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RIS8imo, il riso italiano editato CRISPR cresce in Lomellina: a Mantova arriva il bilancio 2026
Il 15 maggio al Food&Science Festival la genetista Vittoria Brambilla ha raccontato il primo riso Tea italiano: tre geni disattivati, niente DNA estraneo, parassiti tenuti a bada senza fungicidi.

Si chiama RIS8imo, suona come uno slogan da pubblicità anni Novanta, e in effetti dietro c'è anche una scommessa di immagine. È la prima varietà di riso italiana ottenuta con le Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA) a essere coltivata in campo aperto sul territorio nazionale. Tra il 15 e il 17 maggio 2026, al Food&Science Festival di Mantova, la genetista Vittoria Brambilla dell'Università degli Studi di Milano ha presentato lo stato dell'esperimento davanti a un pubblico misto di agricoltori, divulgatori e ricercatori.
La storia di RIS8imo è curiosa perché unisce una rivoluzione tecnica a una sceneggiatura quasi da thriller: progettato in laboratorio, autorizzato dopo un iter durato oltre un anno, piantato a maggio 2024, distrutto da ignoti nella notte tra il 20 e il 21 giugno 2024, ripiantato in primavera 2025 e finalmente arrivato al primo raccolto.

Cosa sono le Tecniche di Evoluzione Assistita
Le TEA, in inglese New Genomic Techniques, sono un insieme di metodi di miglioramento genetico di precisione che usano CRISPR-Cas9 e tecnologie simili per modificare in modo mirato i geni già presenti nel genoma della pianta, senza inserire DNA di altre specie. È la differenza fondamentale rispetto agli OGM tradizionali, ed è il motivo per cui la Commissione europea, con la proposta di regolamento del 5 luglio 2023, le considera giuridicamente distinte.
Nel caso di RIS8imo i ricercatori sono partiti da una varietà nobile italiana, l'Arborio (quello del risotto alla milanese), e hanno disattivato tre geni di suscettibilità al brusone del riso, la malattia causata dal fungo Pyricularia oryzae. Il brusone, in annate sfavorevoli, può portare a perdite del 50% della produzione e oggi si combatte con fungicidi. Una varietà resistente sin dalla semina cambierebbe il bilancio ambientale di un settore che, solo in Italia, copre 230.000 ettari (l'80% delle risaie europee).
Il trapianto del 13 maggio 2024 e il sabotaggio
Il progetto, nato nel 2017 nel laboratorio diretto da Vittoria Brambilla e Fabio Fornara al Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali della Statale di Milano, ha ottenuto l'autorizzazione del Ministero dell'Ambiente nel 2023, dopo una valutazione di rischio firmata anche da ISPRA. Il primo trapianto in pieno campo è avvenuto il 13 maggio 2024 nei terreni della Radice Fossati a Mezzana Bigli, nel pavese — il cuore della Lomellina risicola.
Trentanove giorni dopo, nella notte tra il 20 e il 21 giugno 2024, qualcuno è entrato nei campi e ha distrutto le piantine: la zona era una recinzione di rete metallica, telecamere, ma la pattuglia notturna non era arrivata in tempo. Brambilla, in un'intervista a Il Foglio, ha commentato laconicamente: 'è andata bene, perché abbiamo i semi'. Il laboratorio aveva conservato in cassaforte le sementi originali e nel 2025 il ciclo è ripartito, questa volta con sorveglianza più stretta.

I numeri del primo raccolto
Al festival di Mantova, Brambilla ha annunciato i dati preliminari del raccolto 2025: i pannelli editati hanno mostrato un livello di infezione da brusone inferiore al gruppo di controllo non modificato, in linea con i test in serra. La produttività, misurata come chicchi per pannocchia e peso medio, è risultata 'paragonabile' all'Arborio commerciale. Mancano i dati di analisi chimica completa, attesi nell'autunno 2026.
I risultati sono incoraggianti ma vanno presi per quello che sono: una conferma di principio, non un'autorizzazione alla coltivazione commerciale, che resta vietata in attesa che l'iter europeo del nuovo regolamento NGT si chiuda. EFSA si è espressa favorevolmente sulla valutazione del rischio di queste tecniche già nel 2022, ma il Parlamento europeo e il Consiglio devono ancora arrivare a un testo unico.
Perché conta per l'Italia
L'Italia è il maggior produttore europeo di riso e una delle pochissime nazioni del continente dove si coltivano varietà autoctone uniche al mondo: Arborio, Carnaroli, Vialone Nano. Sono anche le più sensibili al brusone. Un'agricoltura che riducesse del 30-40% l'uso di fungicidi — l'obiettivo della Strategia Farm to Fork della Commissione — passa per forza dalla genetica.
Per il momento RIS8imo resta un esperimento accademico, ma le associazioni di categoria — da Confagricoltura ad Ente Nazionale Risi — stanno spingendo perché Bruxelles acceleri. Il rischio, come ha detto Brambilla a Mantova, è che 'l'Europa lasci alle aziende americane e cinesi il vantaggio competitivo, dopo aver perso il treno degli OGM trent'anni fa'.
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