologica dell'operazione è la pipeline di lavoro: i dati ottenuti dalla scansione 3D del sito, dalle fotografie multispettrali e dai rilievi laser sono stati elaborati con tecniche di image segmentation e modelli generativi per produrre una ricostruzione visiva accessibile anche ai non specialisti. Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco, ha dichiarato a margine dell'annuncio: «solo con l'aiuto dell'intelligenza artificiale potremo proteggere e valorizzare la mole di dati che il sito di Pompei produce ogni anno. Ma è fondamentale che siano gli archeologi a guidare questo lavoro, non l'inverso». Il progetto è frutto della collaborazione fra il Parco, l'Università di Padova con il gruppo del professor Jacopo Bonetto, e il Ministero della Cultura.

Perché Porta Stabia conta

La necropoli di Porta Stabia è una delle aree funerarie principali di Pompei, lungo la strada che usciva dalla città in direzione del mare. Negli ultimi quindici anni gli scavi nell'area hanno riportato alla luce un complesso di edifici domestici, botteghe e tombe monumentali; i nuovi rinvenimenti aggiungono un capitolo umano a una zona finora studiata soprattutto per la sua valenza monumentale. Lo strato di pomici e lapilli in cui sono stati trovati i due fuggitivi è alto tra 1,5 e 2 metri: un'altezza che, secondo i modelli vulcanologici dell'INGV, corrisponde a un accumulo di 12-18 ore di fall-out durante la prima fase pliniana dell'eruzione.

Particolare archeologico di una colonna a Pompei
Pompei restituisce ancora oggi, dopo 250 anni di scavi, scoperte significative. Foto: Pexels / Bogdan Giurca

Quale Pompei stiamo vedendo nel 2026

Il Parco di Pompei vive una stagione di scoperte continue: gli scavi nelle Regio IX e nei pressi delle Mura hanno restituito, solo nell'ultimo triennio, ambienti decorati con affreschi inediti, un panificio-prigione, una stanza azzurra (secondo lo studio pubblicato dal Parco), una natura morta con focaccia e bicchiere di vino. La gestione Zuchtriegel, iniziata nel 2021, ha riportato gli scavi nell'area centrale dopo decenni di sola conservazione. Il Ministero della Cultura ha confermato un piano di investimenti dedicati che include la digitalizzazione dei reperti, oltre 13.000 elementi solo per il 2025-2026.

Cosa significa per noi oggi

Ricostruire un istante della vita di due persone qualunque del 79 d.C. — non un imperatore, non un poeta, ma due uomini di Pompei in fuga con una lampada e dieci monete — è la cifra della nuova archeologia: meno celebrazione, più storia umana. Per molti pompeiani, e per chi visita il sito, la vittima col mortaio sul capo diventerà uno dei simboli più riconoscibili dell'eruzione, accanto al "Calco dell'uomo coricato" e al cane del Vesuvio.

Informazioni utili

  • Sito ufficiale: pompeiisites.org
  • Sede degli scavi: Parco archeologico di Pompei, Via Plinio, 80045 Pompei (NA)
  • Orari aggiornati 2026: aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 19:00 (ultimo ingresso 17:30)
  • Biglietto: 22 euro intero, accesso parziale al sito; biglietto unico Pompei + Ercolano + Oplontis disponibile

Una buona curiosità ogni mattina

Iscriviti gratuitamente: niente spam, solo articoli scelti.

Iscrivendoti accetti la privacy policy. Puoi disiscriverti in ogni momento.


Da scoprire

Continua a leggere

Altre storie che ti potrebbero piacere, scelte per te