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Belli e la Cina: il manoscritto inedito del poeta romano
Alla Biblioteca Nazionale di Roma riemerge un testo sconosciuto del cantore dei sonetti romaneschi.

Il poeta dei sonetti romaneschi nascondeva una passione segreta per l'Oriente. Un manoscritto inedito di Giuseppe Gioachino Belli, autografo e finora sconosciuto, è riemerso dalle collezioni della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e rivela un volto nuovo del grande poeta: quello di un intellettuale curioso, affascinato dalla civiltà cinese. La scoperta sarà presentata al pubblico il 10 giugno 2026, alle 16.30, nella sede romana della biblioteca.
Il testo si intitola Di alcune cinesi curiosità ed era destinato a una serie di letture all'Accademia Tiberina, di cui Belli fu socio. A studiarlo e curarlo è stata la sinologa Marina Battaglini, che ne ha fatto un volume edito da Castelvecchi. La notizia, riportata dall'agenzia ANSA, restituisce un Belli inatteso, lontano dall'immagine del solo cantore del popolino romano.

Chi era Giuseppe Gioachino Belli
Nato a Roma nel 1791 e morto nel 1863, Belli è uno dei massimi poeti dialettali italiani. La sua opera monumentale, i Sonetti romaneschi — oltre duemila componimenti in vernacolo —, ritrae con ironia feroce e tenerezza la vita quotidiana della Roma papalina, dando voce ai poveri, agli artigiani, alle popolane. Come ricorda la voce della Treccani dedicata a Belli, la sua è una commedia umana in versi, un affresco senza pari della società ottocentesca.
Proprio per questo il manoscritto sorprende: accanto al poeta del Trastevere c'era un uomo che rifletteva sulle civiltà lontane, sui costumi e sull'estetica cinese. Belli scrive che «giudicare un popolo secondo i principi di gusto di un altro è privo di ogni fondamento»: una notazione di sorprendente apertura culturale per il suo tempo.
L'origine di una passione
Da dove nacque questo interesse? La curiosità di Belli per la Cina passò attraverso l'amicizia con il mercante Onorato Martucci (1774-1843), che a Roma, in via del Corso, aveva allestito un vero e proprio Museo Cinese con 326 casse di oggetti e manufatti provenienti dall'Estremo Oriente. Per la Roma di inizio Ottocento era una finestra straordinaria su un mondo quasi mitico, e il poeta ne rimase rapito.

Nel testo Belli mostra ammirazione per le conquiste filosofiche e artistiche della civiltà cinese, pur non rinunciando al senso critico: condanna apertamente, per esempio, l'usanza della fasciatura dei piedi femminili. È lo sguardo di un illuminista curioso, capace di entusiasmo e di giudizio insieme.
L'appuntamento del 10 giugno
La presentazione del volume si terrà nella Biblioteca Nazionale Centrale di Roma che conserva l'autografo. Interverranno il direttore Stefano Campagnolo e Marcello Teodonio, presidente del Centro Studi Giuseppe Gioacchino Belli, insieme alla curatrice. L'incontro è l'occasione per restituire al pubblico un tassello inedito di uno dei poeti più amati d'Italia.
La riscoperta conferma quanto gli archivi italiani custodiscano ancora sorprese. Anche un autore studiatissimo come Belli, di cui sembrava di sapere tutto, può rivelare pagine sconosciute — e mostrarci che la Roma dell'Ottocento guardava al mondo con più curiosità di quanto immaginiamo. Per chi ama la letteratura, è un invito a riaprire i cassetti della storia.
Un'Italia affascinata dall'Oriente
La passione di Belli non era un caso isolato. Tra Sette e Ottocento l'Europa visse una vera infatuazione per l'Estremo Oriente: la moda della chinoiserie riempì palazzi e salotti di porcellane, paraventi, lacche e motivi «alla cinese». Roma, capitale cosmopolita della cristianità, era un crocevia di gesuiti rientrati dalle missioni in Cina, di collezionisti e di curiosi. Il Museo Cinese dell'amico Onorato Martucci, con le sue 326 casse di oggetti, fu in quel contesto una rarità preziosa, e contribuì a nutrire l'immaginario del poeta.
Il manoscritto ritrovato mostra però qualcosa di più della semplice moda esotica: rivela in Belli un atteggiamento quasi antropologico, la consapevolezza che ogni cultura vada giudicata secondo i propri criteri e non secondo quelli altrui. È una sensibilità sorprendentemente moderna per un autore che la storia della letteratura ha incasellato quasi esclusivamente nei vicoli di Roma.
Belli oltre i sonetti
Giuseppe Gioachino Belli resta uno dei pilastri della letteratura dialettale italiana, ammirato da Gogol' e più tardi celebrato da poeti come Pasolini. La sua opera è un documento storico e linguistico straordinario, capace di conservare il romanesco ottocentesco e la mentalità del popolo papalino. Una statua a lui dedicata, inaugurata nel 1913, lo ricorda ancora oggi nel cuore di Trastevere, vicino al fiume che attraversa la sua poesia.
La riscoperta di un testo come Di alcune cinesi curiosità arricchisce questo ritratto, restituendoci un Belli colto, viaggiatore con la mente, attento alle civiltà lontane. È anche un promemoria del valore degli archivi e delle biblioteche italiane: luoghi dove, tra carte ingiallite, può ancora nascondersi un capitolo sconosciuto della nostra storia culturale. La presentazione del 10 giugno 2026 sarà l'occasione per scoprirne tutti i dettagli, e per guardare con occhi nuovi a uno dei poeti più amati del nostro Ottocento.
Quando gli archivi parlano
La vicenda conferma una verità spesso dimenticata: le grandi biblioteche non sono depositi polverosi, ma giacimenti vivi che continuano a restituire scoperte. L'autografo di Belli era custodito da tempo alla Biblioteca Nazionale, ma è servito lo sguardo specialistico di una sinologa per riconoscerne il valore e collocarlo nel giusto contesto culturale. È il lavoro paziente e silenzioso della filologia, che trasforma carte ingiallite in nuova conoscenza. In un'epoca in cui tutto sembra già digitalizzato e disponibile online, casi come questo ricordano quanto resti ancora da studiare nei fondi manoscritti italiani, e quanto sia prezioso il dialogo tra discipline lontane — qui la letteratura dialettale romana e la cultura cinese. Per gli appassionati, l'incontro del 10 giugno alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma sarà l'occasione per toccare con mano questo Belli inedito e cosmopolita.
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