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Marcianise, scoperta una necropoli preromana tra V e III secolo a.C. nei cantieri dell'ospedale di comunità
Tredici sepolture in fossa e a cassa di tegole con ricchi corredi nel Rione Santella. Il 18 maggio 2026 firmato il protocollo tra Comune, ASL Caserta e Soprintendenza per la tutela.
Nel cantiere della nuova Casa di Comunità e dell'Ospedale di Comunità del Rione Santella, a Marcianise (Caserta), gli archeologi della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento hanno portato alla luce in poche settimane una necropoli di età preromana di grande interesse scientifico. Tredici tombe finora scavate, databili fra V e III secolo a.C., con corredi che includono ceramiche dipinte, armi in ferro, fibule in bronzo e oggetti ornamentali. La notizia rilanciata dall'ANSA il 14 maggio 2026 ha avuto un seguito istituzionale rapido: lunedì 18 maggio, alla Casa Comunale, il commissario prefettizio del Comune di Marcianise Biagio Del Prete, il direttore generale della ASL di Caserta e il soprintendente Mariano Nuzzo hanno firmato un protocollo d'intesa per garantire studio, conservazione e valorizzazione del sito.
Una scoperta tra Capua e Calatia
Il sito si trova in un'area cruciale della Piana Campana, compresa tra due centri etruschi e poi sanniti molto importanti: Capua (Santa Maria Capua Vetere) a 5 km a nord-ovest, una delle città più ricche e potenti dell'Italia preromana, e Calatia (San Nicola la Strada) a 6 km a est, snodo di traffici lungo la via che diventerà l'Appia. La Treccani descrive i Campani come l'amalgama di popolazioni etrusche, osco-sannite e greco-italiche che dominarono la regione tra l'VIII e il IV secolo a.C., prima della conquista romana del 211 a.C. dopo la guerra annibalica. Le tombe di Marcianise si inseriscono in questa fase: i corredi documentano contatti commerciali con il mondo greco (vasellame attico e magnogreco), con l'Etruria interna (fibule a sanguisuga) e una progressiva sannitizzazione della cultura materiale tra IV e III secolo.
Inumazioni in fossa e a cassa di tegole
Il rituale funerario attestato è quello dell'inumazione, con i defunti adagiati in posizione supina e gli oggetti di corredo collocati ai piedi. Sono presenti due tipologie tombali distinte. La tomba a fossa è la forma più antica e semplice: un rettangolo scavato nel tufo o nella terra battuta, profondo 40-80 centimetri, talvolta rivestito di lastre lapidee. La tomba a cassa di tegole compare nella regione dal IV secolo a.C.: il corpo viene chiuso fra tegole laterizie di età ellenistica, una soluzione tipica della transizione fra rituali italici e tradizione greco-magnogreca. Tutti i defunti finora riconosciuti sono adulti. Gli archeologi attendono nelle prossime settimane analisi antropologiche di laboratorio per determinare età alla morte, sesso, stato di salute e dieta — informazioni preziose perché di queste comunità preromane sappiamo molto sulla cultura materiale e pochissimo sulla biologia umana.
L'archeologia preventiva e il PNRR
L'intervento di scavo era partito come archeologia preventiva, la procedura obbligatoria che la legge italiana (D.lgs. 50/2016 art. 25, oggi confluito nel Codice dei contratti del 2023) impone a tutti i lavori pubblici sopra una certa soglia di importo. La realizzazione di Casa di Comunità e Ospedale di Comunità a Marcianise è finanziata dalla Missione 6 del PNRR (Salute), una delle linee di investimento più consistenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. La Soprintendenza di Caserta e Benevento ha condotto le indagini preliminari e poi diretto lo scavo non appena le prime tegole sono affiorate. Il protocollo firmato il 18 maggio 2026 sblocca un meccanismo virtuoso: l'ASL accetta una revisione del progetto sanitario per non sovrapporsi al sito, il Comune si impegna a valorizzare l'area con un futuro percorso visitabile, la Soprintendenza dirige i restauri dei corredi che verranno esposti al Museo Provinciale Campano di Capua.

Un tassello mancante della Piana Campana
Le grandi necropoli dell'antica Capua (Quartier dei Cappuccini, Fondo Patturelli) sono state scavate sistematicamente fra Ottocento e primo Novecento e hanno restituito oltre 15.000 tombe, oggi conservate al Museo Archeologico dell'Antica Capua di Santa Maria Capua Vetere, aperto al pubblico nel 1995. Ma la zona intermedia tra Capua e Calatia, lungo il corso del fiume Clanio, era poco indagata: gli abitati rurali e i piccoli sepolcreti di servizio erano stati cancellati dall'agricoltura intensiva e dallo sviluppo industriale della seconda metà del Novecento. La necropoli di Santella permette per la prima volta di colmare la lacuna: non un grande sito urbano, ma una comunità contadina o di passaggio che usava lo stesso lessico funerario dei vicini Etruschi e Sanniti. "Si tratta di un nucleo sepolcrale di rilievo per la conoscenza dell'area", ha dichiarato all'ANSA il soprintendente Nuzzo, sottolineando che gli scavi proseguiranno ancora per settimane: il numero delle tombe è destinato ad aumentare e con esso la possibilità di datare con precisione l'occupazione del sito.
Sanità e archeologia: un modello da replicare
Il caso Marcianise è particolarmente interessante per il modo in cui istituzioni diverse — sanità, ente locale, cultura — sono riuscite a coordinarsi senza bloccare il cantiere PNRR. Le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza hanno scadenze rigide (gli interventi devono concludersi entro il 30 giugno 2026, con possibilità di proroga limitata) e ogni stop archeologico rischia di compromettere il finanziamento. Il protocollo permette di proseguire i lavori in un settore del cantiere mentre lo scavo continua nell'altro, garantendo trasparenza scientifica e tutela. Una formula che la Soprintendenza intende replicare per i circa 200 cantieri PNRR attivi in Campania, in una regione che è anche una delle aree archeologiche più dense d'Europa.
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