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Bacoli, riemerge la villa di Publio Cornelio Dolabella: il primo parco archeologico in un bene confiscato
Sul promontorio dello Scalandrone, sotto le acque di Baia, riaffiora la dimora del genero di Cicerone

Su un promontorio battuto dal vento dei Campi Flegrei, a Bacoli, lungo via Lucullo, dietro un vecchio cancello di Villa Ferretti, sta riemergendo una villa marittima romana di proporzioni monumentali: oltre 120 metri di fronte sul mare, almeno tre terrazzamenti di pavimenti musivi, ambienti voltati che digradano per 100 metri verso il golfo di Baia fino a sei metri sotto l'attuale livello del mare. La Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l'area metropolitana di Napoli l'ha attribuita a Publio Cornelio Dolabella, console del 44 a.C. e genero di Marco Tullio Cicerone.
L'apertura ufficiale del primo cantiere è stata annunciata il 6 febbraio 2026. Non è una semplice scoperta archeologica: è il primo sito archeologico aperto in Italia all'interno di un terreno confiscato alla camorra, restituito alla collettività grazie all'Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati nel 2003.
Dolabella, il console che divorziò due volte
Publio Cornelio Dolabella ha avuto una biografia romanzesca. Nato nel 70 a.C. in una delle più antiche famiglie patrizie di Roma, sposò nel 50 a.C. la diciassettenne Tullia, unica figlia di Cicerone. Il matrimonio fu un disastro privato: Cicerone lo descrive nelle Epistulae ad Atticum come uomo "di grande ingegno e di pochissimi scrupoli". Tullia morì di parto nel 45 a.C. e l'oratore non si riprese mai del tutto.
Politicamente, Dolabella fu uno degli uomini fidati di Cesare. Dopo l'assassinio del dittatore (15 marzo 44 a.C.) divenne console suffetto, ma si schierò poi con Antonio. Nel 43 a.C., accusato di aver fatto uccidere il governatore della Siria Gaio Trebonio, si tolse la vita ad Antiochia. La villa di Baia, dove possedeva una proprietà di lusso documentata anche nelle lettere ciceroniane, restò probabilmente nei beni della famiglia.

Il bradisismo, complice e nemico
La parte più affascinante della villa giace oggi sotto pochi metri d'acqua. Il bradisismo flegreo — la lenta oscillazione verticale del suolo causata dai fluidi magmatici della caldera dei Campi Flegrei — ha fatto sprofondare il litorale di Baia di oltre cinque metri rispetto all'epoca romana. Gli scavi condotti dal Parco Archeologico dei Campi Flegrei hanno mappato con strumenti acustici e fotogrammetria subacquea ambienti sommersi, portici e una piscina monumentale.
I rilievi mostrano una villa d'otium a più terrazze, con accesso diretto al mare, ambienti di rappresentanza affacciati sul golfo e una serie di sale termali. Una tipologia ben nota — si pensi alle ville di Plinio il Giovane sul lago di Como o alle dimore di Tiberio a Capri — ma il caso di Dolabella è singolare per la continuità d'uso documentata, con stratigrafie che vanno dal I secolo a.C. fino almeno al III d.C.
Dal cancello del clan al parco pubblico
L'aspetto civico è centrale nella storia di questo sito. Villa Ferretti, l'edificio che sorge accanto agli scavi, era stata confiscata anni fa a un clan camorristico locale. Il Comune di Bacoli, ricevuti gli immobili dall'Agenzia, ha avviato un percorso di restauro finanziato in parte da fondi europei e si è rivolto alla Soprintendenza quando, durante le opere, sono emerse le strutture antiche.
Il sindaco Josi Gerardo Della Ragione, intervistato dal Mattino, ha annunciato l'obiettivo di trasformare la villa in un parco archeologico comunale integrato nel sistema flegreo, raggiungibile a piedi dal Castello Aragonese.
Le prossime tappe
L'intervento prevede:
- la pulizia e il consolidamento del pavimento musivo della cella vinaria emersa nel 2025;
- una campagna di rilievo subacqueo sui 30 metri di costa sommersa, prevista nel periodo aprile-ottobre 2026;
- l'apertura al pubblico in modalità contingentata già nell'estate 2026, con percorsi guidati dalla cooperativa di gestione del parco;
- la realizzazione di una passerella che colleghi il sito al fronte costiero del Parco Sommerso di Baia.
Perché conta
La scoperta non è isolata. Artribune ha incluso la villa Dolabella tra le scoperte archeologiche più rilevanti dell'aprile 2026 in Italia, accanto ai dolia di Pompei e alla domus di Saepinum. Ma il valore di Bacoli sta nel doppio recupero: archeologico e civico. Un bene che era nelle mani di un'organizzazione criminale ridiventa, fisicamente e simbolicamente, di tutti.
Per i Campi Flegrei — area che vive un nuovo ciclo di bradisismo dal 2005 e che attira l'attenzione degli specialisti per le possibili evoluzioni della caldera — l'apertura di Villa Dolabella è anche una notizia di resilienza culturale: una zona dove convivono rischio sismico, sovrapposizioni archeologiche e tessuto sociale complesso si dota di un nuovo presidio pubblico.
Tra le ville imperiali di Baia, dove l'aristocrazia romana costruì uno dei distretti più lussuosi del Mediterraneo antico, il nome di Dolabella torna ora a galla — letteralmente — duemila anni dopo, in un luogo che fino a ieri si chiamava Villa Ferretti e che presto si chiamerà semplicemente Parco di Dolabella.
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