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Myxicola albertoangelai: la nuova specie marina dedicata ad Alberto Angela
Ricercatori dell'Università del Salento hanno scoperto nel mar Ionio un verme marino e l'hanno intitolato al celebre divulgatore.

Nei fondali del mar Ionio, davanti alla costa salentina, vive un minuscolo verme marino che da oggi porta il nome del divulgatore scientifico più amato d'Italia. Si chiama Myxicola albertoangelai, una nuova specie dedicata ad Alberto Angela da un gruppo di ricercatori dell'Università del Salento. L'annuncio, rilanciato il 6 giugno 2026 dall'ANSA, unisce una piccola scoperta di biodiversità mediterranea a un omaggio alla cultura scientifica.
Chi è il "verme con le ciglia"
Myxicola albertoangelai è un anellide polichete della famiglia dei Sabellidae, gli stessi vermi tubicoli che molti subacquei conoscono come "spirografi" o "feather duster". In inglese il genere viene chiamato eyelash worm, il verme con le ciglia, per via dell'apparato branchiale a forma di ventaglio che l'animale estroflette dal proprio tubo per filtrare dall'acqua le particelle di cibo. È una struttura delicata e ipnotica, che si ritrae di scatto al minimo movimento.
Questi organismi, spesso lunghi pochi centimetri, sono protagonisti silenziosi degli ecosistemi costieri: filtrando l'acqua contribuiscono a mantenerla pulita e rappresentano un anello importante della catena alimentare. La loro tassonomia, però, è notoriamente complicata, perché specie diverse possono apparire quasi identiche a occhio nudo.
Una revisione che ha portato a quattro nuove specie
La descrizione è frutto di uno studio pubblicato sullo Zoological Journal of the Linnean Society, la storica rivista della Linnean Society di Londra. Il lavoro, condotto da un team internazionale guidato dall'Università del Salento con i ricercatori Matteo Putignano, Andrea Toso e Joachim Langeneck del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali, ha revisionato l'intero genere Myxicola, identificando in tutto quattro specie nuove per la scienza.
Per distinguerle gli studiosi hanno usato la cosiddetta tassonomia integrativa: non solo l'esame morfologico tradizionale al microscopio, ma anche le moderne analisi genetiche del DNA. È questa combinazione che permette di separare specie "criptiche", indistinguibili dall'aspetto esterno ma diverse a livello molecolare. L'esemplare tipo di Myxicola albertoangelai è stato raccolto a Santa Caterina di Nardò, sul litorale ionico in provincia di Lecce.
Perché dedicarla proprio ad Alberto Angela
La scelta del nome non è casuale. Nella consuetudine scientifica, dedicare una specie a una persona è uno dei riconoscimenti più duraturi che esistano: quel nome resterà nei cataloghi della scienza per sempre. I ricercatori hanno spiegato di aver voluto onorare Alberto Angela "per il suo straordinario contributo alla diffusione della cultura scientifica", aggiungendo che i suoi programmi "hanno lasciato un'impronta duratura nelle nostre vite e contribuito alle scelte di carriera".
È una testimonianza significativa: i ricercatori che oggi descrivono nuove specie sono cresciuti guardando trasmissioni come Quark, Superquark e Ulisse, eredità di una famiglia, quella degli Angela, che ha avvicinato generazioni di italiani alla scienza. La dedica chiude così un cerchio tra divulgazione e ricerca.
Specie con nomi celebri: una tradizione della scienza
Intitolare una specie a un personaggio noto è una pratica antica e diffusa nella nomenclatura zoologica. Nel corso degli anni i ricercatori di tutto il mondo hanno dedicato animali e piante a musicisti, attori, scienziati e divulgatori, come modo affettuoso per legare la scoperta a chi li ha ispirati o per attirare l'attenzione del pubblico su organismi altrimenti poco appariscenti. Un piccolo verme dei fondali, da solo, difficilmente finirebbe sui giornali; legato al nome di Alberto Angela, diventa l'occasione per raccontare a un pubblico vasto come funziona davvero la classificazione degli esseri viventi.
Il regolamento internazionale di nomenclatura zoologica stabilisce regole precise per assegnare questi nomi, che una volta pubblicati validamente non possono più essere cambiati. È anche per questo che la dedica ha un valore quasi simbolico di permanenza: finché la specie sarà riconosciuta, il nome resterà negli archivi della biologia, ben oltre la durata di qualunque trasmissione televisiva.
Quanta biodiversità resta da scoprire nel Mediterraneo
La vicenda ricorda anche una verità spesso trascurata: il Mar Mediterraneo, pur essendo uno dei mari più studiati e frequentati del pianeta, nasconde ancora moltissime specie ignote. Gli invertebrati marini, in particolare i piccoli vermi, i molluschi e i crostacei dei fondali, restano in gran parte poco conosciuti, e ogni revisione tassonomica accurata tende a far emergere nuove forme di vita. Censirle non è un esercizio accademico: senza conoscere le specie presenti è impossibile monitorare lo stato di salute degli ecosistemi, individuare le specie aliene invasive o valutare gli effetti del riscaldamento del mare.
In un'epoca in cui la perdita di biodiversità è una delle grandi emergenze ambientali, scoperte come quella di Myxicola albertoangelai dimostrano quanto sia ancora prezioso il lavoro paziente dei tassonomi. E che, a volte, la scienza sa anche dire grazie a chi l'ha resa amata.
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